martedì 29 luglio 2014

La scala "evolutiva" del lettore.

[nota: indeciso su cosa usare per aggiornare il blog mi sono andato a riguardare alcune cose dimenticate in una cartella che tengo con pezzi, frammenti, titoli e inizi, idee. ho trovato questo, iniziato a marzo del 2012, l'ho completato oggi ma l'idea di base è ancora valida nonostante siano passati due anni.]

Girando su aNobii ho letto nel profilo di un utente di 21 anni: da un anno ho scoperto i libri. Bellissima. Semplice ed efficace. Ho deciso di farla mia e sebbene io abbia scoperto i libri da almeno quindici anni è solo negli ultimi che ho affinato le mie doti di lettore. Il gusto te lo costruisci con il tempo, provando, confermando o escludendo. Se siete lettori alle prime armi non vi spaventate: a volte prenderete delle cantonate. Succede ancora anche a me.
Non so se esiste una scala evolutiva del lettore, so che in qualche modo io sto compiendo un passo verso l’alto. Ho scoperto e sto scoprendo tutta una serie di scrittori tutti della seconda metà del novecento: anni cinquanta, sessanta e settanta che scrivono di cose che non avevo mai letto prima e il loro modo di scrivere, il modo di trattare la parola è totalmente diverso da ciò che avevo letto in precedenza. Nonostante l'età questi libri non solo si mantengono in freschezza ma sono assolutamente moderni.
C’è uno scarto evidente con le cose che ho letto fino ad oggi, non parlo dello stile nella scrittura, questo credo dipenda dal tipo di traduzione, ma mi riferisco ai temi trattati. Sono libri che vanno letti tutti tra le righe, tra le righe essi comprendono un mondo, un universo altro. Una differente umanità.
Umanità è la parola chiave, è sempre la protagonista.
Faccio alcuni nomi: Isaac Asimov, Ursula K. Le Guin, Robert A. Heinlein, Ray Bradbury, Richard Matheson e Daniel Keyes, Frank Herbert.
Questi sono solo alcuni e chi li conosce sa di che parlo. Apparentemente si parla di fantascienza, apparentemente appunto. In realtà si parla dell’uomo (inteso in quanto essere umano), degli aspetti della sua vita, delle sue possibili evoluzioni.
Prendete Universo, ultimo letto in ordine di tempo: Heinlein ipotizza che parte dell'umanità si perda nel cosmo su una gigantesca astronave e che abbia perso ciò che credeva di sapere e si ritrova con un sistema di valori e di conoscenze nuovo. Credere che non ci sia altro oltre alla propria astronave, così grande che non permette di vedere le stelle e pensare che la teoria della relatività riguardi i sentimenti come l'amore sono idee che possono destabilizzare. Immaginate come può essere in quel caso l'umanità, si ritrovano a venerare come entità sopranaturale l'azienda che ha costruito l'immensa nave e non le religioni che oggi diamo per scontate.
Da poco hanno ripubblicato I reietti dell'altro pianeta della Le Guin. Non fatevelo scappare. È un il libro sugli altri, su come li percepiamo diversi, su come spesso sia più facile lasciarsi convincere dai luoghi comuni perché ci manca la volontà di conoscerli, di domandare. La prosa della scrittrice americana è fantastica, poetica a tratti.
La cosa che più mi fa impazzire di tutto ciò, che mi rende quasi ebro di gioia è il totale cambio di prospettiva, l'assoluta mancanza di certezze. Pensate se foste stati un uomo del rinascimento che ancora pensava che la terra fosse piatta: un idea assunta come verità che viene completamente stravolta e che di conseguenza ribalta un intero modo di pensare e di percepire la realtà.

L'ho già scritto, lo riscrivo: leggete la fantascienza, sia classica che moderna, lasciate che vi apra la mente, lasciate ogni certezza e fatevi irretire dal dubbio, fatevi la vostra idea, cercate le vostre verità, che siano però sempre compatibili con la realtà fattuale, non smettete mai, ma proprio mai di farvi domande. È l'unico modo di progredire non solo come specie ma anche come individui.

lunedì 14 luglio 2014

Finché morte non ci separi.



The fault in our stars (Colpa delle Stelle) è un libro scritto da John Grenn, scrittore americano che si può collocare dalle parti di quella che viene considerata Young Literature.
L'ho letto qualche mese fa in inglese, si parla di adolescenti che affrontano la lotta contro il cancro. L'ho trovato un buon libro, buona trama, ben scritto e con delle riflessioni interessanti. Non mi sono consumato gli occhi a piangere come sembra abbiano fatto in tanti leggendo questo libro ma non mi ha lasciato neanche indifferente.
Ne parlo non tanto per il libro in se, ma per una riflessione che fa la protagonista durante la narrazione a proposito di funerali e chi ci va. La protagonista si interrogava, sto parafrasando grossolanamente perché non ricordo il passaggio esatto, a proposito del senso di imbastire un funerale in pompa magna per una persona che probabilmente si sarebbe fatta una risata a vedere tutta quella gente che faceva la fila davanti al feretro, alcuni solo per farsi vedere, e ancora di più, la risata, durante la funzione religiosa.
E qui mi sono trovato a pensare a me.
Io non credo, per fortuna. Dico per fortuna perché credo che la fede in qualsiasi tipo di religione sia un fardello, non da risposte e non fa altro che mordersi la coda quando non sa come rispondere. Fateci caso, un qualsiasi religioso userà sempre un tipo di ragionamento circolare, tautologico, e non vi darà la risposte che cercate, onestamente non trovo la religione neanche consolatoria. "Abbiate fede", vi sentirete dire. Bah! Semplicemente non mi basta. Preferisco affidarmi alla scienza che almeno sa di non avere tutte le risposte. (qui il ragionamento sarebbe da sviluppare, lo farò in un post futuro perché voglio scrivere di Cosmos, ma già questo la dice lunga su dove sto)
Io so che se dovessi morire oggi, mettiamo mi prenda un coccolone mentre scrivo, sicuramente chi deve prendere le decisioni che si prendono in queste circostanze, organizzerebbe un funerale cattolico, perché si fa così. Perché è inconcepibile il contrario. In realtà credo che nel caso specifico prevalga la norma sociale, più della credenza. È ciò che ci si aspetta che accada e non possono esserci alternative.
Ma se io non credo? Come la mettiamo? È vero che una volta morto non dovrebbe importarmene un fico secco. Dovrei essere più tollerante rispetto al fatto che venga messo in piedi un circo perché serve per confortare chi rimane? Probabile. Confesso, però, che mi da terribilmente fastidio l'arroganza di chi decide di imporre le proprie scelte nei miei confronti benché sappia perfettamente che io non le condivida.
Io penso che in questi casi qualsiasi sentimento si provi si debba viverlo in maniera privata e ritirata. Non è tempo per mettere su spettacoli estemporanei o per mettersi in mostra. (se applaudite ad un funerale vi si devono seccare le mani. Il silenzio va bene, anzi è meglio. Dedicate un pensiero, ma non applaudite)
Per me, lo dico spesso, una buca in campagna sotto un albero e tanti saluti. Lo so, lo so, la legge non lo permette. Sarebbe romantico però. L'ombra, il fresco, la natura intorno come posto per l'eterno riposo. Mi piacerebbe così.

Sarò cinico: una volta che non ci siamo più chi si ricorderà di noi? Le persone che ci hanno voluto bene e anche, perché no, le persone che ci hanno odiato. Ma poi anche questa persone non ci saranno più chi si ricorderà di noi? Credo nessuno. Saremmo giusto una lapide in un cimitero.  

giovedì 10 luglio 2014

Letture di Giugno.

Dopo una colpevole lunga pausa. Giugno è stato un mese intenso per quanto riguarda le mie letture. Ecco un breve riassunto.

Cecilia Randall: Il cavaliere del tempo.
Il terzo capitolo della trilogia Hyperversum mi è piaciuto molto. Non fila tutto liscio per i protagonisti della storia e tutti gli ostacoli che la scrittrice italiana ha posto loro davanti sono serviti a farli crescere. Le armature non sono sempre scintillanti, questa nota di imperfezione ha reso la storia più interessante. L'ultima parte mi ha tenuto incollato alla pagina e il finale è stato molto bello.

Robert Heinlein: Universo.
Come sempre con la fantascienza ci sono nuovi punti di vista. E come sempre con la fantascienza sembra si parli di cose lontane, forse impossibili, ma alla fine si parla dell'essere umano e dei suoi pregi e dei suoi difetti. Cosa succederebbe se una parte dell'umanità partisse per un lunghissimo viaggio e con il tempo perdesse le conoscenze e le certezze che ha alla partenza, confondendo scienza e fede? Universo risponde in parte a questa domanda. Consigliato soprattutto a chi pensa di avere convinzioni granitiche e che mai cambierà idea.

Rafael Abalos: Grimpow, L'ultima strega.
Una bella storia, avevo letto il primo libro edito in Italia dello scrittore spagnolo, questo è il proseguo delle avventure di Grimpow. Mi è molto piaciuto e mi sono divertito.

Kathy Reichs: La voce delle ossa.
Temperance, ormai, è un'amica che ritrovo sempre con piacere. Questa storia inizia con alcune delle pagine più dure che abbia mai letto. Provate se vi capita, iniziate, mi piacerebbe vedere la vostra faccia in quel momento. Il gusto della lettura: la sorpresa.

Jonathan Lethem: Non mi ami ancora.
Sono stato ad ascoltare parlare Jonathan Lethem, alla fine me lo sarei portato a casa per avere con lui una bella conversazione sulle cose del mondo. Volevo comprare La fortezza della solitudine, libro al quale giro intorno da anni e che mi sarebbe piaciuto leggere, pare che non si trovi. Ho optato per questo Non mi ami ancora senza saperne molto e mi ha catturato con forza. È stata la mia seconda esperienza con lo scrittore americano, proseguirò. Durante la lettura c'è stata una frase meravigliosa che ho trovato e che mai come in questo momento della mia vita è adatta a me: "Quando qualcuno vive in un mondo illusorio, non è necessariamente compito tuo tirarlo fuori. A meno che tu non ne abbia uno migliore da offrirgli in cambio".

Morgan Callan Rogers: Un cuore rosso rubino in un freddo mare blu.
Il regalo gradito di una cara amica. Una bella storia ambientata nel Maine degli anni '60. un ottima caratterizzazione, forti personalità si contendono la scena. Questo libro, oltre ad avere un titolo bellissimo, parla di vita, accadimenti che te la sconvolgono e se sei forte abbastanza ti aiutano a crescere. Un'ottima lettura.

Asli Perker: Soufflé.
Sottotitolo che metterei io arbitrariamente: l'umanità fa schifo. Libro trovato in giro per casa, pensavo di leggere una cosa leggere buona per l'estate e invece mi sono ritrovato tra le mani un libro durissimo, con certi personaggi collaterali assolutamente orribili. Persone grette e schifose che secondo me, in alcuni momenti provavano vero piacere nel scagliarsi contro i protagonisti. Da lettore di fanatasy penso sempre che certe forze del male siano irraggiungibili per crudeltà poi mi basta voltarmi e guardare chi ci circonda, mi vengono i brividi al pensiero.