martedì 3 giugno 2014

Veronica Mars.



Complice il mese di pausa tra le serie invernali e quelle estive ho fatto quello che gli americani chiamano “binge-watching” e mi sono visto negli ultimi dieci giorni tutte e tre le stagioni di Veronica Mars e infine il film, che rimarrà, sicuramente, nella storia come uno dei progetti di maggior successo finanziati con Kickstarter.
La serie l'avevo iniziata a vedere quando uscì in Italia, mille anni fa, ricordo che smisi di guardarla per cambi di palinsesto. È sempre rimasta una di quelle cose messe lì in un angolo, da vedere per sapere come va a finire.
Devo dire che la serie è come la ricordavo: intelligente, spiritosa, come momenti drammatici ma anche con momenti esilaranti. Una bella carrellata di personaggi diversi, alcuni amabili, altri meno. Una meravigliosa protagonista femminile e non è una cosa scontata, con ottimi comprimari che arricchiscono. Una bella serie, ben scritta, interessante, divertente e fresca, con delle belle invenzioni narrative.
Perché l'hanno chiusa se era una serie così ben fatta? Le solite cose, credo. Gli ascolti, il cambio di rete, UPN smetteva di esistere perché comprata dalla Warner e iniziava a trasmette CW, non tra le mie preferite, credo che siano cose che hanno pesato sul bilancio.
Sarei curioso però di sapere com'erano gli ascolti nel 2007 quando la serie è stata chiusa: una cosa che sta venendo fuori negli ultimi tempi è che per gli ascolti che ieri chiudevano serie, oggi gli excutives delle reti ci metterebbero la firma con il sangue.

Il film paga la distanza temporale. Girato a distanza di dieci anni, mostra le differenze tra ieri e oggi. La trama non è male, ha riportato alcuni vecchi sapori alla mente. Rob Thomas ha voluto accontentare i fan mettendo dentro molti dei personaggi che si sono alternati nei tre anni di vita della serie e questo, secondo me, ha pesato un po' sulla linearità della trama. Tuttavia è una bella conclusione.

lunedì 2 giugno 2014

Letture di Maggio.

1) Jo Graham: Secrets.
2) Jo Graham: Inheritors.
3) Jonathan Coe: Expo 58
4) Charlaine Harris: Morto in famiglia.
5) Paolo Giordano: Il nero e l'argento.

Un buon mese per quanto riguarda la quantità delle letture fatte, un po' altalenante la qualità.
I primi due sono il finale della serie su Stargate Atlantis, Legacy, che stavo leggendo da un po'. Bello, mi ha divertito e il finale finale mi è piaciuto molto. Servirebbe un post apposito per parlare un po' di Stargate Atlantis. (pare che vogliano fare un reboot dell'universo di Stargate e pare che siano gli stessi creatori a volerci mettere mano. Speriamo, mi manca qualcosa del genere)
Il libro di Jonathan Coe mi ha affaticato un po': per niente scorrevole, la storia di per se non è male ma pare scritto nel 58, mi è parso un esercizio di stile e nulla più. Interessante vedere come era stata concepita l'esposizione di quell'anno a Bruxelles.
Morto in famiglia di Charlaine Harris: sempre piacevole. Mi mancano tre libri per finire questa serie e già penso a quanto mi mancheranno le storie di Sookie. (quest'estate si conclude anche la serie tv della HBO, che ha preso una direzione diversa rispetto ai libri, sono curioso di sapere anche qui come finirà)
Paolo Giordano mi ha deluso, tant'è che ero tentato di dargli un giudizio negativo, si è salvato solo per una o due riflessioni interessanti nel finale. Peccato. Non sottovaluto il fatto che i temi trattati nel libro siano importanti per l'autore ma sono un po' stufo di leggere narrativa italiana sempre incentrata sui rapporti famigliari e conseguenti conflitti.
Che palle! Ne ho già abbastanza per conto mio, mi bastano. Un po' di fantasia e originalità per cortesia, su! Altrimenti che senso ha fare gli scrittori? Il fatto che l'immaginazione non ha confini non dovrebbe essere solo una frase fatta.

In lettura il terzo volume della saga di Hyperversum, Il cavaliere del tempo, di Cecilia Randall. Nonostante il cognome, trattasi di scrittrice italiana che mi piace moltissimo. Ci ho messo un po' a prenderlo perché speravo che prima o poi la Giunti decidesse di pubblicarlo in edizione almeno semi-economica come aveva fatto con i primi due. Sono passati quasi cinque anni, ho lasciato perdere, Godot sarebbe arrivato prima.

Non è il primo caso, non è l'unico, altre case editrici fanno cose simili. Quando si tratta di trilogie in inglese ormai vado direttamente alla fonte, spendo meno e c'è un minor rischio di essere preso per il sedere. Nel caso siano in italiano, io ci provo ma le case editrici ce la mettono tutta nel dissuadermi. Continuate così mi raccomando: piangete miseria un mese si e l'altro pure ma non fatte molto per accattivarvi la clientela. Io capisco che siate imprese e che i bilanci siano importanti, ma questo non significa che i lettori, soprattutto quelli forti, non vadano trattati con un minimo di rispetto, non siamo numerosi, persi noi potete pure chiudere baracca. Intendiamoci: queste parole le scrivo con tristezza perché amo leggere e vorrei continuare a farlo assiduamente.
Un post lamentoso a questo giro, oggi va così.