mercoledì 26 dicembre 2012

Merlin.


ATTENZIONE SPOILERS, SPOILERS, SPOILERS, SPOILERS.



E così siamo arrivati alla fine naturale di Merlin, dopo cinque anni e cinque stagioni.
Ricordo ancora la prima volta che vidi le prime due puntata: le trasmetteva in italiano italia1, ne vidi un pezzo e poi decisi di provarla direttamente.
Mi piacque nonostante io non fossi proprio in target, più adatto ad un pubblico più giovane, direi quasi adolescente. Spesso mi è venuto in mente il parallelo con Smallville.
Le avventure di Merlin sono state quasi un romanzo di formazione del giovane mago che impara l'uso dellaa magia e prende lezioni dalla vita, accompagnato da un giovane Arthur prima principe e poi re che dovrà proteggere.
A bilanciare i due Morgana e Gwen (Ginevra), anche loro avranno da scoprire che cosa riserva loro il destino, ognuna avrà il proprio percorso, spesso, accidentato.
Questa nuova lettura del ciclo Arturiano creata dalla BBC mi è piaciuta molto, non è mancato il posto per la magia, creature fatate, draghi, spade e tornei, ma più spesso le storie raccontate in questa serie hanno riguardato la diversità e l'entrata dei protagonisti nell'età adulta.
La magia avrà un ruolo importante nelle storie ambientate a Camelot, vista negativamente da Uther, padre di Arthur, e messa al bando è spesso la base per persecuzioni e esecuzioni.
Nelle prime stagioni sia Merlin che Arthur crescono nell'esempio delle rispettive guide. Arthur dovrà seguire la volontà del padre nonostante spesso non ne condivida le scelte ma costretto all'obbedienza verso il proprio re.
Merlin, che il padre non ce l'ha più, viene mandato a Camelot sotto la tutela di Gaius che gli insegnerà a maneggiare la magia e soprattutto a diventare l'uomo che porterà su di se le sorti di Camelot e della terra di Albione.
La conclusione, tuttavia, ha scontentato i più. Per chi ha avuto modo di leggere i libri di Michel Rio, che ha scritto della vicenda, sa che Arthur morirà per mano di Mordred che lo tradirà per appoggiare la causa di Morgana, molti si aspettavano il lieto fine che non c'è stato. Quello che traspare dall'ultima puntata è poi quello che in ogni racconto della vicenda viene fuori, la morte di Arthur non sarà la morte di Camelot e dei principi di giustizia che rappresenta, questi continueranno oltre la durata della vita umana dei protagonisti e saranno incarnati nella storia del Regno Unito.
Tutto sommato questa scelta narrativa secondo me è stata la migliore, rispetta la leggenda e non accontenta con il solito finale rettorico del vissero tutti felici e contenti di disneiana memoria.
In finale una bella serie che mi ha fatto compagnia in molte sere d'inverno, spesso non di scrittura eccelsa ma comunque con una buonissima recitazione, è stato un piacere vederla in questi anni.

martedì 25 dicembre 2012

Fairytale of New York.


A detta di molti una delle più belle, se non la più bella, canzone di natale di sempre. Lo spiega benissimo Simona Siri in un articolo per Il Post. Questa versione è stata registrata per la BBC Radio da Billy Bragg e Florence and The Machine, mi piace quanto l'originale dei Pogues. Buon ascolto e buone feste.

lunedì 24 dicembre 2012

Paolo Giordano: Il Corpo umano.




Quando alla ribalta della cronaca letteraria si affaccia un cosiddetto nuovo fenomeno editoriale, i lettori forti - quelli che leggono più di 20/30 libri all'anno, quelli che non si fermano allo scalfale delle novità - lo guardano con sospetto subodorando una schifezza. Lo faccio anche io, si tratta di autodifesa, spesso con i soldi sei in ristrettezza e con il tempo impari a destreggiarti con la speranza di non prendere abbagli e prendere libri che valgano la pena di essere letti.
Quando usci il primo libro di Giordano i commenti erano più o meno del tenore: che schifo!. Ma l'hai letto? No, ma mica mi faccio fregare così, io. A volte con l'autodifesa si esagera.
Del primo libro, La solitudine dei numeri primi, mi era piaciuto molto il protagonista maschile, Mattia, e poi avevo apprezzato il fatto che Giordano non ha buttato via il finale cercando di accontentare un ipotetico pubblico.
La curiosità per il secondo romanzo era tanta, persone del cui giudizio letterario mi fido l'hanno promosso, l'ambientazione in Afghanistan tra le truppe italiane ha aumentato la voglia di leggerlo.
La scrittura de Il corpo umano è quella del primo libro, asciutta, a volte asettica, non una parola in più del necessario. Giordano maneggia bene la materia. Il gruppo dei protagonisti è ben caratterizzato e racconta le molte sfaccettature degli italiani, non solo geografiche ma anche caratteriali. Ognuno si porta il proprio bagaglio emotivo, trovarsi in un teatro di guerra fa si che il bagaglio pesi ancora di più.
Le dinamiche del gruppo sono presenti tutte: c'è il bullo, chi sopporta le angherie, c'è chi prova a prendersi cura degli altri, c'è chi ha lasciato la propria famiglia e ne sente la mancanza e c'è chi frappone il proprio egoismo davanti agli altri per sopravvivere e poi c'è la guerra: convitata di pietra che prima della parola fine prenderà la parte che le spetta tra le pagine del libro.
Non è un libro consolatorio, anzi, c'è molta amarezza, riesce a farti incazzare, riesce a provocarti schifo e i sorrisi sono rari. Non è tenero, come non lo è la vita.
Credo che sia la cosa che più mi è piaciuta dei due libri di Giordano. Il passante occasionale mi domanderà: ma con tutta la merda che dobbiamo sopportare quotidianamente, che senso ha che me la vada a cercare anche nei libri? Secondo me è giusto raccontarla, spesso può aiutare in modi che non immaginiamo, altre volte può semplicemente farci sentire meno soli con il nostro di bagaglio.
Ecco perché credo che valga la pena di leggere Il corpo umano.

giovedì 13 dicembre 2012

Farscape.




Nella mia costante ricerca di cose di fantascienza quest'estate passata ho deciso di provare a guardare Farscape.
Il motivo per il quale ho scelto Farscape sono Ben Browder e Claudia Black, per chi è appassionato del genere dovrebbe conoscere entrambi, per chi è a digiuno, va detto che sono stati due tra i protagonisti di Stargate SG1, nelle stagioni conclusive. Mi sono piaciuti molto nella serie dell'MGM e quindi mi è parso naturale guardare da dove sono partiti.
In breve: Browder interpreta John Crichton astronauta terrestre che durante un esperimento in orbita sopra la Terra viene catturato da un tunnel spaziale e si ritrova catapultato in una galassia sconosciuta, dove si ritroverà coinvolto nelle vite di diversi alieni che lo accompagneranno nel tentativo di tornare sulla terra.
Non mi è piaciuta molto. L'ho trovata una serie pesante con molte puntate filler, poco interessanti. Gli effetti speciali abbastanza ridicoli hanno risentito maggiormente del passare del tempo, manco tanto visto che la serie è andata in onda dal 1998 al 2002 con due film da un ora e mezza che l'hanno conclusa nel 2003. Le cose migliori sono stati proprio questi due film, pieni di azione e con un enorme passo avanti nella trama.
La stagioni non hanno avuto grandi sussulti, la conclusione è apparsa scontata, spesso sono state usate soluzioni narrative deboli. Quando più volte si ricorre a espedienti di condizionamento mentale e molto di ciò che accade accade nella mente del protagonista, io mi annoio. A rendere il tutto più pesante gli episodi di 50 minuti, sette minuti in più possono sembrare pochi rispetto alla tradizionale durata, ma vogliono riempiti.
In parte, a discolpa dei produttori della serie australiana va detto che probabilmente il budget non era eccezionale, ho visto comunque serie a basso budget con puntate ambientate in un solo luogo con maggiore profondità di temi e soggetti.
Ecco secondo me a questa serie è mancata una forte impronta autoriale con idee che sopperissero alla mancanza di mezzi, peccato visto che tra i produttori c'era la Henson Company, quella dei Muppets, che certo non è nuova in materia di produzioni televisive.
Chiudendo con un bilancio diciamo che le cose negative sono state più di quelle positive, che però ci sono state e qualche volta mi hanno intrattenuto e appassionato un po', certo facendo un paragone con altre serie di genere non esce molto bene.
Purtroppo in tema mi restano da vedere solo due serie: Babylon 5 e Andromeda. Del primo non so molto, me ne sono tenuto lontano per non farmi influenzare. Del secondo ne ho visto qualche puntata e mi pare una mezza scemenza ma gli darò comunque una possibilità.
Ad aprile su SyFy dovrebbe iniziare Defiance, c'è molto hype intorno a questa serie, speriamo mantenga le aspettative suscitate.

mercoledì 5 dicembre 2012

Dave Brubeck.

I miei piani per il post di oggi saltano. Ho appena letto della morte a 91 anni di Dave Brubeck.
In questi casi è banale da dire ma quando se ne va un musicista di tale grandezza il mondo è più povero. Di Brubeck il disco che mi piace di più ascoltare è un live registrato a Montreaux molti anni fa, ne avevo scritto per Just Push Play ed è una delle prime cose che ho recuperato qui sul nuovo blog. ecco il link: Take Five.


Take Five è il suo pezzo più famoso, ma nella sua musica ci sono tante altre perle e cose da scoprire.
Grazie Dave per le bellissime cose che hai scritto.

domenica 2 dicembre 2012

Treme, NOLA.




Qualche estate fa in crisi d'astinenza da serie tv sono andato in cerca di novità e ho trovato questa serie ambientata a New Orleans. Non ne sapevo niente, però la città ho imparato a conoscerla e amarla grazie ai libri di Anne Rice, la tragedia di Katrina ha fatto si che il mio amore crescesse ancora di più. Mi è bastata la prima puntata per esserne catturato irrimediabilmente.
Treme è un quartiere di NO, dove si intrecciano le vite dei protagonisti, è anche uno dei quartieri più colpiti dall'uragano e dalle successive inondazioni.
David Simon, il creatore della serie, inizia il suo racconto proprio da questo angolo della città. Molte delle case sono distrutte, molti degli abitanti hanno deciso di non tornare non avendo posto dove tornare, altri, forse i più coraggiosi, sono tornati e hanno incominciato a ricostruire. I danni provocati dall'uragano, la burocrazia, che da questi parti è come l'Italia post terremoti, e i pochi soldi a disposizione, parliamo di alcune delle zone più povere degli Stati Uniti, mettono a dura prova i cittadini della città e di Treme in particolare.
Ad alleviare la pesantezza della situazione i musicisti che hanno reso celebre la città nel mondo, con il loro jazz, il loro blues, il loro funky cercano di restituire alla città l'antico spirito.
David Simon, creatore anche di The Wire, ha messo su un cast di grandissima qualità, le storie che racconta non sono così speciali ma sono rese speciali da chi le interpreta. Simon trasforma la quotidiana lotta per sopravvivere e ricostruirsi una vita in letteratura, racconta dolori, amori e gioie. Racconta del quartiere francese e dei suoi angoli con i musicisti di strada, i suoi locali con la musica dal vivo, la buona compagnia e un buon bicchiere.
In tre stagioni è riuscito a far partecipare alla sua serie molti dei grandissimi musicisti che hanno reso grande la musica del golfo, la musica fa da personaggio principale e si mescola alla narrazione. Le second line, i funerali con la musica che accompagna il feretro al campo santo, il carnevale e il Mardì Gras, la tradizione degli Indians: New Orleans, Lousiana.
La serie è andata in onda su HBO, non poteva non tenere alti gli standard della rete. Tre stagioni, per il momento, ancora cinque puntate che chiuderanno questa magnifica opera.
Spesso si fa presto a gridare al capolavoro, qui ci si va tanto, tanto vicino, sono pochi quelli che non hanno apprezzato l'affresco dipinto da Simon. Questa è una delle serie che resterà per sempre nel mio cuore e che non mancherò di rivedere e di consigliare, c'è sempre posto per le cose belle e questa lo è. Avete presente quando si dice che l'arte rende la vita migliore? Ecco!