lunedì 7 marzo 2016

Leonardo Guzzo: Le radici del mare.



Avvertenza: l'autore è un mio caro amico, perciò sono di parte.
Fatta la debita premessa partiamo dal parlare di me: io non amo la forma racconto. Non fa per me, in tanti anni da lettore mi sono sempre trovato a disagio su due fronti: il racconto e la poesia.
La seconda non la capisco. I libri di poesia nella mia libreria li potete contare sulle dita della mano e sono più legati a momenti e a fatti esterni alla lettura più che al piacere di leggerla. Lo dico perché una cosa che io e Leonardo non abbiamo mai avuto in comune è propria questa: lui ne è cultore. Io no.
Ora, pensate per un attimo di avere la possibilità di andare in quel ristornante stellato nel quale volete mangiare da tempo. Riuscite a prenotare, arrivate e vi fanno sedere al tavolo. Già vi leccate i baffi, arriva l'antipasto e quasi svenite dalla sua bontà. Aspettate con impazienza le prossime portate, vedete in lontananza il cameriere che si avvicina, vi fregate le mani ma invece di portarvi la portata principale vi presenta il conto. La cena è finita. Voi restate con un palmo di naso. Ecco: io con i racconti.
Quando Leonardo mi disse: oh! è uscito il mio primo libro, mi farebbe piacere se lo leggessi, io mi sono dato una manata sulla fronte: oh, no! racconti. E adesso?
L'ho letto, ho ingoiato i miei preconcetti e mi sono messo di buona lena a leggere.
Intanto la prima cosa che salta all'occhio è la qualità della scrittura. È molto, molto curata, ha un passo meditato e conoscendolo con faccio faticare a pensare a Leonardo chino sul testo che torna più e più volte sulle frasi e sulle parole. Non c'è più di quello che ci deve essere. Ogni frase è calibrata al centimetro. Essendo un libro di racconti sul mare la terminologia tecnica c'è e piuttosto che rallentare la lettura regala un sapore antico alle cose. Non gliel'ho chiesto, ma non faccio fatica a pensare che per scrivere il suo libro non abbia usato il computer. Povero! Lo sto dipingendo come un giovane vecchio ma, non vi capita nella vita di trovare quelle persone alle quali invidiate la calma e il passo lento? ecco lui. (tranne quando vi faceva aspettare)
Il migliore racconto, secondo me, è il secondo: La mano del diavolo. Fossi un editor direi a Leonardo: questa è l'idea iniziale, ora vai e tira fuori il romanzo che c'è dentro. Ne potrebbe uscire fuori un grande libro d'avventura. Ci sono tutti gli elementi: il tradimento, l'amore, la morte, la possibile vendetta. Troppo poche quelle 18 pagine. Non fai in tempo ad acclimatarti che devi già ripartire.
Molto bello anche L'atlante di Borges, ha un che di etero che non guasta e descrive la cosa meravigliosa che è aprire un atlante e provare a viaggiare con la fantasia.
Il resto del libro ha alti e bassi, di alcune cose ne ho capito l'intenzione ma mi hanno preso poco durante la lettura. 
Il sentimento malinconico del libro si lega bene al tema del mare in tutte le sue declinazioni. Non ci sono supereroi in questo libro, ci sono persone normali che si confrontano con la vita, con le sue cose positive con le sue cose negative e non sempre se ne esce vincitori.
In finale questo libro lo promuovo. Ha in se tante cose positive che prevalgono su le poche cose che non mi hanno conquistato. È un libro che va degustato a piccoli sorsi e non letto tutto in una volta, ha bisogno di sedimentare.
Il mio augurio è di leggere presto qualcosa di Leonardo che sia ben più lungo perché sono sicuro sarà un'ottima lettura.

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