venerdì 3 aprile 2015

Scrittrici.



Nasce tutto da una serie di tweet di Michela Murgia che spesso riflette su sessismo e differenze tra uomini e donne nella società di oggi.
Una cosa in particolare che ha scritto mi ha colpito e ha attratto la mia attenzione: “Gli uomini in Italia leggono meno delle donne e non leggono le donne, convinti che sia un immaginario “estraneo””.
Per confutare la prima parte, non bastassero le statistiche di vendita e di lettura, posso portare la piccola esperienza del gruppo di lettura al quale appartengono dove la componente femminile è nettamente maggioritaria. Ogni tanto, scherzando, ci diciamo tra noi maschi che siamo una specie in via d'estinzione. Lo ripeto a scanso d'equivoci: scherziamo, ci prendiamo in giro e posso testimoniare invece che il dialogo e il rispetto in tanti anni non sono mai mancati.
La seconda parte mi ha portato a pensare un po' più a me. Mi sono domandato se nella mia esperienza di lettore questo divario è così grosso? Se c'è un fattore sul quale credo di non aver mai scelto un libro è il genere dell'autore, mai entrando in libreria ho pensato: “questo libro non lo leggo perché l'ha scritto una donna”. È una cosa così lontana dalla mia sensibilità, da come vedo il mondo, da come cerco di comportarmi verso l'altro genere. Però siccome sono curioso sono andato a controllare e i risultati non mi sono piaciuti per niente.
I numeri anche in questo caso, come ho scritto in altri post simili, prendeteli molto alla larga. Servono solo per dare un idea, non mi interessava essere precisissimo, lo dico perché sicuramente qualcosa mi sarà sfuggito e qualche altro l'avrò contato due volte.
Gli scrittori che ho letto sono 275, le scrittrici risultano 93. Il divario mi ha mi impressionato tantissimo. Ho pensato di provare a contare il numero di libri, per molte di loro il numero è in doppia cifra, nelle prime dieci posizioni per numero di libri letti 4 sono donne. Ero sicuro che l'equilibrio si sarebbe se non ristabilito, almeno avvicinato a livelli più accettabili. Non è stato così. Su 812 libri letti la differenza è di circa 400 unità. È una cosa che mai mi sarei aspettato: peggiora.
Eppure io sono quello che l'agosto scorso a trentacinque anni suonati è andato in brodo di giuggiole per i quattro libri delle piccole donne. Spesso trovo la mia sensibilità coincidere con quella della mia scrittrice preferita, Anne Rice. Sono quello che consiglia i libri di Jennifer Weiner che nonostante sia stata etichettata come “chicklit”, definizione che trovo orribile, nei suoi libri parla di donne, dei loro problemi, del loro "immaginario". Nel libro Brava a letto, nonostante il titolo e la prima parte del libro siano un po' leggeri, nella seconda parte dedica capitoli interi alla depressione post parto. Ci sono delle toccanti descrizioni della protagonista e di quello che ha passato in quei momenti. Mi ha aiutato a capire un po' meglio.
Sono quello che consiglia Ursula Le Guin e il suo I reietti dell'altro pianeta perché è un libro che ti aiuta a capire te stesso in relazione con gli altri, soprattutto quando gli altri sono distanti da quelle che sono le tue idee, da ciò che credi, dai tuoi valori.
C'è soluzione? 
So che non cambierò di colpo le mie abitudine, la lettura è prima di tutto un piacere e non intendo trasformarla in "compiti a casa". Certo non rimarrò insensibile alla cosa e probabilmente mi dedicherò maggiormente a quelle scrittrici che volevo leggere e che fino ad oggi ho trascurato. E certo la prossima volta che andrò in libreria il pensiero sarà presente.

Nessun commento:

Posta un commento