lunedì 24 dicembre 2012

Paolo Giordano: Il Corpo umano.




Quando alla ribalta della cronaca letteraria si affaccia un cosiddetto nuovo fenomeno editoriale, i lettori forti - quelli che leggono più di 20/30 libri all'anno, quelli che non si fermano allo scalfale delle novità - lo guardano con sospetto subodorando una schifezza. Lo faccio anche io, si tratta di autodifesa, spesso con i soldi sei in ristrettezza e con il tempo impari a destreggiarti con la speranza di non prendere abbagli e prendere libri che valgano la pena di essere letti.
Quando usci il primo libro di Giordano i commenti erano più o meno del tenore: che schifo!. Ma l'hai letto? No, ma mica mi faccio fregare così, io. A volte con l'autodifesa si esagera.
Del primo libro, La solitudine dei numeri primi, mi era piaciuto molto il protagonista maschile, Mattia, e poi avevo apprezzato il fatto che Giordano non ha buttato via il finale cercando di accontentare un ipotetico pubblico.
La curiosità per il secondo romanzo era tanta, persone del cui giudizio letterario mi fido l'hanno promosso, l'ambientazione in Afghanistan tra le truppe italiane ha aumentato la voglia di leggerlo.
La scrittura de Il corpo umano è quella del primo libro, asciutta, a volte asettica, non una parola in più del necessario. Giordano maneggia bene la materia. Il gruppo dei protagonisti è ben caratterizzato e racconta le molte sfaccettature degli italiani, non solo geografiche ma anche caratteriali. Ognuno si porta il proprio bagaglio emotivo, trovarsi in un teatro di guerra fa si che il bagaglio pesi ancora di più.
Le dinamiche del gruppo sono presenti tutte: c'è il bullo, chi sopporta le angherie, c'è chi prova a prendersi cura degli altri, c'è chi ha lasciato la propria famiglia e ne sente la mancanza e c'è chi frappone il proprio egoismo davanti agli altri per sopravvivere e poi c'è la guerra: convitata di pietra che prima della parola fine prenderà la parte che le spetta tra le pagine del libro.
Non è un libro consolatorio, anzi, c'è molta amarezza, riesce a farti incazzare, riesce a provocarti schifo e i sorrisi sono rari. Non è tenero, come non lo è la vita.
Credo che sia la cosa che più mi è piaciuta dei due libri di Giordano. Il passante occasionale mi domanderà: ma con tutta la merda che dobbiamo sopportare quotidianamente, che senso ha che me la vada a cercare anche nei libri? Secondo me è giusto raccontarla, spesso può aiutare in modi che non immaginiamo, altre volte può semplicemente farci sentire meno soli con il nostro di bagaglio.
Ecco perché credo che valga la pena di leggere Il corpo umano.

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