domenica 25 novembre 2012

Celebrando il sole.

Seconda parte di Tre giorni da paraculo. Questo sotto è il video di Celebrando il sole della Stanza. Prima di tutto sono amici, poi mi piacciono le cose che scrivono. (ancora aspetto un supporto con su Il Progetto Aurora)
Questa canzone in particolare mi ha sempre toccato corde particolari, sia la parte strumentale che il testo in qualche modo rispecchiano molte parti di me. Il primo embrione di blog l'ho tenuto sul forum della Stanza, a loro ho dedicato Just Push Play, come ho scritto anche nel primo post, il passo successivo non poteva non essere che Celebrando il sole.
Nel video si sente un tipo che dice: "evvai!". Sono io in preda all'entusiasmo. Se ogni tanto il video si muove un po', sono sempre io che pogo.
Ancora più sotto c'è il testo della canzone con qualche nota personale, l'ho scritta pochi anni fa in un momento della mia vita nel quale ero così incazzato che non so come ho fatto a non farmi inghiottire dalla mia stessa rabbia. Quella rabbia si è attenuata con il tempo, ma è sempre lì sopita, temo il giorno che verrà fuori a reclamare un posto al sole.




CELEBRANDO IL SOLE

Non so se smuoverò L’aria che gira intorno a me… Non so se assaggerò Di nuovo l’odore del mare Liberando tutto ciò che ho Mi muovo dentro il mio torpore Abbellisco il mio deserto E vivo del il suo calore”

Mi dibatto ormai da mesi in una sorta di apatia personale e non solo, niente riesce a destare il mio entusiasmo, mi rigiro e un po’ mi compiaccio di questo, quasi che l’apatia fosse un bozzolo caldo, sicuro dove possa stare aspettando Godot. Alla resa dei conti di questo si tratta, sto aspettando Godot ma al contrario dei due protagonisti dell’opera di Beckett, io so che non arriverà.
Il rigirarmi nel mio rifugio non mi ha tolto solo l’entusiasmo ma fa si che perda occasioni di uscirne. Arrivo tardi sulle cose e mi rendo conto che il treno è passato solo quando vedo l’ultima carrozza allontanarsi, mi riprometto di stare più attento e poi con puntualità svizzera perdo anche il treno successivo.

Yeah! Perdendomi Yeah! Perdendomi”

Mi perdo in un inutile rabbia, perché sono più incazzato di quando avevo sedici anni e dovevo essere incazzato perché a sedici anni è fisiologico, la norma. L’ennesimo treno perso, ho perso l’occasione di incazzarmi quando era il momento giusto..

Mille specchi mi confondono E non vedo la mia immagine.. E resto solo qui e So già che sto per affondare”

Mi perdo in una miriade di piccole cose che mi danno un piacere momentaneo, mi racconto, mentendo a me stesso, che di più non si può avere. Mi accontento cercando di accontentare il resto del mondo, le cosiddette persone che mi vogliono bene ma snaturando me stesso e i miei desideri. Intrappolato. Desidero liberarmi ma non uso la forza necessaria che mi permetta di uscirne definitivamente.

Inseguendo la mia cecità Infrango solo il mio odore Abbellisco il mio deserto E vivo del suo calore Yeah! Perdendomi Yeah! Perdendomi Nel mio mondo Nel mio mondo”

Mi perdo nel mio mondo fatto di letture, di vite altrui. Mi racconto che questo basta, che devo accontentarmi perché di più non si può avere, che pretendere di più non è bene. Che cosa è bene me lo devono ancora spiegare, loro mi dicono di saltare e io chiedo quanto in alto.

Luce che vive dentro me In un mondo che non c’è Sole che splende dentro me In un modo che non c’è Yeah! Perdendomi Yeah! Perdendomi”

La decisione, il bivio è davanti a me. Continuare ad assecondare il comune sentire e fare cioè che comunemente è riconosciuta come la cosa giusta da fare o assecondare la mia personale inclinazione verso il mondo e fottermene di tutto il resto? Moderno Jeremy che all'ennesima sopraffazione fa quello che va fatto.
La voglia è di alzare e rinforzare il muro intorno a me, insonorizzarlo per non sentire gli echi altrui e lasciare solo una debole luce rossa per segnalarmi che c’è qualcuno alla porta. Decidere se quella porta è da aprire o da lasciare chiusa. Continuare a vivere nel mio mondo, un mondo che non esiste ma dove sono io a decidere chi deve vivere e chi deve morire. Sono io a decidere, la scelta è mia.

Nessun commento:

Posta un commento