giovedì 20 febbraio 2014

Choir! Choir! Choir!

La mia migliore amica quando eravamo ragazzini mi prendeva un po' in giro perché come metodo per sbollire le incazzature mi rinchiudevo in camera mia e mettevo su qualcosa di metal o rock e la sentivo in cuffia a tutto volume. Cantavo ma senza voce perché non volevo che nessuno sentisse, la cosa mi stancava ma quel concentrarmi sulla musica e sulle parole riusciva a svuotarmi la mente e così mi passava. Ho sempre trovato che fosse meglio che uscire a spaccare qualcosa per strada.
Oggi lo faccio ancora: il mio posto preferito dove cantare è la macchina. Siccome spesso sono solo mi lascio andare, essendo stonato risparmio lo strazio agli altri, resta una cosa che mi rilassa e mi svuota la mente. Alcune belle idee per il blog le ho avute così.
Da qualche mese ho scoperto che dall'altra parte dell'atlantico c'è qualcuno che fa la stessa cosa e la fa in gruppo: cantare a squarciagola belle canzoni.
L'idea è venuta a due persone che risiedono a Toronto, Canada, e sono Nobu Adilman e Daveed Goldman. Hanno deciso di mettersi insieme nel 2011, hanno iniziato per caso per fare un regalo ad un amico e la cosa  ha preso vita da sola e sono andati in crescendo. La particolarità di Choir! Choir! Choir! è che si ritrovano due giorni a settimana in un locale di Toronto e ogni persona che si trova nella città canadese e vuole partecipare può farlo. (sul sito del gruppo ci sono tutte le indicazioni su come fare. QUI)
Non hanno un genere di riferimento, spaziano a 360°, che sia rock, pop, musica anni '80 loro la cantano.
Li ho scoperti a dicembre e sono caduto nel più classico dei youtube hole e mi sono ascoltato tutte le cose che hanno messo su. Ho iniziato a seguirli su twitter, mi piace troppo ciò che hanno creato.
Guardando i video con attenzione, è un po' da guardoni mi rendo conto, ho notato spesso alcune facce che ritornano, ho notato la varietà delle persone che cantano, ho notato i sorrisi, gli occhi chiusi di quando ci si concentra, piedi che tengono il ritmo, mani che battono. Mi piace pensare alle storie che ci sono dietro ognuna di quelle persone.
È una gioia guardarli e provo anche un po' di sana invidia perché mi piacerebbe essere lì con loro e cantare tutti insieme.
Sono sicuro che chiunque di voi sia andato ad un concerto, soprattutto di quelli dove si canta tanto, e abbia fatto l'esperienza simile, sa di cosa sto parlando.
Metto due video, spero che vi venga voglia di vederli, sono bravi, allegri e divertenti.




giovedì 6 febbraio 2014

Letture di Gennaio.

Un po' in ritardo questo mese, recupero ora.
Intanto gennaio è stato un mese di poche letture, mi sono distratto con altro e a dire il vero ho avuto anche poca voglia. Probabilmente dovevo respirare dopo l'intensità di dicembre, a volte è necessario tirare un po' il fiato; è un concetto che ho ripetuto negli ultimi post: leggere è un piacere e non un dovere quindi capita di prendersela con calma. Non vi dico che effetto mi fa se mangio troppa Nutella...

1) Mario Calabresi: A occhi aperti. In questo libro ci sono una serie di interviste a celebri fotografi che il direttore della Stampa ha incontrato e con i quali ha avuto delle interessantissime chiacchierate. A corredo dei testi ci sono molte fotografie, da sole sono già un racconto di storie e mondi, con il testo si arricchiscono ancora di più. La lettura è celere, ma fa piacere tornare a guardare alcune di quelle foto ogni tanto.

2) Jacqueline Carey: Naamah's kiss. Il mondo è lo stesso delle precedenti due trilogie della scrittrice americana. Una nuova protagonista, nuove avventure, c'è spazio anche per qualche vecchio ricordo. Perde qualcosa rispetto alla novità delle prima trilogia ma cattura l'attenzione lo stesso, le atmosfere sono le stesse, come lo sono gli ambienti già familiari.

3) Jacqueline Carey: Naamah's curse. Secondo volume, prosegue la storia. La protagonista si delinea meglio ma trovo sempre qualcosa di mancante. Nella prima trilogia c'era forse più sofferenza, sia fisica che mentale. C'è tutta una parte che si sarebbe prestata a quel tipo di scatto narrativo ma la Carey decide di passarci abbastanza velocemente sopra senza affondare in profondità. Mi piace come si è concluso perché apre certi orizzonti, speriamo si concluda con un bel terzo libro.


In lettura ho Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa. È un libro molto duro, parla di Palestina e Israele, mai argomenti facili. Ho superato la metà e mi sta piacendo molto, vediamo come prosegue. Appunto perché avevo poca voglia questo periodo, me lo sono centellinato perché richiede attenzione visti i temi e non sempre questa era al suo massimo.