lunedì 25 novembre 2013

Harper Lee: Il buio oltre la siepe.



Senza rendermene conto nell'ultimo periodo ho infilato tre libri che con diversi stili, diverse gradazioni di toni trattano della condizione delle persone di colore negli Stati Uniti. Il primo è stato Pomodori verdi fritti di Fanny Flagg, il secondo Il buio oltre la siepe del quale voglio dire due cose in questo post e il terzo è stato Domenica con le Supremes di Edward K. Moore. Un bel trittico, due regalati.
Dalla lettura collettiva nel mio gruppo di lettura mi sono affiorate alcune considerazioni, va da se che si basano solo ed esclusivamente sulla mia esperienza di lettore e non hanno nessuna ispirazione critica.

Spesso capita di valutare un libro un po' vecchio, è del 1960, con gli occhi di oggi, ma secondo me il romanzo va considerato in base a quando è stato scritto e quando è l'ha ambientato l'autrice.
Molti libri di allora hanno una certa linearità e una certa semplicità nella risoluzione delle vicende, mi capita quando leggo alcuni di quei romanzi di ritrovarmi a pensare che certe questioni vengano risolte in maniera troppo semplicistica e le trame hanno pochi momenti topici. Credo dipenda dal modo di scrivere del tempo, le persone avevano una sensibilità diffenrente, noi siamo abituati spesso a romanzi che a pagina 3 hanno già avuto più di un colpo di scena e che se non ci fanno saltare subito sulla poltrona ne restiamo delusi, secondo me ci si scorda che spesso quello che leggiamo è un affresco di un epoca passata.
Il tempo in cui è stato ambientato il romanzo mi ha fatto considerare Atticus, uno dei protagonisti, per quello che è: un uomo del suo tempo che ritrovatosi vedovo non ha una propria e vera dimestichezza nell'educare i figli, educazione che all'epoca era compito della madre, in sua assenza ci pensa la cameriera di colore e Atticus in qualche modo supplisce dove può. Il fatto che leggesse brani del giornale ai figli come intrattenimento della sera e rispondesse ai loro quesiti con sincerità mi pare un esempio di questo. Certo per il tempo era anticonvenzionale, non a caso la sorella decide di arrivare e educare i due ragazzi, Scout e Jem, come di deve, almeno dal suo punto di vista.
Il personaggi di Boo Radley l'ho trovato curioso, allo stesso modo dei ragazzi: ma voi quando eravate ragazzini non avevate un posto nel quale vi era proibito andare? nella piazzetta dietro il comune in paese c'è un edificio diroccato, in antichità era un cinema, che poi venne chiuso. Da allora è sempre stata area in disuso, una volta ci trovarono lì a giocare e ci prendemmo una strigliata, per il semplice fatto che ci si poteva fare male tra calcinacci e vetri rotti, per noi era un posto misterioso dove guardare. La vicenda di Boo l'ho vissuta in quella maniera: una cosa misteriosa che è un grande mistero solo nella mente dei bambini, mentre nella mente degli adulti è un semplice vicino con qualche problema.
Il pezzo più bello del libro è stato il processo e come l'ha raccontato Scout, che narra la vicenda in prima persona. Chiaramente Tom Robinson, la persona di colore accusata di stupro, verrà condannato ma tutto lo svolgimento mi ha tenuto lo stesso attaccato alla pagina, lo sforzo di Atticus Finch di far emergere la verità l'ho trovato molto istruttivo, nonostante lui stesso sapesse che per una persona di colore all'inizio del secolo, e forse anche oggi in alcuni casi, l'esito era abbastanza scontato. Il suo comportamento è un esempio per i figli e non solo.
Alla fine il libro mi è piaciuto tanto perché mi ha intrattenuto e convinto e mi ha lasciato idee da meditare e rimuginare, capisco perché sia tenuto in alta considerazione. Sono felice che un regalo molto apprezzato abbia colmato questa lacuna che avevo.

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