domenica 7 luglio 2013

Michael Cunningham.

Qualche settimana fa sono stato ad ascoltare parlare lo scrittore americano Michael Cunningham, sono rimasto un po' deluso non per colpa sua ma di chi faceva le domande, una giornalista che invece di sfruttare l'opportunità di avere uno scrittore del suo calibro per chiedere cose rilevanti su qualsiasi tema, si è concentrata su scemenze da bambina piccola. Anzi credo che se le domande le avesse fatto un bambino avrebbe chiesto cose più profonde. Avete presente quando si parla di servizi di costume, il livello era quello, c'è mancato poco che gli chiedesse quale fosse il suo colore preferito. Mi sono sentito in imbarazzo per lei. Il momento più alto quando una signora del pubblico ha fatto una domanda e si è beccata l'applauso dei presenti perché era una domanda di un certo spessore. Lui un po' è stato al gioco e un po' è riuscito a dire, nonostante tutto, cose interessanti.
Il fatto più curioso della serata è avvenuto quando ero in fila con la mia amica Giulia per farci firmare il libro, io ho portato quello di Cunningham che ho amato di più: Una casa alla fine del mondo.
Dunque, eravamo in fila e una signorina dietro di me era al telefono con il fidanzato/marito e voleva che lui le prendesse uno dei libri che le mancavano, solo che non si ricordava il titolo. Dopo averli elencati tutti mi accorgo che ne manca uno e glielo suggerisco, mi ringrazia e dopo qualche minuto arriva il fidanzato/marito con il libro. Si parla di Giorni memorabili.
E io mi sono chiesto, tra di me, mi ringrazierai anche dopo averlo letto? Perché a me non è piaciuto per niente. Doveva rivelarsi una delle cose migliori scritte da Cunningham, con ampi riferimenti a Walt Whitman, uno dei pochi poeti che apprezzo, invece ricordo nel leggerlo fatica e noia. Accade.
Di tutto ciò mi resta che non saprò mai se alla signorina dietro di me in fila il libro possa essere piaciuto o meno. Potrebbe essere una bella storia da raccontare.

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