domenica 30 marzo 2014

Serie che chiudono.

Questo post fa un po' da promemoria, volevo provare a mettere in fila qualche idea su alcune serie, che ho guardato e che guardo, e che chiudono in questo periodo.
Mi sa che l'ho già scritto da qualche parte, lo ripeto: quando una rete tv chiude una serie una parte considerevole della decisione si basa sugli ascolti, soprattutto se network che vive in gran parte grazie alla pubblicità, ma anche di tutta un'altra serie di considerazioni economiche che a volte sfuggono a chi non è addentro alla cosa e fa gridare allo scandalo: ah! Questi americani non capiscono niente. (di solito si parla di loro)
All'inizio non voleva essere troppo lamentoso, ma rileggendolo vengono cose quasi del tutto negative. Pazienza.

Star Wars The Clone Wars: grazie a Netflix che ha permesso la conclusione di questa bella serie animata. Non era stata proprio chiusa ma da quando la Disney si è comprata la LucasFilm, alcune cose sono state messe da parte soprattutto se aiutavano la concorrenza. The clone wars andava su Cartoon Network diretto concorrente del Disney Channel... fatte uno più uno, abbastanza semplice. Il finale mi è piaciuto molto e risolve quasi tutte le linee narrative lasciate aperte. Un ottimo prodotto.

Psych: dopo otto stagioni chiude la serie con Shawn Spencer finto sensitivo. Un degno finale, divertente come è sempre stata la serie, ci sono stati due o tre momenti emozionanti ma alla maniera di Psych, buttati in vacca senza tante cerimonie.

How I met your mother: lunedì vanno in onda le ultime due puntate. Dopo nove anni abbiamo conosciuto la madre e sappiamo come lei e Ted si sono conosciuti. Una bella comedy, che spesso mi ha fatto ridere, altre volte meno ma ci sta, è impossibile mantenere per così tanto tempo un buon livello comico.

Warehouse 13: le ultime cinque puntate a conclusione della serie inizieranno il 14 aprile. Speriamo che mantengano una buona qualità, non è stato così nella prima parte della quarta stagione dove la qualità soprattutto al livello di trama lasciava molto a desiderare. Mi piacerebbe che la serie finisse con i fuochi d'artificio: l'ho molto amata, alcuni dei protagonisti mi rimarranno nel cuore, fa parte di quelle serie sci-fi che soddisfano la mia voglia di fantastico mai sazia.

Once Upon a Time in Wonderland: spin-off di Once upon a time che si è concentrato sulla storia rivisitata di Alice nel paese delle meraviglie. Mi mancano poche puntate per sapere come va a finire, perché nonostante la chiusura avremmo un finale visto che questa prima, è unica, stagione è auto-conclusiva. Non una delle cose migliori mai viste, anzi, però manco così pessima. Due cose si possono dire, una negativa e una positiva: la prima è rappresentata dalla povertà degli effetti speciali. Lo so che incidono sui costi ma ho visto cose migliori con budget più bassi. La seconda cosa, quella positiva, è che mi ha intrattenuto piacevolmente e in alcuni momenti meglio della serie madre.

Chiudo con una sorpresa e un attesa: la sorpresa è stata il rinnovo di Hawaii 5.0. Quest'ultima stagione è stata una delle cose peggiori viste questa stagione. La trama è apparsa raffazzonata, le linee narrative abbandonate e riprese senza senso logico. Secondo me è mancata una guida certa con delle idee, vero è che i motivi possono essere tanti per questa deriva, ma mi sarei aspettato qualcosa di meglio. Vediamo come chiuderanno la stagione ma non ho molta fiducia.
L'attesa è invece per vedere se The Mentalist riuscirà a sopravvivere oltre la stagione. Io spero di no, non lo merita. Per cinque stagioni e qualcosa gli autori hanno trascinato la trama principale della serie, la caccia al serial killer che aveva ammazzato la famiglia del protagonista. Hanno risolto il caso in due puntate in maniera grossolana senza darci alcuna soddisfazione. Una roba pessima, superata solo dalla chiusura di Dexter, che si è svolta in contemporanea e ha aumentato il disgusto. Dedichi degli anni a qualcosa che ha le potenzialità per essere diverso e interessante e poi vieni deluso malamente. Peccato.


(a me il finale di Lost è piaciuto molto)

domenica 2 marzo 2014

Fabio Volo.

Ieri mattina sono stato a vedere Fabio Volo che negli ultimi due giorni grazie a Liberos, ha fatto un tour in Sardegna.
È stato un incontro divertente, forse un po' breve, 40 minuti circa, ma grandi cose da aggiungere non ce n'erano rispetto al libro, le domande del pubblico sono state poche, credo che la gran parte delle persone che erano lì, il libro l'avesse letto e digerito da tempo e quindi era giusto l'occasione per farselo autografare, fare una foto e dire ciao. L'unica nota stonata un tizio al quale hanno fatto fare una sorta di saluto: si poteva evitare. Spesso sono momenti poco interessanti però capisco che a volte siano d'obbligo peccato che il tipo non riuscisse a mettere una parola dietro l'altra per esprimere un concetto di senso compiuto, se ne poteva fare a meno. Per fortuna la triste parentesi è stata chiusa con celerità.
E già sento in lontananza la domanda fatidica: ma come leggi Fabio Volo? Si, lo leggo.
È un dibattito abbastanza vecchio e che un po' mi ha stancato. Chi ha avuto la cortesia di leggere il mio blog avrà potuto vedere che sono abbastanza eclettico quando si tratta della scelta delle mi letture. Fabio lo leggo dal primo libro e fino al quarto l'ho sempre trovato divertente, ho riso tanto, era un'ottima lettura d'evasione, che non deve essere preso come demerito, anzi. Mi è capitato spesso che libri che dovevano servire a per rilassarmi e staccare il cervello dai pensieri si rivelassero delle epiche cagate.
Con gli ultimi tre libri devo confessare che ho fatto un po' di fatica e mi sono un filo annoiato. Credo che io, come lettore, e lui, come scrittore, siamo andati in direzioni diverse, capita. Capisco però il successo che ha: di fatto Fabio parla di cose comuni, successe più o meno a tutti noi e lo fa con una scrittura semplice che non tenta di prendere per il culo il lettore.
Non credo che Fabio sia un danno per l'editoria italiana, come spesso viene definito. Credo che chi legge Fabio Volo poi possa essere libero di leggere anche altro, io ne sono un esempio, una cosa non esclude l'altra. Mi si può argomentare contro che spesso chi legge Volo, legga solo questo, vero ma anche in questo caso non mi sembra che sia colpa sua, ma del sistema scolastico e editoriale italiano.
Quando ero a scuola, soprattutto alle medie, odiavo leggere con tutto me stesso, perché ero costretto a leggere cose che non capivo, benché importanti, e che mi annoiavano molto, mi ci sono voluti anni per amare la lettura, per farmi un gusto personale e per recuperare cose seminali.
Lo dico onestamente: credo che guardando a tutte i libri che escono ogni anno in questo paese siano tante le prese per il culo e pure di autori molto più blasonati e considerati dalla critica rispetto a Fabio Volo: lui scrive le sue cose, possono piacere o meno, ognuno di noi è libero di comprare o meno i suoi libri.

Basta con l'accanimento contro la croce rossa e proviamo, invece, a interrogarci sul perché in questo paese più della metà della popolazione non legge. Sarebbe un dibattito più utile.

Letture di Febbraio.

È stato un mese di molte letture, ho un po' baratto visto che sono tutte cose brevi, ma la brevità a volte serve.

Susan Abulhawa: Ogni mattina a Jenin. Palestina e Israele: basta questo per dire che il tema di questo libro è forte, come forti sono alcuni momenti che mi hanno colpito tanto. La scrittura è semplice, senza fronzoli e diretta ma non perde in efficacia. La questione mediorientale l'ho studiata, ho letto libri e ne ho sempre avuto una certa idea. Vedere la storia dall'alto aiuta a tenera la prospettiva sui problemi ma aiuta anche e soprattutto guardare alle singole storie, anche quando sono inventate ma inserite nei fatti realmente accaduti. È doloroso.

Bret Hartinger: Geography Club. Adolescenza e omosessualità. Sapevo di questo libro perché l'ho visto spesso in libreria e avevo visto lo stand di Playground, piccola casa editrice romana, alla fiera della piccola e media editoria. Ho colto l'occasione di leggere il libro in originale e non mi sono pentito. Il libro in se ha la possibilità di essere migliorato, in alcuni momenti ho trovato che approfondisse poco, resta il fatto che il tema viene trattato con dignità e senza pruderie. È il primo di una serie, credo che continuerò perché adesso sono curioso di sapere come continua.

Andrea Martinelli: Justice ha due padri. Di Andrea ne avevo già parlato nel blog (QUI), con lo stesso meccanismo ha intrapreso un nuovo viaggio attraverso gli States per vedere se e come cambia la percezione dell'omosessualità nel paese a stelle e strisce. Peccato che non aggiunge niente di nuovo rispetto alle cose lette sul blog, The Trading Post, l'estate scorsa. Resta un'iniziativa che mi è piaciuto sostenere.

Jo Graham: Homecoming. Orfano di Stargate Atlantis ho cercato per anni i cinque libri che raccontano cosa succede ai protagonisti della serie dopo la chiusura della stessa, finalmente li ho trovati, questo è il primo. Ho goduto come un riccio a leggere le storie di John Sheppard, Rodney McKay, Teyla Emmagan e Ronon Dex, è stato come ritrovare vecchi amici.

Jacqueline Carey: Naamah's blessing. E così sono arrivato alla conclusione della trilogia di Jacqueline Carey con protagonista Moirin. La promuovo anche se al nono libro della saga si sente un filino di stanchezza. Manca, secondo me, dell'epicità della prima trilogia, nonostante questo mi sono divertito lo stesso.

John Green: The fault in our stars. Adolescenza e cancro: l'esito è abbastanza scontato, il tema è trattato con un po' di approfondimento, il libro si rivela abbastanza interessante e una bella storia, forse avrebbe avuto bisogno di una scrittura più corposa, ma tant'è. Capisco perché in giro in rete abbia trovato commenti molto entusiasti.


AA.VV.: Sei per la Sardegna. Sono sempre piuttosto scettico quando ho tra le mani racconti, in questo caso pure molto brevi, e infatti non mi hanno suscitato grandi emozioni. Il libro è per una buona causa, aiutare la popolazione di Bitti paese tra i più colpiti dall'alluvione dello scorso novembre in Sardegna quindi vale la pena di essere comprato.