martedì 24 luglio 2012

L'anno 2000.




Oggi avrei voluto mettere un post sul Comic-Con di San Diego e sulla chiusura della serie tv Eureka, troverà posto nei prossimi giorni. Al suo posto una piccola/grande esperienza che ho avuto oggi sfruttando la tecnologia in una maniera che mi ha gasato troppo e visto che questa è la mia casetta la condivido.
Alle 16, ora italiana, sulla radio pubblica canadese CBC era ospite in un bel programma che ascolto spesso in podcast o su youtube, Anne Rice, la mia scrittrice preferita.
Erano le 16 in Italia, erano le 10 del mattino a Toronto da dove va in diretta Q, la trasmissione, a Los Angeles erano le sette del mattino, sempre che non abbia sbagliato i calcoli. Tutto accadeva nel momento, in posti diversi, in fuso orari diversi.
Io che ascolto, Jian Ghomeshi che fa le domande da Toronto e Anne Rice che risponde da Los Angeles e tutto grazie alla rete, almeno per quello che riguarda la mia parte.
Mi sono gasato come un bambino ad ascoltare, mi sono ritrovato a pensare: incredibile. E si che non mi dovrei più stupire, ogni tanto, però, è bello avere un momento di estasi infantile.
Per la cronaca si parlava della trilogia della Bella Addormentata scritta sotto pseudonimo dalla Rice circa 30 anni fa. Sono tre libri erotici e visto il successo editoriale di queste settimane, l'editore della Rice ha pensato di fare un restyle e farli uscire allo scoperto visto che tutti questi anni sono stati letti in maniera un po' sotterranea, l'argomento è molto esplicito ma non volgare.
E niente questa cosa del fuso orario e dell'altra parte del mondo mi ha entusiasmato.
“time and space”

il link del programma.

domenica 22 luglio 2012

E la puzza sotto il naso.




Ho deciso che leggerò il libro di Alessandro Del Piero.
Shock! Ma come, tu dovresti leggere cose migliori. Le polemiche sono cicliche, se non è Del Piero, è Fabio Volo, se non è lui, si porta ad esempio di brutta letteratura Faletti o semplicemente chi è primo in classifica, con le dovute eccezioni naturalmente.
Intanto mi pare esagerato dire che il libro l'ha scritto Del Piero, lui ha collaborato con le sue esperienze di vita ma poi un giornalista l'ha prodotto. Pennivendolo, il giornalista. Già, perché campi d'aria.
Non credete a chi vi racconta la favola: “scrivo innanzitutto per me stesso”. In tanti anni da lettore, da frequentatore laterale del mondo della scrittura conto sulla punta delle dita chi veramente scrive per se stesso. Solo un caso, uno, di scrittrice pubblicata da grande casa editrice che ha mollato lì perché tutto quello che stava intorno non le piaceva e fidatevi di un pinco pallino qualunque: la signora sa scrivere.
Tante volte negli ultimi anni mi è capitato di partecipare a dibattiti dottissimi tra scrittori, aspiranti tali, appassionati, critici e per quanto ogni volta si sia cercato di volare alto, il groppo rimane lì in gola.
I Fabio Volo, i Moccia e altri ancora, l'elenco è lungo, si permettono di violare i sacri templi della letteratura con le loro pagine imbrattate. Come si permettono loro di stare sugli scaffali delle librerie e guadagnare milioni di euro.
Ah! Ma la colpa è delle case editrici che sono diventate fabbriche per far soldi fregandosene della qualità. Luogo comune. (Se Einaudi non se lo fosse comprata Berlusconi sarebbe andata fallita e tutto il suo patrimonio culturale sarebbe andato tranquillamente in vacca. Poi possiamo dibattere su Einaudi oggi e Einaudi cinquant'anni fa. Ma c'è ancora.)
Se scrivi vuoi essere letto. Più persone ti leggono, più il tuo ego ne guadagna, più ti senti fiero, se poi con i numeri arrivano anche complimenti, apprezzamenti e allora ti senti un re.
Badate bene: scrivere è fatica e sofferenza perché quando ti lasci veramente trascinare da quello che stai facendo il tuo inconscio è capace di partorire demoni così grossi che spaventano, perché non solo li partorisci, ma poi ci devi tornare sopra infinite volte. Le verità che ignoriamo per non stare male vanno cesellate. Non basta sputarle fuori, sono come gli incubi che ritornano ogni notte.
E quando vedi che i tuoi risultati editoriali non compensano la fatica fatta, potrai bearti quanto vuoi della tua arte, potrai cercare di volare alto ma i coglioni girano lo stesso. Lo faranno con qualche volo pindarico, lo faranno attraverso grandi metafore ma alla fine di questo si tratta.
Ci si sente defraudati a torto o a ragione.
Non temete la grande letteratura sugli scaffali delle librerie c'è ancora. Va detto che i lettori, soprattutto quelli meno avvertiti, hanno perso la capacità di saper scegliere per proprio conto lasciandosi guidare dal mercato che non sempre è in grado di scegliere.
Tutto questo per dire che non bisogna avere la puzza sotto il naso, non sto dicendo che non si debba scegliere, perché io per primo scelgo e quando entro in libreria so essere un gran rompipalle se non trovo quello che voglio.
Se non siete lettori provate a scegliere cose che vi interessano, vedrette che nel momento in cui vi scocca la scintilla non vi fermerete più. A chi legge dico: fregatevene. I grandi della letteratura si troveranno anche fra decenni sugli scaffali, gli altri resteranno un simpatico ricordo di quell'estate che li avete letti sotto l'ombrellone.

lunedì 2 luglio 2012

La nazionale e il tifoso che è in me.




Mai avrei pensato che un giorno mi sarei messo a scrivere un post sul calcio, ma tant'è, eccoci.
Devo confessare subito che le prime partite della nazionale le ho guardato con un occhio porta sfiga, ero convinto che non sarebbe andata oltre il girone di qualificazione.
Non sono un amante del calcio, è difficile che passi la domenica a vedere partite, sostanzialmente mi annoio, mi annoio a sentire le infinite chiacchiere sul calcio, mi annoi a vedere un cazzo di giocatore che senza che nessuno gli abbia fatto niente si rottola in terra fingendo dolori da tortura. Il calcio mi annoia. Mi emoziono un sacco per il nuoto e per l'atletica dove l'Italia non è granché ma mi piace guardare le competizioni.
La nazionale la guarda giusto per i tornei importanti, amichevoli e qualificazioni ai vari tornei le lascio perdere sempre per lo stesso motivo.
Devo dire che un po' di affetto per questa squadra mi è rimasto dopo il mondiale 2006, non avevo mai visto un mondiale vinto dall'Italia, nell'82 ero troppo piccolo. Mi emozionai tantissimo, lo ricordo come un periodo difficile personalmente e alla fine dei rigori le dighe si aprirono e sfogai tutto quello che avevo accumulato in quei mesi. Ero felice per la vittoria sportiva, ero triste per altro.
Tutto quel pacco di emozioni me lo portò via la stessa nazionale ai mondiali del Sudafrica, lo schifo di quella esperienza mi ha talmente disgustato che ho perso il gusto di guardare una partita.
Per questo motivo ero poco fiducioso che questa squadra agli europei facesse qualcosa di decente, e invece questi giocatori mi hanno sorpreso in positivo. Mi hanno restituito un po' di entusiasmo.
Poi gli espertoni diranno che non se guardi nelle pieghe non è che i risultati siano stati esaltanti etc. La solita rida di cazzate che mi interessa poco. Fino a ieri sera c'era la possibilità di vincere qualcosa di importante e la prestazione non è stata odiosa o inguardabile. Si poteva fare meglio, si può sempre fare meglio ma io mi sono divertito lo stesso.
Adesso la mia speranza è che Prandelli rimanga e continui a lavorare sul progetto per i prossimi mondiali, per una volta sarebbe bello che in questo nostro paese scassato si porti avanti un piano di lungo periodo.