sabato 12 novembre 2016

Letture di Ottobre.

Mese scarso in quantità, alto in qualità con qualche ma.

David Foster Wallace: Una cosa divertente che non farò mai più.
La cosa che più mi ha sorpreso di questo libro è come DFW sia riuscito a raccontare molto di più della crociera che stava descrivendo, come sia riuscito a tirar fuori da quel microcosmo verità più ampie. Lo so, è una delle leggi della letteratura: non è necessario creare interi mondi, basta prendere un angolo e osservarlo con la dovuta curiosità e attenzione per estrapolarne momenti profondi e veri nei quali ci si può riconoscere. DWF smetti di guardare dentro di me.
Una scrittura fantastica, neanche a dirlo. Un libro breve ma denso.
La mancanza della voce di DWF si sente, tanto. Chissà cosa direbbe di questi nostri tempi problematici.

Neil Gaiman: American Gods.
Caro Neil, perché io e te non riusciamo a piacerci? Eppure hai tutto al posto giusto. Scrivi da paura, il tuo genere è il mio, i temi che tratti nei tuoi libri in altri mi tengono incollato alla pagina. Ho amato entrambe le puntate che hai scritto per il Dottore, soprattutto The Doctor's wife che ancora oggi mi commuove.
Eppure non ci piaciamo molto io e te. Ci ho messo venti giorni a leggere American Gods. È partito bene ma dopo poco ho iniziato a fare fatica. Certi giorni non avevo proprio voglia di leggere, non mi veniva la voglia di prendere il libro in mano. Fino a pagina trecento sono stato lentissimo, dopo di che il romanzo mi ha preso abbastanza da arrivare a pagina 510 e terminarlo.
È brutto? No. È lento, in alcuni punti mi è parso un po' farraginoso e che ci mettesse più del dovuto ad arrivare al dunque. Le avventure di Shadow non sono state male da leggere, però sembrava di camminare con un peso attaccato alla gamba. E mi dispiace, mi dispiace tanto non riuscire ad apprezzare fino in fondo lo scrittore britannico.

Giacomo Bevilacqua: Il suono del mondo a memoria.
La cosa migliore che ho letto ad ottobre. Graphic novel ambientata a New York, i disegni sono così fantastici e dettagliati tanto che ti sembra di essere lì, di tornarci se ci sei già stato.

Sam, il protagonista, fa un viaggio anche interiore che lo porterà a scoprire cose di se che sapeva e che ignorava. In alcuni momenti la sua voglia di solitudine è stata la mia, mi ci sono identificato, riconosciuto. La storia è profonda, non lascia indifferenti. Tra le cose migliori che ho letto e leggerò quest'anno.