lunedì 18 gennaio 2016

The Martian. (Sopravvissuto)



Negli ultimi post sulle mie letture non ho mancato di dire come The martian di Andy Weir sia stato il libro migliore che ho letto quest'anno passato.
Metterlo al primo posto è stato facile: il libro mi ha sorpreso, nonostante avessi un'idea chiara di come sarebbe andato a finire, maledetti spoilers, ma anche sapendo come andava finire sono rimasto lo stesso incollato alle pagine. Mi sono trovato a fare il tifo per Mark Watney, il protagonista, mi ha appassionato vederlo affrontare la situazione incredibile nella quale si è trovato, mi ha emozionato quando riusciva a trovare le soluzioni ai problemi, mi ha fatto dispiacere quando ha avuto i suoi guai, perché mica può andare sempre tutto liscio. Mi ha commosso più di una volta.
Non so in quanti di voi sappiano della prospettiva cosmica, io lo scoperta grazie a Neil Degrasse Tyson l'astrofisico americano che fa divulgazione, ne ha parlato nei suoi interventi pubblici, c'è un bel video si trova su youtube. (QUI)
Io l'ho ritrovata l'anno scorso leggendo il libro di una persona che l'ha molto influenzato nella sua vita, Carl Sagan, The pale blue dot.
Di fatto la prospettiva cosmica può essere illuminante, lo è per me, e può essere terrificante. L'uomo è abituato a sentirsi al centro dell'universo, a volte però dimentica che l'universo se ne frega ampiamente di questo essere vivente, dell'essere umano. Noi, esseri umani, viviamo su una piccola palla (a pale blue dot) che ruota intorno ad una stella non troppo grande che chiamiamo sole e questo nostro sistema solare fa parte di una galassia, la via lattea, con miliardi di altre stelle attorno alle quali ruotano miliardi di altri pianeti, il nostro sistema solare risulta abbastanza periferico e noi ci siamo considerati per secoli al centro dell'universo, ah!
Fa paura? Ad alcuni credo di si, ridimensiona il tuo ego. A me non mi spaventa, mi affascina, mi lascia a bocca aperta. Stimola la mia curiosità, mi piacerebbe sapere cosa c'è oltre il nostro vicinato.
Perché ne parlo? Perché ci pensavo ieri mentre guardavo il film tratto dal libro, quello girato da Ridley Scott e con protagonista Matt Damon.
Il film, va da se, mi è piaciuto tantissimo. Mi ha provocato le stesse emozioni del libro. Credo che Matt Damon sia stato bravissimo. I posti scelti da Scott per girare gli esterni, quello che non era su green screen, danno un idea di cosa deve essere Marte.
Due cose mi hanno colpito: la prima è stata il pensiero di questo essere umano da solo su un intero pianeta. Per questo ho citato la prospettiva cosmica: le proporzioni sono incredibili e pensare che su quel pianeta c'era un solo essere vivente, pensare alla solitudine, pensare alle reazioni psicologiche che un'idea simile possa scatenare eppure mentre mi spaventa un po', allo stesso tempo mi affascina, mi lascia senza fiato.
Lo ripeto qui, l'ho scritto nei post precedenti: non è fantascienza. Oggi su Marte ci possiamo arrivare, non dico che sia una passeggiata ma abbiamo le competenze scientifiche per farcela, tornare è la parte più difficile.
La seconda cosa che mi ha steso è stato sentire Starman di David Bowie nella colonna sonora. Ad una settimana dalla sua scomparsa non ho retto e si sono aperte le cataratte. Un po' mi sono commosso. Arriva in un momento di riscossa, in un momento dove fai il tifo per Mark, è perfetta.

Questo libro e questo film resteranno nella mia top ten per un bel po', rappresentano tante delle cose che amo e che mi fanno felice.

Nessun commento:

Posta un commento