martedì 13 marzo 2012

It gets better: Stefano goes politic.


Altro riciclo dal vecchio blog. Negli ultimi tempi avevo inaugurato una piccola nuova rubrica dal titolo Stefano goes politic, non per parlare di politica tout court ma perché su alcuni temi voglio dire la mia.
È da un po’ che volevo segnalare questa iniziativa del Trevor Project, Stati Uniti.
Il Trevor project ha come missione prevenire il suicidio di adolescenti che scopertisi omosessuali non trovano nelle loro comunità accoglienza, compressione e spesso sono vittime di bullismo. C’è stata, purtroppo, una recrudescenza negli Stati Uniti dei suicidi di ragazzi tra i 15 e i 18 che abbandonati dalle famiglie, dalla scuola, vittime di soprusi perché la loro natura è quella di amare diversamente, hanno scelto la via d’uscita più drammatica: il suicidio. Riesco difficile a immaginare il livello di disperazione per essere spinti a fare un gesto simile.
All’interno del Trevor Project si è sviluppato il progetto: It gets better. (andrà meglio)
L’intento è quello di mostrare a chi si trova ad affrontare questi problemi che una via d’uscita c’è, che a volte bisogna tenere duro ma che crescendo è possibile essere felici, amare chi si vuole amare nonostante tutto.
Sono tante le persone che hanno aderito al progetto, basta un video su You Tube. Racconti la tua storia e fai sapere al mondo che ci sei anche tu.
Se pensate che questo progetto coinvolga solo la comunità omosessuale, dovrete ricredervi. Sono tanti gli eterosessuali che hanno aderito a questa campagna, chi perché solidale nei principi, chi perché tra i propri parenti ha chi ha subito odio sulla propria pelle. Non è necessario essere gay per essere vittime di bullismo, basta essere grassi, avere la pelle di un colore diverso, non uniformarsi ai comportamenti cosiddetti “normali”.
Spesso leggendo le storie sulla pagina Facebook del progetto mi trovo a pensare a quanto possano essere veramente cattive le persone, e troppo spesso non c’è bisogno che siano sconosciuti, all’interno delle famiglie di chi racconta c’è un certo assortimento di umanità che fa rabbrividire. Ignoranza e incapacità di compressione la fanno da padrona.
Certo non sempre le storie vanno a finire bene, non sempre crescendo andando a vivere altrove si trovano le condizioni migliori di vita. Tra le cose lette mi colpiva il pensiero di una ragazza che diceva che si era bello che molte star delle spettacolo e della musica, persino il Presidente degli Stati Unti abbiano deciso di partecipare al progetto; ma per lei le cose non cambiavano per molto. Le difficoltà restano, ti fa pensare che la strada è ancora lunga e le battaglie per un uguaglianza e una parità dei diritti è ancora lunga.
Il caso Italia merita un post a se. 

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