domenica 29 aprile 2012

Glee.




Si, si. Lo ammetto guardo Glee. Bene, appurato questo andiamo avanti.
Non è una recensione, ma una constatazione abbastanza banale ma visto che ho un blog la condivido.
In queste ultime settimane mi è capitato qui e là di leggere pareri abbastanza negativi su questa serie tv, sarebbe facile se fossero di persone che considerano Glee una semplice cagata, in realtà queste critiche vengono da appassionati, da persone che l'estate scorsa si sono fatte il week end a Londra apposta per andare a vedere lo show dal vivo.
In sostanza ci si lamenta di puntate buttate lì un po' così senza veri e propri sviluppi di trama e nessun approfondimento dei personaggi. E io mi sono chiesto: ma non è sempre stato così?
Ho iniziato a vedere Glee l'anno scorso. Fino a quel momento l'avevo guardato con una certa sufficienza pensando che fosse cosa più per ragazzini, in parte ancora oggi è così. La cosa che più mi piaceva del fenomeno erano soprattutto i flash mob dedicati alla serie e poi c'era il fatto che hanno riportato in auge la canzone dei Journey.
Così mi sono messo lì e me lo sono guardato e dopo qualche puntata mi è caduta la mascella in terra. Nella prima stagione la trama orizzontale è così sempliciona e banale che mi sono sentito in imbarazzo per chi lo guarda. Anche pensando ad un pubblico solo di adolescenti siamo ad un livello veramente infimo. Certo va detto, per onestà, che quando parlano di bullismo, omosessualità, diversamente abili, integrazione in genere, fanno opera meritoria. Sono troppo retorici per i miei gusti ma da questo punto di vista gli americani non si fanno tanti scrupoli.
Cosa c'è allora che mi piace di Glee? La cosa migliore, con i dovuti distinguo, sono gli arrangiamenti delle canzoni che cantano e le voci dei protagonisti e mi piace il fatto che riportano alla luce canzoni a volte dimenticate.
In finale credo che si possa dire che Glee non lo guardi certo per la trama, certo una certa curiosità ce l'ho di sapere cosa succede, ma non mi stupisco quando liquidano con una o due battute cose che avrebbero richiesto un episodio. Dovendo compararlo ad altre serie corali ne uscirebbe a pezzi.
Alla fine lo prendo per quello che è: un intrattenimento leggero.

martedì 17 aprile 2012

Radio and chat show.


Due cose che mi sembrano interessanti da essere segnalate. Le trovate entrambe su youtube.

La prima si chiama Studio Q e va in onda sulla radio pubblica canadese CBC, è condotta da Jian Ghomeshi. Quello che mi ha colpito maggiormente di questa trasmissione è l'intensità delle interviste. Si spazia  tra gli argomenti: si passa dall'attrice che pubblicizza il suo ultimo film allo scrittore che parla del suo ultimo libro. Fino a qui mi dirette: abbastanza banale. E sono d'accordo con voi.
Ma avete mai trovato un programma dove Alice Cooper racconta per più di venti minuti i suoi quarant'anni su e giù dai palchi? Avete mai sentito Christopher Hitchens raccontare dei suoi libri, con pacatezza ma decisione. Avete mai trovato un programma dove l'intervistatore è veramente preparato e non fa mai domande banali?
Una delle cose che più mi ha stupito è stata l'intervista a Kim Cattrall. Oltre agli accenni a Sex and the City, dove era Samantha, mi ha restituito l'immagine di una bella donna, cinquantenne, intelligente e colta e soprattutto serena. Quaranta minuti di domande e risposte neanche un secondo di noia.
Naturalmente c'è la musica dal vivo. I nomi sono i più vari e le esibizioni sempre molto intime e raccolte. In Italia forse qualche affinità ci può essere con Fahrenheit su radio 3.

Per l'altra cosa dobbiamo attraversare l'atlantico e andare in Gran Bretagna. Il venerdì sera su BBC One c'è The Graham Norton Show. Uno chat show come lo chiama lo stesso Norton. È un programma ad interviste. Il divano rosso per gli ospiti dove di solito sono tre o quattro. Qui si sta molto sulla stretta attualità della promozione ma la cosa più bella da vedere sono attori e cantanti e gente della tv che cerca di darsi un tono ma che invariabilmente lo perde perché si finisce a ridere. si ride sempre e sempre con le lacrime agli occhi. La qualità di Graham Norton, secondo me, sta nel fatto di essere riuscito a rompere la liturgia Letterman/Leno della scrivania e del singolo intervistato. Qui gli ospiti si mischiano e interagiscono tra loro e spesso vengono bersagliati dalle battute cattivissime del conduttore, che però non è mai maleducato. Quando poi arriva il momento finale della sedia rossa dove il pubblico è protagonista, l'ironia la fa da padrona. L'unica critica che mi sento di fargli è quella di invitare sempre lo stesso giro di comici. Sono più o meno sempre gli stessi e delle volte raccontano le stesse  cose.
Anche qui esibizioni dal vivo, in un programma tv, e sono sempre superlative. Anche quando capitano artisti che non amo, comunque mi gusto l'esibizione.
I quaranta minuti del programma volano.

domenica 15 aprile 2012

Ascolti e chiusura serie tv.


Ieri pomeriggio ho seguito per un po' una interessante discussione tra Craig Engler capo di SyFy e Ted Linhart di USA Network. Si parlava di ascolti e chiusura di serie tv.
Engler, in particolare, ha stilato un breve elenco di regole di cose da fare e non fare nel caso si voglia supportare uno show che ci piace e che può essere a rischio chiusura. Tra le altre spargere la voce il più possibile, molto banalmente, più gente guarda più saranno alti gli ascolti. Mai mandare mail o messaggi infuriati ai responsabili della rete che manda in onda il vostro show preferito perché non serve a niente. Sono utili le campagne fatte sui social network se hanno come conseguenza numeri maggiori di telespettatori che guardano la tv.
Essendo imprese che devono fare utili per stare sul mercato, i network si trovano costretti a tagliare la dove utili non arrivano. So che mi si potrebbe obbiettare che parliamo di opere dell'ingegno e quindi monetizzarle in questo modo è sbagliato, ma siccome il nostro sistema economico è questo lasciamo il dibattito ad una altra volta.
Dallo scambio di battute è venuto fuori che il pubblico d'oltre oceano, noi europei e australiani per intenderci, conta come il due di piche. Certo ci sono utili anche nella vendita all'estero del proprio prodotto, o dell'acquisto su iTunes, ma essendo le serie tv abbastanza costose il loro compito è quello di fare alti ascolti soprattutto negli States per generare maggiori entrate pubblicitarie.
Come dicevo prima mi pare tutto abbastanza banale, ma non così scontato.
Tutto questo si è unito nella mia testa a una considerazione che si faceva in forum di appassionati di serie tv a proposito dell'ultima puntata andata in onda di Criminal Minds. È stata una puntata particolarmente intensa, molto bene scritta, con di colpi di scena da farti trattenere il fiato. Si rifletteva sul fatto che nonostante la serie sia arrivata alla sua settima stagione ancora le idee ci sono e ancora è possibile tirar fuori episodi di grande bellezza. Criminal Minds continua ogni mercoledì a fare ascolti ottimi.
Questo è un esempio, ma se ne possono fare anche al contrario. Grey's Anatomy calza a pennello, arrivati all'ottava stagione è chiaro che ci sia una certa stanchezza e una certa mancanza di idee nella “stanza degli autori”. Ad onor del vero questa stanchezza non sembra percepita dal pubblico U.S. perché lo show fa ancora ascolti molto alti tanto che è stato rinnovato per una nona stagione.
Questo mi porta a dire che, per quanto si parli di società globalizzata, le sensibilità e i gusti si differenziano in maniera notevole. Spesso leggo, quando una serie che piace da noi non ha successo: “ah! Questi americani brutti ignoranti che non apprezzano le cose belle”.
È chiaramente un idiozia. Ci sono cose che piacciono e cose che non piacciono, a volte non sono le stesse cose. Potremmo comprarci la stessa felpa alla GAP o la stessa maglietta da Abercrombie & Fitch ma ci sono ancora tantissime cose che ci dividono quando si arriva dalle parti del gusto personale.
Quando è giusto chiudere una serie? Dipende di quale serie parliamo. House terminerà il mese prossimo per una dichiarata volontà di produttori e attore protagonista, meglio smettere prima di arrivare al punto in cui tutte le qualità positive del programma si perdano. Spesso è la scelta migliore.
Ognuna fa caso a se, ognuna chiude per una ragione diversa, spesso è meglio chiudere se non si ha più molto da dire.

martedì 10 aprile 2012

Spoilers!!




Questo pomeriggio leggevo un post di Kurt Sutter, creatore di Sons Of Anarchy, su GQ America. Sutter ha iniziato a tenere questo blog per raccontare il processo creativo attraverso il quale crea il suo show e nel suo ultimo intervento si lamentava tra gli altri degli spoilers.
Nel frattempo che leggevo mi è venuto in mente Steven Moffat che in proposito ne ha fatto la battuta di uno dei personaggi di Doctor Who, ogni volta che il Dottore fa domande che non deve fare, River gli risponde: “Spoilers!”. River conosce il futuro del Dottore ma non può dire niente perché altrimenti la giusta sequenza degli eventi cambierebbe e questo potrebbe causare grossi danni.
Odio anche io gli spoilers, anticipazioni che rovinano la sorpresa, perché appunto mi rovinano il gusto di guardare, leggere qualcosa. Se so già come va finire mi annoio, lo dicevo nel post precedente a proposito di Game of Throne. Conosco la storia e quindi c'è poco che mi possa sorprendere.
C'è una serie che sto guardando e che è quella che mi piace di più questa stagione, di questa storia so che entro la fine della stagione morirà uno dei protagonisti. Non so chi. Sapere questa cosa da un lato mi stuzzica perché mi chiedo chi possa essere, saperlo però mi rovinerà la sorpresa.
Sutter si lamentava del fatto che nonostante lo show vada in onda a settembre e lui debba ancora scriverne la gran parte, già gli chiedono come andrà a finire la prossima stagione.
Qualcosa di simile accade con Doctor Who, qui però è la produzione che pian piano fa uscire notizie. In parte per creare il giusto clima d'attesa e in parte, io credo, per controllare la fuori uscita di notizie.
Sappiamo già cosa dovrebbe, uso il condizionale poi spiego, accadere nelle prime cinque puntate della prossima stagione. Sappiamo la puntata esatta che vedrà due personaggi importanti lasciare lo show, conosciamo già dove hanno girato e stanno girando alcuni episodi.
La spiegazione del condizionale sta nel fatto che per difendersi Steven Moffat non comunica mai, se non alle persone interessate, come si concluderà una puntata chiave o quale sarà la risposta a un certo mistero che tiene incollati gli spettatori. Dello sviluppo del personaggio di River Song, l'unica persona che sapeva tutto era Alex Kingston che interpreta River, mentre tutti gli altri sono rimasti all'oscuro della cosa fino all'ultimo momento utile.
Per difendersi non resta che fare attenzione, in rete si corre qualche rischio in più, ma generalmente sono indicati. 

giovedì 5 aprile 2012

Pezzi mancanti E02.


Mi sono un po' incartato in queste settimane, che poi è un eufemismo per dire che sono talmente pigro da far schifo. Ogni scusa è buona per evitare di mettersi lì e scrivere due cose. Due cose:

nel campo delle letture continua la mia “battaglia” con A dance with dragons di G.R.R. Martin. Ho voluto leggerlo in inglese perché non volevo aspettare che la mondadori lo pubblicasse, perché non volevo essere costretto a comprare tre volumi a prezzo pieno spendendo il doppio di quello che ho speso e perché venivo dal conforto datomi dalla lettura dei libri di Percy Jackson in inglese che è andata decisamente veloce.
Mettiamoci il blocco del lettore, che non è pigrizia ma semplicemente quando sei un lettore forte hai dei momenti nei quali senti la necessità di staccare un attimo, e quindi si spiega perché me lo sto tirando dietro da un mese circa. Che non significa che non mi stia piacendo, anzi.
Mi coinvolge tantissimo, ho ritrovato tutti i personaggi che ho amato e detestato nei libri precedenti, mi sono fatto uno o due film su come possa continuare e a circa 360 pagine dalla fine ho alcune conferme e alcune smentite.
No, la serie tv non la sto guardando. L'ho mollata alla terza puntata della prima stagione, mi annoio a guardare storie che già conosco. La serie è di una qualità straordinaria, non per niente è HBO che difficilmente sbaglia. Gli autori sono molto fedeli ai libri e riescono con lunghi monologhi, solitamente quando i protagonisti fanno sesso, a raccontare anche le parti che non riuscirebbero ad inserire perché troppo lunghe e costose.

Rimanendo in casa HBO, il 24 giugno c'è il ritorno di Aaron Sorkin con un nuovo show: The Newsroom. Se non lo conoscete potete iniziare a sentirvi in colpa e per rimediare potete vedere a scelta Sports Night, The West Wing o Studio 60 on the sunset strip. Nessuno vi vieta di vederli tutti e tre ne uscirete arricchiti e più intelligenti. Lo so, è pretenziosa come affermazione ma Sorkin scrive delle cose stupende, il suo pezzo forte sono i dialoghi che hanno spesso più livelli di lettura e che sfidano l'attenzione dello spettatore.

Tra le cose belle di quest'ultimo periodo c'è la nascita della mia, che bello usare un pronome possessivo, nuova rubrica su Corpi Freddi. (il link lo trovate in fondo alla pagina)
Ne ho parlato altre volte e ho già collaborato con loro, adesso con il mio amico Enzo, rendiamo la cosa più stabile. Si parlerà di serie tv e cinema, senza pipponi tecnici, ma solo per condividere cose curiose. I temi restano quelli dei Corpi Freddi: giallo, noir, thriller e horror.
Fino a questo momento ci siamo frequentati in maniera saltuaria perché io di solito in libreria mi fiondo nel reparto fantasy e fantascienza. Quello dei gialli lo frequento ma con pause nel mezzo perché ho sempre il timore di annoiarmi. Speriamo che questa nuova esperienza dia bei frutti.

Nota a me stesso: vedi era difficile mettersi lì a scrivere due cose?