mercoledì 8 gennaio 2014

Un po' di numeri, sui libri.



Ho aggiornato mese per mese quest'anno passato raccontando delle mie letture, ma in numeri cosa significa?
Quest'anno non è stato male, ho letto dieci libri in più dell'anno scorso, sono ancora lontano dal mio record che è di 74. Come per il post su gli Uscar, lasciatemi dire che questo post è solo un momento di riflessione e bilancio, la lettura per me è e rimane un enorme piacere che riempie parte della mia vita, i numeri sono solo un piccolo passatempo, giusto per sapere se ho letto di più o di meno.
Dunque:

60 libri letti,
21108 pagine lette (questo è il numero che appare su aNobii, va preso per quel che è perché non sempre le schede sono precise)

Aver letto dieci libri in più dell'anno scorso da una bella soddisfazione, capita a volte di impiegare un mese a leggere un libro perché risulta ostico o noioso o semplicemente si presenta il blocco del lettore, quello stronzo, e manca la voglia di leggere. Passa, passa sempre ma ti fa giare le palle.
Di questi 60, 14 sono in inglese: alcuni perché introvabili in Italia, alcuni perché non avevo voglia di aspettare la pubblicazione nel nostro paese e uno perché mi ha fatto incazzare (non uso eufemismi) l'atteggiamento della casa editrice italiana nei confronti dei lettori. Ho intenzione di scriverci un post sull'argomento facendo i nomi e spiegando la questione nel dettaglio, ho solo bisogno di un po' di tempo per temperare le parole e usare le cautele del caso. Due motivi: non voglio passare per il solito blogger che si scaglia con veemenza, ma voglio che si capisca la mia delusione in quanto lettore e poi, appunto, essendo solo io ci manca solo che mi cacci in guai più grandi di me. Non si sa mai di questi tempi. Per questi motivi negli ultimi due anni sono andato direttamente alla fonte in più occasioni e il risultato è positivo.
Dei 60 libri letti 11 sono italiani, due svedesi, un francese e un argentino, il resto se lo spartiscono U.S.A . e U.K., per dire che la mia tendenza verso questi due paesi continua ad essere forte.
Io ci metto buona volontà a leggere cose italiane, quest'anno hanno trovato spazio anche tre scrittori esordienti, ma le storie e il modo di raccontare fanno poca presa su di me. (ne avevo già scritto QUI)

Speriamo che questo 2014 sia pieno, come lo è stato il 2013, di belle scoperte letterarie, conferme e libri appassionanti. I numeri, del resto, sono la parte meno importante.

lunedì 6 gennaio 2014

Treme. (finale di serie)

HBO ci aveva promesso cinque puntate finali e sono arrivate.
Sono state quello che ci si poteva aspettare: tristi, allegre, amare, felici, una summa di emozioni e sensazioni. David Simon e Eric Overmyer non ci hanno risparmiato niente.
Come sempre è stato in queste quattro stagioni la musica era la protagonista insieme a New Orleans.
Di solito quando si guarda una serie tv è interessante vedere l'evoluzione dei personaggi, c'è stata anche qui, ma la cosa che più mi ha colpito è stato come nell'ultima puntata abbiano indugiato con le telecamere in casa di Albert Lambreaux, uno dei protagonisti. (di Treme ne avevo già parlato QUI)
Quando Albert tornò a N.O. dopo Katrina trovò la sua casa quasi completamente distrutta dall'acqua, tutto ciò che era all'interno perso. Era la prima puntata e lui cominciò a portare tutto quello che c'era da buttare fuori dalla casa. Il figlio Delmond voleva che lui lasciasse perdere e andasse a vivere da uno dei figli. Ad Albert è bastato uno sguardo, una semplice occhiata per fare capire le sue intenzioni. (la grandezza di Clarke Peters come attore)
Albert non solo era nato nella città del golfo, ci era cresciuto, sposato, allevato i suoi tre figli e l'ultima cosa che poteva e voleva fare era lasciare la sua casa così. Albert era anche uno dei Big Chief, una delle tradizioni che ci sono a New Orleans durante il carnevale, in particolare per il Mardì Gras.
Nelle quattro stagioni che si sono susseguite ha ricostruito la sua casa, pezzo a pezzo. Si è dovuto scontrare con la burocrazia ottusa, contro chi gli diceva che non ce l'avrebbe fatta e invece alla fine la sua casa l'ha finita.
È stato, secondo me, il paradigma della ricostruzione di New Orleans, lenta, difficile, irta di ostacoli e molto lontana dall'essere conclusa. (in Italia sappiamo come vanno queste cose dopo ogni inondazione)
Non ho fatto spoilers raccontandovi un pezzetto di questa storia, Treme va visto, io con le parole posso fare poco per spiegare cosa è questa serie, qual è il suo valore.

Posso dire che alla fine non ero triste che fosse arrivata la conclusione, Treme è come un romanzo, di quelli che vi tengono incollati alle pagine, che non potete mettere giù e che arrivati alla fine vi darà la sensazione di aver visto qualcosa di valore.
Steve Earl ha scritto una canzone molto bella proprio per la serie.


venerdì 3 gennaio 2014

Uscar 2013.

Con il mio gruppo di lettura ogni anno, questo è il terzo, ci mettiamo lì e compiliamo la nostra personalissima classifica dei libri letti durante l'anno. Alla fine è una scusa per vedere cosa è piaciuto agli altri, per consigliarci e segnalarci a vicenda libri che durante l'anno possono esserci sfuggiti.
Come si vede dai libri che ho scelto il 2013 non è l'anno di edizione ma quando li ho letti io, per questo ci sono cose note e del passato. Non ha nessuna pretesa esaustiva.

The nominees are:

i cinque libri migliori dell'anno:

1) Wil Wheaton: Dancing barefoot. L'ultimo capitolo di questo libro tocca una delle mie basi fondanti, Star Trek. Il racconto di come Wil fa pace con la serie e con l'odiato Wesley Crusher mi ha fatto venire i brividi. Parlava di se stesso, ma parlava anche di me e di ciò che sento più affine culturalmente. Difficile che un libro possa toccare le mie personalissime corde in questa maniera. (ne ho parlato anche QUI)

2) Douglas Adams: Dirk Gently, agenzia investigativa olistica. Mi ha fatto ridere come gli ultimi capitoli della Guida Galattica non erano riusciti a fare, più di tutto mi è piaciuta la costruzione della trama e l'uso del paradosso temporale.

3) Stephen Ambrose: Banda di fratelli. La compagnia Easy si addestra per lo sbarco in Normandia, il trasferimento in Gran Bretagna, lo sbarco, la Francia, il Belgio, fino ad arrivare ai campi di concentramento e al rifugio montano di Hitler. Una storia di ragazzi, eroi che hanno fatto la storia e che tra di loro erano fratelli. Hanno visto l'inferno e sono tornati per raccontarlo, sperando non accada mai più.

4) Francesco Abate: Un posto anche per me. Mi sono ritrovato ad immedesimarmi così tanto nel protagonista che mi ha fatto una certa impressione. Alcune cose della sua vita le conosco bene, purtroppo. Alla fine quello che ognuno di noi cerca è un posto dove sentirsi a proprio agio. (ne ho parlato anche QUI)

5) Cheryl Strayed: Wild. I km a piedi fatti dall'autrice nel cammino che parte dal Messico e arriva fino al Canada non sono solo fisici ma anche spirituali e personali. Wild è un racconto di errori, d'amore, di perdita e di riconquista. Stare così tanto da soli con se stessi mette davanti ai propri demoni e per uscirne vincitori ci vuole una forza non comune. Una storia affascinante.

più, categorie speciali:
il peggiore libro dell'anno: Walter Moers: Le 13 vite e mezzo del Capitano Orso Blu. La noia oltre il limite, nonostante sia un libro per ragazzi e quindi supposto leggero. Ha messo a dura prova la mia pazienza e sono stato lì, lì per abbandonarlo più volte.


la sorpresa: David Eggers: Zeitoun. L'avevo abbandonato Eggers, le sue cose di fiction sono andate calando con il tempo. Avevo però sentito parlare bene di questo libro e ho provato a dargli una possibilità. Ho fatto bene perché Eggers si rivela un ottimo cronista, la scrittura ottima, racconta la storia della caduta sotto Katrina di New Orleans. Racconta degli errori fatti e di quanto spesso le persone sanno essere stupide, racconta del coraggio di un uomo che ha affrontato una prova non indifferente.


la delusione: Stephen King: Shining. Leggilo, leggilo, non può mancarti uno dei capolavori del Re, dicevano. Non mi è piaciuto tanto. Ci sono tutti gli elementi che l'hanno reso grande ma sono pasticciati, a volte prolisso e ridondante, la narrazione ne risente. Si sente il fatto che fosse solo al suo terzo libro. (ne ho parlato anche QUI)


il più romantico: Rachel Cohn & David Levithan: Nick & Nora tutto accade in una notte. Chi non sognerebbe di trovare la persona dei propri sogni, in una notte a NY?


il libro che ci ha fatto ridere: Janet Evanovich: Stephanie ammazza sette. Anche quest'anno il più divertente. Le avventure di Stephanie sono esilaranti, la sua goffaggine e la sua capacità di cacciarsi nei guai sono senza uguali.


il libro che ci ha fatto piangere: Jacqueline Carey: Kushiel's mercy. Mi sono commosso, mi sono scese le lacrime. Tanta è stata l'attesa di poterlo leggere che quando l'ho letto mi ha lasciato a bocca aperta per quanto è bella la storia e di come i legami tra i personaggi sono di una forza incredibile. Vorresti averli anche tu così. Annullarsi completamente per ritrovare la persona amata, non da tutti.

miglior personaggio maschile: Wil Wheaton. Perché ha saputo reinventare se stesso nel momento di difficoltà, ha reinventato la sua carriere e oggi è una delle persone alle quale guardare nella nerd community. Si è messo in gioco, è venuto allo scoperto, si è messo a nudo e ha ricevuto inaspettate valanghe d'affetto e ammirazione, tanto da sotterrare le poche voci idiote. Non è fiction, è vita vera. È il protagonista dei suoi libri, è la sua storia.

miglior personaggio femminile: Annabeth Chase. Puoi essere la figlia di Atena, puoi essere la persona più intelligente del gruppo, puoi saper risolvere con il tuo cervello anche i problemi più complicati ma quando arrivi nel posto più buio della terra, nel posto più spaventoso che neanche i tuoi peggiori incubi allora l'amore della persona al tuo fianco può essere più potente di tutto il resto, anche se a volte è difficile ammetterlo anche con se stessi. 


Il miglior autore: Rick Riordan. Non per qualità della scrittura, forse. Ma sicuramente per il numero dei libri suoi che ho letto nel 2013 e perché mi ha tenuto avvinto e mi ha fatto trepidare per i suoi personaggi.

la copertina più bella: Bjorn Laarson: La vera storia del pirata Long John Silver. Perché sa di mare e d'avventura.


la colonna sonora: The Lumineers. Non sono propriamente la colonna sonora delle mie letture ma sono stati comunque la band che ho ascoltato di più. Si meritano la citazione.


il titolo più bello: Anne Rice: Un grido fino al cielo. Il libro così, così, ma il titolo lo trovo evocativo.


miglior racconto: uno qualsiasi di Nella carne di Sara Bilotti. Non amo i racconti ma quelli di Sara mi sono piaciuti. Quanto può essere oscuro l'animo dell'uomo?


Special Guest: Anarchy in Us!

Jules Verne – Viaggio al centro della terra. Letto per caso, mi ha divertito e affascinato e ancora mi mangio le mani per una citazione sulla scienza che non sono più riuscito a trovare. Scritto quasi due secoli fa e non sente il peso del tempo. Talento puro.

giovedì 2 gennaio 2014

Letture di dicembre.

1) Eduardo A. Sacheri: Il segreto dei suoi occhi. È il primo libro ambientato e scritto da un argentino che leggo. È stato un prestito, probabilmente non l'avrei mai preso perché la storia non mi ispirava molto, invece la lettura si è rivelata positiva e la storia interessante. Che strano leggere così tanti cognomi italiani, cosa deve essere stata l'emigrazione verso quel paese? Il finale è assolutamente sorprendente.

2) Wil Wheaton: Dancing Barefoot.

3) Fabio Volo: La strada verso casa. Mi sa che con Fabio arrivati al settimo libro abbiamo chiuso. Credo che dopo il suo quarto siamo andati in direzioni diverse. Non mi diverte più, anzi un po' mi annoio. Pazienza.

4) Matteo Di Giulio: I segreti delle sette virtù. Ok, qui sono di parte perché conosco di persona lo scrittore con il quale c'è un bellissimo dialogo librario. È un giallo storico e è ambientato nella Firenze della fine del 1400. La ricostruzione è fedele e durante la narrazione sembrava di camminare tra le vie della città fiorentina. Religione, vendetta, amore sono i temi principali. Lo consiglio perché è ben scritto e perché leggere di quando in quando un romanzo italiano non fa male.

5) Wil Wheaton: The happiest days of our lives.

6) Rick Riordan: The house of Hades. Dopo il finale del libro precedente non vedevo l'ora di leggere come sarebbe andata a finire per Percy e Annabeth precipitati nel Tartaro e per il resto del gruppo rimasto indietro ad affrontare prove altrettanto difficili. Una bella soddisfazione alla fine, sebbene adesso voglio sapere come andrà la battaglia finale e non mi sento di dare per scontato che finirà tutto rose e fiori. Mi è piaciuto molto come Riordan ha introdotto il tema dell'omosessualità nella saga, lo fa con delicatezza e senza scadere, credo che sia importante che il tema venga trattato in un libro dedicato ai lettori più giovani. Ha dimostrato intelligenza e tolleranza. Ora bisogna aspettare ottobre. sigh!

7) Aisha Tyler: Self-Inflicted Wounds. Aisha Tyler ha scritto un libro su alcune delle più epiche figure di merda che ha fatto nella sua vita. Si potrebbe pensare di passare tutto il tempo a ridere, succede e molto, ma Aisha lascia spazio anche per riflessioni più profonde e serie. Questo aspetto del suo libro mi ha molto sorpreso. Una lettura veloce che non lascia indifferenti. (sulla colonna di destra c'è il link per Girl on Guy, il suo podcast. ascoltarlo per me, oltre a essere un rito settimanale, è anche fonte di ispirazione)

8) Wil Wheaton: Just a Geek.

Ho lasciato in bianco le parti riguardanti i libri di Wil Wheaton. Volevo dedicargli qualche riga a parte. Wil ha reso disponibili all'ascolto sul suo sito i tre libri che ha scritto, si avete letto bene, l'ascolto. Sono audio libri, letti dallo stesso Wil. Sono racconti a volte divertenti, a volte amari sulla sua vita prima come attore bambino, poi come protagonista di una delle serie di Star Trek: The Next Generation.
Wil arrivato ad un certo punto della sua vita si è dovuto reinventare, non riuscendo a lavorare più come attore, ha optato per la scrittura. Ha iniziato a raccontare della sua vita come attore, come marito e come patrigno dei due figli della moglie. L'ha fatto da prima su internet, sul suo blog e poi su carta, la svolta e la decisione di pubblicare quando si è accorto che il pubblico dei lettori preferiva i racconti più intimi, quelli dove Wil raccontava delle sue emozioni, delle sue gioie e delle sue delusioni. Ha conquistato un nuovo pubblico, si è riconfermato con i vecchi fan e ha trovato una nuova dimensione. I libri sono dei primi anni 2000 quindi per chi di voi lo conosce solo per Eureka o The Big Bang Theory rimarrà deluso. Restano dei libri validi perché ci raccontano la storia delle origini.

Segnalo in particolare la parte finale di Dancing Barefoot. È la storia di come e quando ha fatto pace con Star Trek TNG, mi ha fatto venire i brividi e mi ha fatto emozionare. Da fan di tutto il franchising aver potuto vedere le cose con i suoi occhi mi ha fatto venire i brividi. Mi ha fatto sognare, ha rinnovato il mio amore, non che ce ne fosse bisogno, per quelle serie che sono una parte fondante di me.