mercoledì 7 gennaio 2015

Je suis Charlie.



Perché non si può morire per delle vignette satiriche, perché dovremmo essere sempre tutti liberi di esprimere la nostra opinione, perché non voglio vivere in un paese dove ha dirmi come devo vivere la mia vita c'è un religioso o un politico, qualsiasi sia la religione o il credo politico.
Perché voglio vivere in un paese, in un unione, dove la censura sia bandita, dove i libri o qualsiasi altra pubblicazione non faccia parte di nessuna lista, quel tipo di lista va messa al bando. Perché io voglio scegliere cosa leggere e cosa no.
Chi odia e chi è intollerante non dovrebbe avere diritto di cittadinanza, non nell'Europa che vorrei. Chi punta il dito, oggi si faccia un esame di coscienza.

Una citazione:“Truth has advocates who seek understanding," Richard said. "Corrupt ideas have miserable little fanatics who attempt to enforce their beliefs through intimidation and brutality... through faith. Savage force is faith's obedient servant. Violence on an apocalyptic scale can only be born of faith because reason, by its very nature, disarms senseless cruelty. Only faith thinks to justify it.” (Terry Goodkind - The Confessor)


Per finire: “Everyone to one extent or another must face life's trials. There will always be those who try to influence or even dominate us. We can not allow such things to be an excuse for making the wrong choices. Ultimately each of us lives our own life and is responsible for it."
(Terry Goodkind - The Confessor)

martedì 6 gennaio 2015

Diamo i numeri, 2014.



L'anno scorso, 2013, mi sono messo lì e ho scritto un breve post a proposito dei numeri riguardanti le mie letture. Quest'anno ho deciso di replicare, l'intento è puramente aneddotico. Non mi stancherò mai di dire che leggere è uno dei maggiori piaceri che ho nella vita, per me è quasi come respirare, guardare ai numeri mi serve solo per rendermi conto di come sono andate le mie letture quantitativamente. Qualitativamente vi posso dire molto bene, ormai ho affinato il mio fiuto e giro alla larga dalle brutture editoriali.

62 libri letti nel 2014.
Pagine: 22398. (il numero di pagine è quello che appare su aNobii, non ha valore perché si basa sulle edizioni lette e sulle schede dei libri che non sempre sono precise) 
Due libri in più rispetto al 2013, mille pagine in più circa.

La prima scoperta che ho fatto è che ho letto lo stesso numero di libri di scrittori italiani dell'anno scorso. Giuro che è un fatto puramente casuale. L'ho scoperto rileggendo il post dell'anno scorso. Immaginate la mia sorpresa quando ho visto che erano 11. Ci sarebbe molto da dire ma qui mi limito a dire che le cose italiane per me hanno pochissimo fascino.
Poca varietà anche nell'ultimo anno: la maggior parte sono scrittori statunitensi, uno spagnolo, una scrittrice turca, uno scrittore irlandese e poi ci sarebbe Kazuo Ishiguro nato in Giappone ma naturalizzato UK, che possiamo sommare ai quattro scrittori del Regno Unito.

26 letti in inglese. L'anno scorso sono stati 14.
Avevo scritto un pipone a proposito del fatto che poco più di un terzo dei libri che ho letto nel 2014 sia in inglese, l'ho cancellato perché è un inutile lamentela contro le case editrici italiane che lascia il tempo che trova.
Faccio un breve elenco:
1) Perché leggo in inglese come leggo in italiano.
2) Perché mi sento preso per il culo quando i libri vengono arbitrariamente spezzati in due o tre volumi.
3) Perché i prezzi spesso sono più bassi.
4) Perché molte cose che mi piacciono non vengono pubblicate in Italia.


Di fatto faccio come qualsiasi consumatore: cerco l'occasione migliore e la colgo. Anche qui: ci sarebbe da aprire un discorso sull'uso della parola “consumatore”, sul fare impresa e in particolare sul fare impresa culturale ma non lo farò. Ci sarà modo e tempo.

lunedì 5 gennaio 2015

Uscar 2014.

Come ogni anno con il mio gruppo di lettura stiliamo una classifica personale e con categorie un po' strambe dei libri che abbiamo letto durante l'anno. Questa è la mia scheda di voto, l'ho postata anche altri anni (2013 - 2012) e mi piaceva continuare la tradizione. Va da se che non ha nessun valore se non quello di un piccolo sguardo di insieme delle mie letture, sono sicuro che chi passa da queste parti mi dirà: “ah! Ma non hai messo questo o quest'altro libro”. No, non li ho messi se non li ho letti e non tutti quelli che ho letto avrebbero potuto trovare posto. Insomma c'è tanta parzialità, ma è il suo bello. Buona lettura.

The nominees are:

i cinque libri migliori dell'anno

Louisa May Alcott: I quattro libri delle piccole donne. Il libro dell'anno, la sorpresa inaspettata, iniziato con qualche perplessità perché è Piccole donne e io che c'entro? Tutti i dubbi si sono dissolti presto, ho letto le più di mille pagine dei quattro libri in pochissimo tempo: i primi due sono fantastici, il terzo cala un po', il quarto rimette tutto in pari. Non l'avrei mai detto che a trentacinque anni avrei trovato incredibili questi libri. (QUI ilpost che avevo scritto)

Susan Abulhawa: Ogni mattina a Jenin. Palestina, Israele e la questione infinita. Non starò qui a dire come la penso perché faremmo notte. È un libro duro, alterna momenti di pace a momenti di vera sofferenza. Se non fosse stato per il mio gruppo di lettura non l'avrei mai letto; un bel prestito.

Brandon Stanton: Humans of New York. È un libro fotografico che racconta un sacco di storie, con una frase o un commento. Mi ha conquistato su FB, non sempre è solo cani e gatti, e da allora me lo guardo sempre perché è un progetto che merita, perché racconta New York e non solo. (QUIil post che avevo scritto)

Terry Goodkind: La spada della verità 11. Il finale, dopo undici volumi, non poteva non esserci nella mia classifica dei libri letti quest'anno. Non solo la serie mi è piaciuta molto ma il finale regge alla perfezione. Cosa accadrebbe se parte dell'umanità si votasse a una fede cieca e ignorante senza mai metterne in discussione i dettami? In questo libro c'è la risposta.

Anne Rice: Il principe Lestat. La mia Anne è tornata con un bel libro, con tutti i personaggi dei suoi libri che ho amato e che amo. La sua scrittura mi fa sentire a casa.


più, categorie speciali:

il peggiore libro dell'anno: Paolo Giordano: Il nero e l'argento. Forse è ingeneroso metterlo come peggiore dell'anno ma devo confessare che mi ha proprio deluso. I suoi due precedenti mi erano piaciuti molto, questo mi ha annoiato, la storia l'ho trovata poco interessante, nonostante la brevità non vedevo l'ora di terminarlo. Peccato.

la sorpresa: Jonathan Tropper: Portami a casa. Mi ha fatto ridere, mi ha fatto riflettere, mi ha sorpreso. Nel gruppo se ne è parlato così tanto che vi confesso ero un filino scettico e invece si è rivelato un libro molto bello, profondo ma non serioso.

la delusione: Joanthan Coe: Expo 58. Secondo me Coe non imbrocca un libro da Circolo Chiuso e già lì qualche perplessità c'era. La pioggia prima che cada sembrava una ripresa e invece niente da fare. Questo l'ho trovato un esercizio di stile un po' sterile, ha scritto un libro ambientato nel 1958 come se fosse scritto nel 1958: noia.

il più romantico: Terry Goodkind: La spada della verità 10. non è un libro romantico ma c'è un momento nel mezzo della narrazione dove si parla della perdita dell'amore della propria vita. È un momento così intenso e straziante che quasi ha fatto stare male anche a me. Credo che sia la summa perfetta del racconto della storia d'amore di Richard e Kahlan.

il libro che ci ha fatto ridere: Richard Castle: Deadly heat. Ogni volta che leggo Castle mi faccio delle grasse risate perché penso ai personaggi della serie tv e faccio i parallelismi e poi perché ci sono sempre delle belle battute.

il libro che ci ha fatto piangere: J.K. Rowling: Harry Potter and the philosopher's stone. Non tanto piangere ma quando Harry vede nello specchio i genitori per la prima volta, ho avuto il groppo in gola.

miglior personaggio maschile: Richard Rahl. Perché combattere l'ignoranza con la razionalità e la logica è sempre la cosa migliore. Richard più di tante magie, più dei tanti suoi poteri, alla fine vince perché usa l'intelligenza. Come dice sempre il nonno: “concentrati sulla soluzione e non sul problema”.

miglior personaggio femminile: Josephine March. Onestamente non so come motivare. È Jo, uno dei migliori personaggi femminili della storia della letteratura. Basta questo.

miglior autore: Jacqueline Carey. Forse tra gli autori che ho letto quest'anno qualcuno surclassa la Carey in fatto di scrittura, solo che lei un posto se lo meritava per il mondo che ha creato e nel quale ogni volta sento una certa familiarità.

la copertina più bella: Robert Heinlein: Universo. Ho sempre da ridire sulle case editrici italiane, non gliene lascio passare una, mi irritano e mi fanno spesso incavolare, questa volta però devo spezzare una lancia in favore della Mondadori che ha ristampato alcuni classici della fantascienza con delle copertine splendide.

la colonna sonora: Choir, Choir, Choir. Non proprio una colonna sonora ma sono stati la costante dell'anno musicalmente parlando. Cercateli su youtube. (QUI il post che avevo scritto)

il titolo più bello: Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu. Il romanzo di Morgan Callan Rogers ha indubbiamente il titolo più bello. La storia è affascinante, un altro bel consiglio e regalo del mio gruppo di lettura. Lo so, frequento gente figa.

miglior racconto. (lascio vuoto)

Special Guest: Anarchy in Us!

Lev Grossman con The magician trilogy. Non lo conoscevo, nella mia costante ricerca di fantasy me lo sono andato a prendere direttamente alla fonte e me lo sono letto in inglese. Ne è valsa la pena. Ho scoperto un autore che sa trattare al meglio la materia.

venerdì 2 gennaio 2015

Letture di Dicembre.

E così eccoci qua a chiudere le letture del 2014. Quest'ultimo mese di dicembre è stato soddisfacente, avrei voluto leggere qualche cosa di più ma, come dico sempre, visto che non è una gara va bene così. Mi sono mantenuto nella media. Nei prossimi giorni a complemento di questo post ne aggiungerò altri due: uno con il bilancio dell'anno e un secondo con un po' di numeri. L'anno scorso ho fatto qualcosa del genere e l'ho trovato interessante.

Lev Grossman: The magician's land.
Grossman è stato senza dubbio una delle scoperte dell'anno, l'ho letto in inglese perché ho visto che in Italia si trova a malapena solo il primo volume. Questo terzo tomo conclude la bella trilogia con un finale che lascia appagati. I riferimento che lo scrittore americano fa ad altre saghe sono tanti, in alcuni casi la trama appare apertamente ispirata da, ma lo fa con un punto di vista originale.

J.K. Rowling: Harry Potter and the chamber of secrets.
Poco da dire, sempre bello. Me lo sto rileggendo in inglese e le sensazioni già provate sono tutte lì, come la prima volta. Il senso dell'avventura e della scoperta non si scordano.

Anne Rice: Il principe Lestat.
Ero anni che non leggevo un bel libro di Anne Rice, per fortuna quest'ultimo capitolo delle cronache dei vampiri ripaga dell'attesa. Il principe Lestat è una sorta di summa dei tanti personaggi che ho amato negli anni. Ritrovarli, ritrovare quelle atmosfere proprie della Rice è stato emozionante. Amo come scrive e i mondi che ha creato. Ecco, dovessi fare un proposito – bleah – direi che quest'anno mi voglio comprare i suoi libri che mi mancano e leggerli in originale, anche perché se aspetto di trovarli in italiano sto fresco.

Daria Bignardi: L'amore che ti meriti.
Una bella storia, con qualche tinta di giallo, forse la struttura è un po' frammentaria come mi capita di trovare da un po' nei i libri italiani. Non so se dipende dagli scrittori o dagli editor ma è una costante che a me non piace per niente. Mi lascia sempre qualcosa di irrisolto.
L'amore che ti meriti resta un bel libro, ben scritto, scorre bene, è un bel giro turistico per Ferrara.

Joe Bastianich: Giuseppino.
Da New York all'Italia, la riscoperta delle proprie origini. Si legge facile, facile ma vale la pena di essere letto perché non solo racconta come Bastianich si è appassionato alla cucina, come è nato l'amore per il vino e la sua produzione, ma racconta anche uno spaccato dell'emigrazione dopo la seconda guerra mondiale, le differenze non solo culinarie tra Italia e Stati Uniti e fornisce pure un bello sguardo su Masterchef e come viene costruito. Ci sono delle belle idee dentro.
Se siete una persona che legge poco fa al caso vostro perché non vi impegnerà e può essere la volta buona che vi appassionate, se leggete molto vi farà compagnia per un pomeriggio.