martedì 14 aprile 2015

Lesa maestà.



Ieri su L'unione sarda alla pagina della cultura c'era un articolo di Nicola Lecca, scrittore, dal piglio scherzoso dedicato ad aNobii e ai recensori della domenica che spesso dedicano ai cosiddetti capolavori della letteratura mondiale recensioni fredde se non addirittura negative.
L'intento di Nicola Lecca era chiaramente quello di prendere un po' in giro i suddetti "critici" letterari, giustamente se definisci Proust un mattone noioso un po' te la vai a cercare. Io una volta scrissi, su aNobii, che Gita al faro di Virginia Wolf era una palla e che a pagina cento l'avevo mollato. Nella discussione che ne segui mi attirai qualche critica, del genere che trovate su internet naturalmente. Mi difesi dicendo che non avevo detto che il libro era una merda, che era scritto male o che la Wolf non sapesse scrivere, mi ero limitato a dire che io mi stavo annoiando e che a metà libro mi ero avvalso della terza regola dei diritti del lettore di Pennac: il diritto di non finire il libro.
Di solito io non abbandono, per me è difficilissimo farlo. Ad esempio porto sempre Q di Luther Blisset. Sono più o meno 600 pagine, fino a pagina 400 feci una fatica enorme, facevo fatica a leggerne più di dieci, venti pagine alla volta, dopo di che le ultime 200 pagine sono volate e il libro mi è piaciuto tantissimo. Mi fossi fermato prima non sarebbe stato così, certo non puoi sapere in anticipo quando stai leggendo un libro che non ti prende se andrà a finire così, continuare o fermarsi credo che dipenda dal singolo lettore e dalla sua sensibilità.
Nell'articolo Lecca raccontava come molti dicevano di aver letto Pirandello piuttosto che Manzoni o Macchiavelli perché costretti dalla scuola, altrimenti molti di questi rimarrebbero sullo scaffale di casa, sempre che siano presenti, cosa tutt'altra che scontata.
Capisco il punto di vista di Nicola Lecca, capisco la presa in giro con un velo d'amarezza, credo però che l'articolo sia un po' superficiale. Per tanti commenti negativi probabilmente ce n'è altrettanti positivi di persone che hanno amato questo o quel classico e ne hanno un bel ricordo. È un giochino che si può fare per ogni social network.
Da ex studente di liceo linguistico, ho studiato molto, molto bene sia la letteratura italiana che quella francese e inglese. Ricordo con piacere di aver Il Principe e La mandragola di Macchiavelli, di aver letto L'ammazzatoio di Zola o alcune delle cose di Oscar Wilde per non dire de L'amante di Lady Chatterly di D.H. Lawrence, lo so, questo è facile. Ricordo però con vividezza di aver odiato profondamente Verga, non capivo perché alle medie dovessi leggere cose come Fontamara di Ignazio Silone o Un anno sull'altopiano di Rigoni Stern. Oggi un pensiero così non mi verrebbe perché sulle spalle ho qualche centinaio di libri e la mia esperienza di lettore è enormemente cambiata e migliorata.
Giustamente non si può prescindere dall'insegnare queste cose a scuola, su tanti che le odieranno ci saranno alcuni che si innamoreranno della lettura, capiranno quanto è importante l'arricchimento personale prima ancora dell'importanza del voto buono.

Mi rendo conto che a leggere certe cose cadano le braccia e ci si vorrebbe arrendere, in questi casi credo che sia meglio concentrarsi sui commenti positivi e lasciar perdere quelli da una stella. Spesso è più facile mettere una stella che saperla motivare.

ps: leggetevi i libri di Nicola Lecca che sono molto belli. 

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