lunedì 5 marzo 2012

Nick Hornby: Tutta un'altra musica.


Ricomincio a riprendere cose un po' vecchie che avevo messo nel blog precedente. questa è del gennaio del 2010. 




Dovessi scrivere una recensione asettica di questo libro inizierei col dire che i temi cari a Nick Hornby ci sono tutti: la passione per la musica, i rapporti umani e in particolare quelli di coppia.
Continuerei parlando della trama, di Annie e Duncan, la coppia protagonista del libro, che dopo quindici anni di vita insieme si trova davanti al bivio: lasciarsi o evolvere.
Annie va verso una direzione inaspettata, Duncan rimane al palo.
Poi c’è Tucker Crowe, l’ossessione di Duncan. Tucker è un musicista che all’apice del successo molla tutto e scompare. Duncan non si da pace e consacra gran parte dei quindici anni della sua vita insieme a Annie, a  cercare di capire cosa ne sia stato di Tucker, della vita che potrebbe condurre adesso, dei motivi che l’hanno spinto a lasciare.
E la vicenda si srotola così intorno ai tre protagonisti.
La scrittura di Nick è, come sempre, molto lineare, scorre via pagina dopo pagina. La lingua è semplice, non ha bisogno di stupirti con numeri pirotecnici per tenerti incollato. Sempre molto brillante nei dialoghi, un po’ più lento nel resto soprattutto quando affronta momenti introspettivi.
Poi c’è la seconda parte della recensione, quella scritta soprattutto di pancia.
Duncan non mi è piaciuto, l’ho trovato irritante, insopportabile in alcune sue affermazioni. Potremmo definirlo solo un personaggio inventato e invece non è così, Hornby prende a piene mani dalla realtà: uomini così purtroppo esistono.
La sua ossessione per Tucker Crowe mi ha toccato, qualcosa al mio interno si è mosso perché in qualche modo mi ci sono riconosciuto. Anche io sono stato davanti alla casa di uno dei miei cantanti preferiti e un po’ mi sono vergognato.
Annie mi ha fatto tenerezza e in alcuni casi l’ho trovata patetica, però ne capisco il travaglio.
Per questi motivi Tutta un’altra musica mi è piaciuto molto, quando un libro è capace di suscitare un tale livello di empatia nel lettore, in me, allora credo di poter dire che ha realizzato la sua missione.

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