giovedì 24 aprile 2014

Humans Of New York.



In un'ipotetica battaglia tra Twitter e Facebook per vincere le mie simpatie il risultato appare scontato: Twitter trionfa a mani basse, l'ultimo post pubblicato ne è una prova.
Negli ultimi tempi il mio rapporto con FB si è fatto sporadico, lo affronto con un certo fastidio, non mi piaciono le nuove impostazioni tant'è che l'ho spogliato di tutti i mi piace non necessari, ho tolto tutte le pagine non utili, i gruppi ai quali sono affiliato sono pochi, selezionati e di alcuni ho tolto la segnalazione di aggiornamenti in homepage, in sostanza l'ho ridotto all'osso per poter essere in grado di vedere le cose che postano i miei amici. L'unica elemento di valore sono le conversazioni private.
In un caso FB si è rivelato utile: mi ha portato a conoscenza di Humans Of New York. Certo poi c'è lo zampino del mio amico Sergio che l'ha segnalato, appunto.

Humans of New York (HONY) è il progetto fotografico di Brandon Stanton, un ragazzo di Chicago che a un certo punto della sua vita si è ritrovato a un bivio e ha scelto, forse, la strada più difficile.
Nel 2010 Brandon lavorava a Chicago nella finanza, perse il lavoro a causa della crisi e invece di cercare subito un alternativa decise di provare ad assecondare la sua passione per la fotografia.
Prese la sua macchina fotografica e iniziò il tour di alcune delle principali città degli Stati Uniti facendo foto, preferendo fotografare le persone.
Qualcosa scatto quando arrivò a NY e decise di fermarsi, in mente aveva l'idea di fotografare molto migliaia di persone per fare una sorta di mappa delle facce delle diverse zone della città.  L'inizio non fu affatto facile, Brandon girava le strade della grande mela e fotografava, molto spesso riceveva dei no dalle persone che fermava per strada. C'è voluto del tempo per vincere la propria timidezza e la diffidenza dei newyorkesi. Contemporaneamente Brandon pubblicava le sue foto sul suo blog.
La vera svolta è arrivata quando insieme alla foto di questa o quella persona Brandon aggiungeva una didascalia, molto più spesso qualcosa che le persone gli confidavano.
È qui sta il fascino di HONY, le storie che Stanton racconta attraverso una foto e qualche riga. Le storie sono le più disparata: ci sono racconti di gioie, amori, dolori, vittorie e sconfitte, ansie e attese, genitori e figli, battaglie contro il destino non sempre troppo benevolo. Ci sono le vite di centinaia di persone che per un attimo della loro giornata si sono fermate e hanno condiviso qualcosa di loro.
È il motivo del perché HONY mi abbia conquistato e sia diventato una delle mie tappe quotidiane in rete: un mondo diverso, lontano dal mio ma anche uguale perché, ed è quasi banale da scrivere, i sentimenti che le persone provano non hanno confini, sono un linguaggio universale.
L'inverno scorso è uscito il libro Humans of New York e alla prima occasione me lo sono preso. Ci ho passato due pomeriggi godendomi ogni immagine, i colori sono fantastici, ogni storia, alcune non le avevo mai lette, altre le avevo lette e anche se avevo dedicato loro qualche minuto ad ognuna ne ricordavo bene i particolari.
Brandon Stanton mi piace molto, mi piace la perseveranza con la quale ogni giorno esce e scatta le sue foto, mi piace la sensibilità che mostra, soprattutto quando si tratta di moderare la pagina Facebook del progetto. È arrivato ad avere più di 4 milioni e mezzo di persone che lo seguono, ogni foto ha migliaia di "mi piace" e centinaia di commenti. Con questi numeri è facile che stupidi, ignoranti e persone di dubbia moralità provino a spargere il loro odio. Per fortuna hanno poco terreno fertile, Brandon interviene con pugno di ferro quando si tratta di mantenere il clima della pagina il più positivo possibile, i lettori aiutano tanto. È ammessa la critica, il disaccordo, ci sono delle belle discussioni su idee differenti ma il tutto si esprime con civiltà.
Humans of New York ha portato avanti anche cause benefiche: la comunità si è attivata quando c'è stato l'uragano a New York, quando si è trattato di far si che alcuni ragazzi che non potevano permetterselo andassero al campo estivo, hanno addirittura aiutato una coppia ad adottare un bambino. Tutti progetti di valore.
Tutte queste cose mi hanno reso un fan accanito di HONY e di Brandon.
E si! C'è anche il mio amore per New York, città che ho visitato solo una volta per il momento, che mi ha rubato un pezzo di anima e che dovrò decidere di andare a recuperare prima o poi.


e qui una bella intervista a Brandon che racconta meglio di me cos'è Humans of New York.




lunedì 21 aprile 2014

Pezzi mancanti E04.



Mai come in questo momento il titolo che ho scelto per i post casuali si adatta meglio a due cose che sono accadute negli ultimi giorni e che sono perfette da mettere in fila e che hanno un senso una dietro l'alta; come quando ti manca un pezzo nel puzzle e ne provi uno che ti sembra starci bene, ma un angolo non incastra, ne provi un altro ancora e ti sembra di non venirne a capo, poi senza pensarci troppo ne provi un altro ancora e incastra perfettamente.
Pezzi da mettere in fila e che torneranno utili dopo: don't be a dick, scrivere più spesso, scrivere cose che contano veramente.
Qualche tempo fa Wil Wheaton ha annunciato che in giugno ci sarebbe stato un nuovo show su SyFy e che lui sarebbe stato il conduttore. Una mezz'ora dove parlare di cose che riguardano la fantascienza, la scienza, film, libri e serie di genere che possono essere interessanti e il tutto fatto con una vena comica, senza prendersi troppo sul serio. Tra le domande più frequenti che i fan hanno posto a Wil c'era anche quella: potremmo vederlo anche fuori dagli U.S.? Lui non lo sapeva ma si sarebbe informato e gli sarebbe piaciuto.
La cosa è scesa in secondo piano rispetto ad altre cose e non ci ho più pensato per un po', anche perché fino a giugno ci manca un po', l'ho messa da parte nell'attesa.
Succede che Ted A'Zary, senior excutive, gestisce l'acount ufficiale su twitter di SyFy e il venerdì risponde alle domande degli spettatori, l'altro venerdì ho beccato il momento in cui iniziava e senza starci a pensare troppo ho posto la domanda: riusciremmo a vedere lo show di Wil anche in Europa?
Poi ho spento e sono andato a cena e mi sono completamente dimenticato. Dopo cena ho riacceso e mi sono guardato una puntata di qualcosa, poi mi sono sparato un episodio di uno dei podcasts che ascolto, ignaro della piccola turbolenza che si stava scatenando. Verso le 23 e spicci ho guardato su twitter cosa succedeva e mi sono ritrovato più di una ventina di notifiche, gente mai vista e conosciuta da più parti del mondo aveva ripreso la mia domanda. Con mia grandissima sorpresa lo stesso Wil Wheaton mi ha aveva retweetato, non con il semplice comando apposito ma prendendo il mio tweet e incorporandolo in uno suo con il mio nome sopra. Ero sorpreso ma anche un sacco contento. Nel frattempo la mia domanda aveva avuto risposta: “ I hope so! We don’t actually control that, we license #TheWilWheatonProject from a studio, and the studio makes those deals”.
Qualcuno avrebbe ritenuto chiusa la faccenda, ma io ho preferito ringraziare per la risposta. Ted A'Zary ha messo il tweet tra i preferiti, una sottolineatura.
Il tutto è una piccola cosa in generale, grande per me per l'interazione che c'è stata con Wil che stimo tanto, cavolo sono cresciuto con lui: Stand by me, Star Trek TNG, Eureka e The Big Bang Theory tra le altre cose, e quindi il piacere è stato tanto.
Il piacere c'è anche nel non essere sgradevoli e chiedere le cose con cortesia: don't be a dick e la prima legge di Wil Wheaton. La mia cortesia è stata apprezzata.

Il secondo fatto è accaduto ieri e sempre grazie a twitter, credo.
Mi sono ritrovato la notifica di una ragazza che mi scriveva che fa parte di Choir, Choir, Choir e mi chiedeva se avevo notato la loro versione di A little respect degli Erasure. Era la risposta ad un mio tweet che ho scritto la sera dell'ultima puntata di Looking, serie dove questa canzone è presente, è che mi ha colpito molto per il contesto in cui si sentiva. Ho risposto si, che la conoscevo, l'ho ringraziata perché sentire le loro cover su YouTube mi riempie di gioia, mi fa ridere, mi fa sentire bene.
Contemporaneamente il post che avevo scritto sul coro canadese due mesi fa si segnalava per il numero di visite, una sessantina. Per i miei standard di visite un record. Mi ha fatto piacere perché quel post l'ho scritto in momento di forte stress, nel quale pensavo si stesse per scatenare qualcosa di molto brutto che poi per fortuna non c'è stato, ma scrivere quel post mi ha sollevato tanto, lo stress si è attenuato moltissimo come del resto accade ogni volta che scrivo, mentre scrivevo ascoltavo in cuffia i Choir, Choir, Choir; le due cose unite mi hanno avuto un effetto più che positivo.

Mi rimane la curiosità di sapere se chi ha visitato il mio blog, presumibilmente cittadini di Toronto, abbia usato il traduttore di google almeno per avere un idea di massima di ciò che c'è scritto nel post, mi auguro che ne abbiano colto lo spirito positivo con il quale avevo scritto.

Insomma don't be a dick: un tocco di gentilezza non guasta mai soprattutto in tempi nei quali sempre più spesso nei commenti a post, video, articoli e quant'altro leggi cose piene di odio, dileggio e rabbia.

Scrivere di più. L'ho scritto altre volte: sono pigro e questo fa di me il mio peggior nemico, però è vero che ogni volta che tiro fuori un post sono contento, mi da gioia, mi riempie lo spirito e poi non sai mai chi potrà leggere le cose che scrivi, magari quel giorno che ne hai più bisogno ricevi una parola gentile.


lunedì 14 aprile 2014

Looking.



Tra i rinnovi di questi primi mesi del 2014 quello che mi ha fatto più piacere è il rinnovo della serie tv Looking della HBO.
Looking è una serie tv, solo otto puntate fino ad ora, ambientata a San Francisco e che racconta le storie di tre di tre uomini, gay, alle prese con la difficoltà di trovare la persona giusta con la quale dividere la vita, alle prese con le proprie insicurezze e le proprie fragilità e con la vita di tutti i giorni.
Non è la prima serie tv che parla del mondo lgbt: c'erano già stata Queer as folks, Uk e US, e The L wolrd, in Looking almeno nelle prime puntate non ci sono grandi novità rispetto agli stessi temi trattati nelle serie citate, c'è però un lasso di tempo che sebbene non considerevole ha cambiato tantissimo il percepito delle temetiche lgbt. Basti pensare alla forza sempre più pressante nella richiesta di parità di diritti che dieci anni fa non c'era: sarebbe stato impensabile dieci anni fa sentire un presidende degli Stati Uniti parlare del tema nel suo secondo discorso di insediamento.
Lasciamo da parte la politica, torniamo a Looking.
I tre protagonisti: Patrick, crea videogiochi, è molto carino e fa colpo, non hai mai avuto una storia più lunga di qualche mese e cerca la persona giusta della quale innamorarsi. Il suo peggior nemico: se stesso.
Dom, ormai alla soglia dei 40, vorrebbe cambiare la sua vita, fare pace con relazioni fallite alle spalle e ritagliarsi il proprio angolo di mondo.
Agustin, uno dei più antipatici personaggi mai visti, secondo me. Vuole fare l'artista, è pretenzioso e un po' stronzo, ha una storia seria con Frank che non tratta benissimo, l'unica cosa positiva che si può dire su di lui è che vuole molto bene a Dom e Patrick.
Le interezioni tra loro e alcuni altri personaggi rendono la serie molto interessante: il linguaggio è fresco, non ci sono tabù, ha una fotografia splendida, San Francisco aiuta tantissimo, ha una colonna sonora molto bella.
Amore, amicizia, lavoro, relazioni, matrimoni, attrazioni inaspettate.
Delle otto puntate di questa prima serie quella che ha spiccato è la quinta: come possono passare la giornata due ragazzi che stanno iniziando una storia e che si stanno conoscendo? A parte l'ovvio, c'è anche quello, la cosa che mi ha colpito di più è stata la franchezza dei dialoghi, spesso è difficile far uscire allo scoperto i propri sentimenti. Ciò che si sente, quello che si crede.
Il consiglio è: guardatela. È un'ottima serie tv, è ben scritta, tra gli altri ci sono Jonathan Groff e Russell Tovey, ottimi entrambi.

E poi rischierette che vi rimanga in testa per settimane A little respect degli Erasure, come è successo a me.  


giovedì 3 aprile 2014

Letture di Marzo.

Mese interessante questo marzo dal punto di vista delle letture.

Jon Krakauer: Aria sottile. Era tanto che volevo leggere il libro di Krakauer sulla sua scalata all'Everest. È un ottimo reportage, descrive in dettaglio com'è ascendere alla vetta più alta del mondo, cosa spinge un uomo o una donna a voler tentare un impresa del genere nonostante i rischi, i pericoli e i disagi sovrastino la gioia di arrivare fin lì su.

Terry Brooks: Wards of Faerie. Il primo volume della trilogia The dark legacy of Shannara mi ha preso fin da subito facendomi ritrovare posti che conosco molto bene dalla precedente produzione di Terry Brooks. Ci sono nuovi personaggi, ci sono rimandi a vecchi personaggi, c'è il mondo creato dallo scrittore americano in tanti anni. L'ho scritto tante volte: per me è come tornare a casa.

Alessandro De Roma: La mia maledizione. Ho letto tutti i libri dello scrittore sardo e confesso che avevo aspettative alte, fino ad ora infatti, i suoi libri mi sono piaciuti molto con differenze di gradimento. La mia maledizione guadagna la migliore posizione: mi è piaciuta molto la storia, parla di amicizia, amore, vita ma lo fa con una certa vena amara che pervade tutto il romanzo. Il legame tra i due protagonisti appare sbilenco, a tratti malato ma nella sua stranezza sa essere poetico.
Il romanzo guadagna punti in più perché parla di posti e situazioni familiari, in alcuni casi ho calcato gli stessi posti.

Brandon Stanton: Humans of New York. Il migliore del mese. HONY è un libro fotografico messo insieme da Brandon Stanton, fotografo americano. Nel 2010 dopo aver perduto il lavoro ha deciso di dedicarsi alla sua vera passione e dopo aver girovagato un po' ha deciso di fermarsi a New York. Qui ha incominciato a fotografare le persone che incontrava per strada. Il vero salto di qualità l'ha fatto quando ha iniziato anche a chiedere qualcosa ai suoi soggetti, mettendo la risposta a commento delle foto. Con le sue foto Brandon è capace di raccontare tantissime storie, storie di persone come me o voi che vivono nella grande mela e che hanno deciso di condividere con l'autore un pezzetto della loro vita. Vi consiglio vivamente di visitare il suo sito o iscrivervi alla pagina su Facebook. Merita. (l'ho scoperto grazie all'amico Sergio che l'ha suggerito appunto sul social network. In mezzo a tante cose inutili ogni tanto ecco che arrivano cose interessanti)


Terry Brooks: Bloodfire quest. Secondo volume della trilogia di Terry Brooks. Forse più avvincente del primo, mi ha tenuto ben incollato alla pagina. L'unica nota dolente è che si conclude, chiaramente, con un cliffhanger e prima di leggere il terzo non saprò come si concluderanno le vicende dei protagonisti. Aspetto però, avevo bisogno di staccare un momento.

In lettura Portami a casa di Jonathan Tropper.