martedì 26 novembre 2013

Due anni. (per la seconda volta)

Il momento spartiacque 11 mesi prima della nascita del blog è stato gennaio 2011. La chiusura di Stargate Atlantis mi ha spinto alla ricerca di qualcos'altro che avesse la fantascienza e non solo al suo centro, così è arrivato Doctor Who.
La scoperta del Whoniverse non solo mi ha permesso di conoscere una serie spettacolare ma mi ha aperto anche mondi collaterale dal quale sono scaturiti Chris Hardwick e il suo Nerdist. Ho trovato il posto dove sto meglio, dove mi sento a casa perché parlano la mia lingua, parlano delle cose che amo.
Ecco se in una cosa sono stato mancante in questi due anni è stato quello di raccontare tutte queste cose che mi appassionano e che per me contano.
Forse sono stato bravo a raccontare dei libri che ho letto e che ho amato, non ho raccontato a dovere della musica che mi sta piacendo e che mi porto dietro nella mia chiavetta usb.
Ci sono altre cose fondamentali per me e che dovrei raccontare, ecco se mi dovessi prendere un impegno per il terzo anno di blog è questo: raccontare con costanza tutte le cose che mi provocano sensazioni belle, che mi emozionano. Sempre con in mente il mantra: rimani fedele a te stesso. Come direbbe Matt Mira: “Do your fuckin' shit”.
Mi dovessi dare un voto mi do la sufficienza risicata: ha le capacità ma non si applica, scriverebbero nella mia pagella di fine anno.

Questa è casa mia, finisco di togliere le cose dagli scatoloni, attacco quei due o tre quadri alle pareti, monto quelle due librerie e sono da voi, spero che possiate trovarla meglio di quel che è sembrata fino a oggi.

lunedì 25 novembre 2013

Harper Lee: Il buio oltre la siepe.



Senza rendermene conto nell'ultimo periodo ho infilato tre libri che con diversi stili, diverse gradazioni di toni trattano della condizione delle persone di colore negli Stati Uniti. Il primo è stato Pomodori verdi fritti di Fanny Flagg, il secondo Il buio oltre la siepe del quale voglio dire due cose in questo post e il terzo è stato Domenica con le Supremes di Edward K. Moore. Un bel trittico, due regalati.
Dalla lettura collettiva nel mio gruppo di lettura mi sono affiorate alcune considerazioni, va da se che si basano solo ed esclusivamente sulla mia esperienza di lettore e non hanno nessuna ispirazione critica.

Spesso capita di valutare un libro un po' vecchio, è del 1960, con gli occhi di oggi, ma secondo me il romanzo va considerato in base a quando è stato scritto e quando è l'ha ambientato l'autrice.
Molti libri di allora hanno una certa linearità e una certa semplicità nella risoluzione delle vicende, mi capita quando leggo alcuni di quei romanzi di ritrovarmi a pensare che certe questioni vengano risolte in maniera troppo semplicistica e le trame hanno pochi momenti topici. Credo dipenda dal modo di scrivere del tempo, le persone avevano una sensibilità diffenrente, noi siamo abituati spesso a romanzi che a pagina 3 hanno già avuto più di un colpo di scena e che se non ci fanno saltare subito sulla poltrona ne restiamo delusi, secondo me ci si scorda che spesso quello che leggiamo è un affresco di un epoca passata.
Il tempo in cui è stato ambientato il romanzo mi ha fatto considerare Atticus, uno dei protagonisti, per quello che è: un uomo del suo tempo che ritrovatosi vedovo non ha una propria e vera dimestichezza nell'educare i figli, educazione che all'epoca era compito della madre, in sua assenza ci pensa la cameriera di colore e Atticus in qualche modo supplisce dove può. Il fatto che leggesse brani del giornale ai figli come intrattenimento della sera e rispondesse ai loro quesiti con sincerità mi pare un esempio di questo. Certo per il tempo era anticonvenzionale, non a caso la sorella decide di arrivare e educare i due ragazzi, Scout e Jem, come di deve, almeno dal suo punto di vista.
Il personaggi di Boo Radley l'ho trovato curioso, allo stesso modo dei ragazzi: ma voi quando eravate ragazzini non avevate un posto nel quale vi era proibito andare? nella piazzetta dietro il comune in paese c'è un edificio diroccato, in antichità era un cinema, che poi venne chiuso. Da allora è sempre stata area in disuso, una volta ci trovarono lì a giocare e ci prendemmo una strigliata, per il semplice fatto che ci si poteva fare male tra calcinacci e vetri rotti, per noi era un posto misterioso dove guardare. La vicenda di Boo l'ho vissuta in quella maniera: una cosa misteriosa che è un grande mistero solo nella mente dei bambini, mentre nella mente degli adulti è un semplice vicino con qualche problema.
Il pezzo più bello del libro è stato il processo e come l'ha raccontato Scout, che narra la vicenda in prima persona. Chiaramente Tom Robinson, la persona di colore accusata di stupro, verrà condannato ma tutto lo svolgimento mi ha tenuto lo stesso attaccato alla pagina, lo sforzo di Atticus Finch di far emergere la verità l'ho trovato molto istruttivo, nonostante lui stesso sapesse che per una persona di colore all'inizio del secolo, e forse anche oggi in alcuni casi, l'esito era abbastanza scontato. Il suo comportamento è un esempio per i figli e non solo.
Alla fine il libro mi è piaciuto tanto perché mi ha intrattenuto e convinto e mi ha lasciato idee da meditare e rimuginare, capisco perché sia tenuto in alta considerazione. Sono felice che un regalo molto apprezzato abbia colmato questa lacuna che avevo.

lunedì 11 novembre 2013

Shining, Stephen King.



Nel post predente, quello sulle letture di ottobre, ho accennato brevemente a Shining e al fatto che non mi sia piaciuto molto. Provo ad argomentare un po'.
In primo luogo mi preme dire che non sono un lettore occasionale di Stephen King ma Shining è stato il 33° romanzo che ho letto dello scrittore del Maine. Arrivo con una certa preparazione.
Con i libri di King ho avuto tutta la gamma di esperienze che un lettore può avere leggendo: mi sono divertito tantissimo, sono cresciuto sia come lettore che come persona, ho amato alcuni personaggi, ne ho odiati altri, ho trovato alcuni suoi libri meravigliosi, altri mediamente buoni e altri ancora mi hanno annoiato tantissimo, per altri mi sono domandato che senso abbia avuto pubblicarli, mi sono sembrati inutili.

Shining, per quanto mi ha riguardato, è arrivato carico di moltissime aspettative: persone, amici lettori, del cui gusto mi fido, per anni mi hanno chiesto come mai ancora non l'avessi letto, cosa aspettavo a colmare questa lacuna, un libro così bello, così inquietante. Non ho mai avuto una vera e propria risposta in merito se non che bilanciavo le cose vecchie, per molti le migliori, con le cose nuove.
Ogni volta che sono stato in libreria e ho visto Shining qualcosa mi tratteneva dal comprarlo e non so perché, o meglio, so che quando sei un lettore forte certi libri li senti a pelle, so che chi legge tanto mi può capire. Senti o meno di voler comprare questo o quel libro e con Shining non scattava la scintilla, tanto che alla fine c'è voluto un regalo.
In più a frenarmi c'era la famosa scena del film di Kubrick, che non ho visto, con Nicholson con l'ascia in mano che chiama "Wendy" e che in qualche modo mi ha "rubato" la voglia di scoprire il libro, nonostante sapessi che il regista inglese ha cambiato il finale.
Tutti questi elementi in qualche modo hanno remato contro.
A spiegare la mia perplessità generale basterebbe dire che è il terzo libro di King pubblicato negli States, la bibliografia italiana non fa testo in questo caso.
Ecco perché ho fatto fatica a ritrovare la voce dello scrittore americano a me così familiare, ecco perché alcuni temi ripetuti qua hanno rallentato di molto la narrazione mentre in altri casi sono stati funzionali.
Meno bello di quel che mi aspettavo, il finale mi è piaciuto, alcune parti mi hanno conquistato, altre no ecco perché secondo me ci sarebbe voluta un ulteriore asciugatura, almeno una cinquantina di pagine in meno per rendere il romanzo più agile. Se alla fine fosse stato più spedito e avesse girato meno intorno al proprio ombelico, sarebbe stato perfetto.
Ma era solo al terzo romanzo, ci sarebbe voluto ancora un po' perché sviluppasse la voce dello scrittore che molti di noi amano.

Shining si colloca tra le cose medie di King che letto.

sabato 2 novembre 2013

Letture di Ottobre.

1) Stephen King: Shining. Una mezza delusione, credo che le aspettative fossero troppo alte. L'ho trovato lento e poco inquietante, peccato. So che non posso liquidare Shining con queste poche parole, gli dedicherò un post a breve.

2) Francesco Abate: Un posto anche per me. Bello, bello. La rivelazione di questo mese. Mi sono ritrovato in tante cose sia della storia che del protagonista. un libro amaro di fondo ma che ti fa anche tanto ridere. Ne ho parlato in lungo e in largo nei due post precedenti.

3) Tess Gerritsen: Lezioni di morte. Una altra mezza delusione. mi aspettavo che l'essere donna sia dell'autrice che della protagonista portasse una sensibilità un po' diversa, invece si cadde nei soliti stereotipi del genere. Proseguirò la serie, ma spero in qualcosa di più.

4) Jacqueline Carey: Kushiel's mercy. E qui si apre un mondo: non è il migliore della Carey, forse, però chiude il cerchio della storia, mi sono emozionato e entusiasmato e alla fine è scesa anche qualche lacrima. ah! potenza dei libri.

5) Francesco Abate: Chiedo scusa. Mi aspettavo qualcosa di più. non ho riso come per Un posto anche per me. Il tema è forte, ben raccontato, meno ilarità del successivo, molto istruttivo.


Ottobre: un buon mese con letture molto valide. Ci sarebbe da dedicare più spazio al libro di Jacqueline Carey per tutta una serie di motivi che riguardano la pubblicazione italiana e la mia scelta di finire la seconda trilogia in inglese. Lo farò in un post apposito, si tratterà di pesare le parole ma è una cosa alla quale tengo.