martedì 6 gennaio 2015

Diamo i numeri, 2014.



L'anno scorso, 2013, mi sono messo lì e ho scritto un breve post a proposito dei numeri riguardanti le mie letture. Quest'anno ho deciso di replicare, l'intento è puramente aneddotico. Non mi stancherò mai di dire che leggere è uno dei maggiori piaceri che ho nella vita, per me è quasi come respirare, guardare ai numeri mi serve solo per rendermi conto di come sono andate le mie letture quantitativamente. Qualitativamente vi posso dire molto bene, ormai ho affinato il mio fiuto e giro alla larga dalle brutture editoriali.

62 libri letti nel 2014.
Pagine: 22398. (il numero di pagine è quello che appare su aNobii, non ha valore perché si basa sulle edizioni lette e sulle schede dei libri che non sempre sono precise) 
Due libri in più rispetto al 2013, mille pagine in più circa.

La prima scoperta che ho fatto è che ho letto lo stesso numero di libri di scrittori italiani dell'anno scorso. Giuro che è un fatto puramente casuale. L'ho scoperto rileggendo il post dell'anno scorso. Immaginate la mia sorpresa quando ho visto che erano 11. Ci sarebbe molto da dire ma qui mi limito a dire che le cose italiane per me hanno pochissimo fascino.
Poca varietà anche nell'ultimo anno: la maggior parte sono scrittori statunitensi, uno spagnolo, una scrittrice turca, uno scrittore irlandese e poi ci sarebbe Kazuo Ishiguro nato in Giappone ma naturalizzato UK, che possiamo sommare ai quattro scrittori del Regno Unito.

26 letti in inglese. L'anno scorso sono stati 14.
Avevo scritto un pipone a proposito del fatto che poco più di un terzo dei libri che ho letto nel 2014 sia in inglese, l'ho cancellato perché è un inutile lamentela contro le case editrici italiane che lascia il tempo che trova.
Faccio un breve elenco:
1) Perché leggo in inglese come leggo in italiano.
2) Perché mi sento preso per il culo quando i libri vengono arbitrariamente spezzati in due o tre volumi.
3) Perché i prezzi spesso sono più bassi.
4) Perché molte cose che mi piacciono non vengono pubblicate in Italia.


Di fatto faccio come qualsiasi consumatore: cerco l'occasione migliore e la colgo. Anche qui: ci sarebbe da aprire un discorso sull'uso della parola “consumatore”, sul fare impresa e in particolare sul fare impresa culturale ma non lo farò. Ci sarà modo e tempo.

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