sabato 31 ottobre 2015

Queen.

Non sapevo che ieri era l'anniversario per i quarant'anni di Bohemian Rhapsody, non so se è una coincidenza ma io intanto sono una settimana che mi sto riascoltando per l'ennesima volta i Queen.
È iniziato tutto sabato scorso a causa di un tweet in cui citavano Princes of the Universe. La canzone mi è entrata in testa e si sa, l'unico modo per togliersela dalla testa è ascoltarla. Da lì è stato un attimo cadere nella tana del bian coniglio, youtube in questo aiuta.
Li amo follemente da quando ero ragazzino. Purtroppo ho iniziato ad ascoltarli seriamente solo dopo la morte di Freddy. In quegli anni finivo le medie e iniziavo il liceo, troppo piccolo per avere qualche nozione decente di musica, ancora ascoltavo Vasco.
Quando in quegli anni passavo da cassate a cd - lo so, sono vecchio – due dei primi cd che comprai furono Made in Heaven e Barcelona. Il secondo l'ho consumato ascoltandolo.
La cosa alla quale pensavo oggi è che non ricordo che nella mia vita non ci siano mai stati i Queen non foss'altro perché We are the champion era già abusatissima, come tante altre da We will rock you a I want it all era presenti, giravano, le ascoltavo alla radio.
Poi negli anni ho approfondito, sono andato oltre mi sono tuffato nella discografia del gruppo, per fortuna molto estesa, con tante cose da scoprire ad ogni ascolto. Sono anche stato in pellegrinaggio alla casa di Freddy a Londra, due volte.
Manca Freddy, va da se. Il suo peso, la sua maestria, il suo carisma sul palco, la sua voce sono cose che non si possono rimpiazzare. Ogni volta che guardo un video, che ascolto una loro canzone, c'è oltre alla gioia che mi da la loro musica anche una certa malinconia per una cosa grande che era e non è più, per una persona che avrebbe potuto regalarci ancora tanto.
Ieri poi ho indugiato in una debolezza neanche tanto nascosta: mi sono riascoltato One year of love. Lo so, come direbbero gli inglesi è un po' cheesy (sdolcinato), ma a me piace sempre. Mi ricorda quando ero un ragazzino frignante, dall'animo gracile che si struggeva per le prime cotte adolescenziali. Fanculo a quel ragazzino.
Non starò qui a lamentarmi dell'attuale situazione, diciamo che sebbene critico ne comprendo la voglia di continuare a salire sul palco e suonare quelle canzoni.
Forse George Michael avrebbe potuto cantarle senza timore ma la storia è andata in un'altra direzione e tanti saluti.

C'è che ancora mi emoziono e mi gaso a sentire tutte quelle belle canzoni, cantarle e capirle ancora meglio di quanto mi potesse accadere vent'anni fa. Sono parte di me, lo saranno sempre. Sono momenti di felicità quando puoi lasciarti andare e cantare.
Rigorosamente da solo, mica posso causare sordità in qualche malcapitato.
Chiudo con il video di una delle loro canzoni che amo di più:


domenica 25 ottobre 2015

Letture di Settembre.

Riprendiamo da dove c'eravamo lasciati.
Settembre è stato un mese scarso per numero, medio per qualità.

Cristiano Cavina: Alla grande.
La prima volta che leggo Cavina, neanche a farlo apposta, ho preso il primo libro. Lui lo conosco da un po', credo da quando è uscito I frutti dimenticati, ne ho sempre sentito parlare bene, ero poco attirato dal suo mondo, però.
Poi sono stato ad una sua presentazione e mi è piaciuto molto, ho preso un regalo per un'amica quella volta. La seconda volta che sono stato ad un suo incontro ho deciso di provare e ho preso Alla grande e confesso che ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.
Il protagonista mi è stato sulle palle quasi tutto il libro, il mondo che gli gira intorno mi è piaciuto perché racconta di posti e situazioni che chi vive in piccoli centri come me, riconosce.
Quella di Cavina è una bella scrittura, mi piace che parta dal piccolo della provincia per poi raccontare cose più universali.
Sicuramente replicherò.

Trudi Canavan: The traitor queen.
Il terzo capitolo della seconda trilogia di Trudi Canavan. Mi è piaciuto molto come ha concluso la storia, ha fatto scelte anche coraggiose visto che non per tutti i protagonisti finisce al meglio.

Rafael Abalos: Kot.
Terzo libro dello scrittore spagnolo che leggo. Ero stato completamente fuorviato dalla quarta di copertina sulla storia, devo dire che mi è piaciuta comunque molto, mi sono lasciato spazio per essere sorpreso. Ha un bel finale questo libro, leggermente ambiguo, un po' di grigio in un libro per ragazzi non guasta.
Essendo libro per ragazzi capisco che a volte bisogna semplificare le cose, in questo caso però ci ho trovato qualche banalità e qualche ingenuità di troppo. Pazienza. Alla fine è un buon libro.


Il resto del mese l'ho impiegato leggendo il quarto capitolo di Harry Potter in inglese. Ne parlerò nel post di ottobre. Speriamo che non ci siano più pause dovute alla mancanza di tempo. Mi spiace trascurare questo mio spazio.