venerdì 16 marzo 2012

Leggi cose da ragazzini.




In realtà credo che non mi sia mai stato detto “leggi cose da ragazzini”, però è una cosa che mi è venuta in mente a gennaio quando sono stato catturato dalla saga di Percy Jackson. In poco meno di un mese mi sono letto i cinque libri dove è il protagonista. Uno tirava l’altro, una lettura non-stop.
Generalmente è il tipo di pregiudizio verso chi legge fantasy, un genere buono solo per far divertire i ragazzi ma dal quale se sei adulto è meglio se stai lontano perché significa che non sei mai cresciuto, dimostri poca maturità. Dovrei usare una parola tanto in voga in questo paese ma non lo faccio perché mi fa troppo schifo, diciamo che il ministro dell’economia che la usò non è più tra noi.
Di pregiudizio si tratta in finale. A leggere tra le righe c’è molto, molto di più. Basta pensare ai bambini, poi ragazzi, cresciuti  con la saga di Harry Potter. Non è solo magia, essere fantastici ma è percorso di crescita.
Piccolo inciso perché inizio a sentire le obiezioni. I titoli che hai citato non sono fantasy. Fare qui una distinzione di sottogeneri oltre che essere inutile mi allontana da quello che voglio dire. Diciamo che a mio insindacabile giudizio allargo i confini di ciò che è fantasy.
Sgombriamo il campo dal pregiudizio: non è solo roba per ragazzini.
Esemplificazioni: nell’ultimo anno e mezzo ho letto otto dei volumi de La spada della verità di Terry Goodkind. Sorvoliamo su pregi e difetti e concentriamoci su un aspetto: nell’imminente guerra che contrappone le due fazioni che si fronteggiano, la maggior parte dei regni/stati sceglierà con chi schierarsi per ragioni meramente economiche. È uno spaccato di ciò che è la realtà, spesso gli stati moderni si muovono sullo scacchiere internazionale con la stessa logica.
David Eddings mi aveva stupito qualche tempo fa quando avevo trovato nei suoi libri chiari riferimenti alla sfera sessuale. Niente di esplicito o morboso ma nei libri precedenti di genere fantasy non avevo trovato le stesse cose. Certo poi mi sono dovuto imbattere in Jacqueline Carey e trovare scene di sesso molto forti ma fondamentali nella trama.
Poi c’è il capitolo violenza e secondo me George R. R. Martin la fa da padrone. Nei suoi libri ho trovato cose abbastanza efferate ma che in qualche modo ti riportano a tempi dove una spada, un ascia o un coltello facevano la differenza tra la vita e la morte.
Chiudo le esemplificazioni con il ciclo dei guardiani dello scrittore russo Sergej Luk'janenko. Lo cito perché trovo i suoi libri affascinanti e con un che di filosofico. C’è sempre la battaglia tra bene e male ma le implicazioni morali e filosofiche che sono presenti all'interno dei suoi libri rendono la lettura ancora più interessante, tant’è che mi stupisco di trovarli spesso nel reparto ragazzi delle librerie. Ricordate il pregiudizio di cui parlavo all’inizio. Secondo me sono non sono così facili da capire.
Ma come non citi Tolkien? Tolkien è il capostipite di tutto ciò che è venuto dopo, non lo dimentico affatto, è sempre presente.
Ecco il mio punto: nell’ultimo paragrafo due post fa facevo un appello a chi si accostava alla fantascienza a non farsi condizionare dal pregiudizio e provare a andare oltre. La stessa cosa la si può dire per il fantasy. Sono generi che, tolte tutte le sovrastrutture, parlano dell’essere umano.
Terry Brooks nel suo manualetto sulla scrittura scriveva che quando le cose girano nel modo giusto “A volte la magia funziona”, quando da lettore riesco a trovare un libro che mi trasporta in altri mondi posso dire anche io che la magia funziona.

mercoledì 14 marzo 2012

e in Italia andrà meglio?


Questa è la seconda parte del ragionamento che facevo nel post precedente. I fatti risalgono alla fine dell'estate inizio autunno 2011, ma sono ancora attuali.
Quest'ultima settimana la polemica sul tema è stata alimentata dal segretario del Pdl e dalla presidente del Pd. Sebbene di opposte fazioni politiche dicono la stessa cosa: non sa da farsi. Purtroppo il partito che dovrebbe dire una parola definitiva e che dovrebbe ergersi a paladino dei diritti per tutti, il Pd, ha, quanto meno, una posizione contraddittoria. Sui temici etici è quasi una Caporetto. Peccato. 


Edit: mi ero perso la reazione de Il Giornale e Libero al voto del parlamento europeo sulla definizione di famiglia. 

No. Il nostro paese fa una certa fatica a riconoscere che esistano persone che amano in maniera diversa e che questo amore non è diverso o meno sentito.
L’estate scorsa ci sono stati in sequenza alcuni fatti che segnalo:
La legge dello stato di New York che permette e riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella capitale Albany il congresso dello stato a maggioranza repubblicana ha approvato la legge e il governatore democratico l’ha promulgata. Questo per dire che si può andare oltre le appartenenze politiche se si è d’accordo sui principi. Anche molte coppie italiane ne hanno approfittato e sono andate a sposarsi nello stato di NY.
Contemporaneamente in Italia falliva per la terza volta il tentativo di aggiungere l’omofobia come aggravante dei reati violenti.
Paola Concia, deputata del PD e promotrice della legge, sposa in Germania la sua compagnia Riccarda che tra l’altro ha deciso di prendere il cognome della Concia. Per la giurisdizione tedesca sono ufficialmente una coppia, in Italia potrebbero essere due sconosciute, il nostro paese non le riconosce. Tra i commenti tanti sono stati di congratulazioni, tanti gli auguri perché siano felici insieme, dalla maggioranza si sono levati i commenti dei soliti noti, vi faccio indovinare di chi parlo, che hanno definito il matrimonio di Paola Concia con Riccarda una provocazione strumentale. Mi domando: ma due persone, generalmente, non si sposano perché si amano e vogliono condividere la loro vita? 
In Italia ci si trincera dietro le gonnelle della chiesa cattolica, mi chiedo cosa possa succedere se anche nel nostro paese venisse approvata una legislazione in favore di diritti uguali per tutti? Spagna e Argentina l’hanno fatto e non per questo sono paesi meno cattolici del nostro, forse solo più laici.
Si dice che è un attentato contro la famiglia. Dove, come e quando?  Le famiglie, stiano tranquilli i cosiddetti benpensanti, fanno tutto da sole per andare allo sfascio. 
Secondo me l’attacco vero alle famiglie lo mette in atto uno stato che dovrebbe aiutarle nei momenti di difficoltà, nel disaggio, nella malattia e non lo fa. Quante volte si leggono e si sentono storie di persone disperate e lasciate sole perché i servizi che dovrebbe erogare lo stato sono insufficienti.
L'ultimo caso in ordine di tempo quello di Bari dove un ragazzo ha accoltellato il fratello perché gay. Dicesi omofobia.
Omofobia diffusa perché figlia dell'odio che nasce dalle difficoltà e dall'incapacità di saper fronteggiare i problemi. Si è visto nell'ultima campagna elettorale per l'elezione del sindaco di Milano dove uno dei candidati veniva tacciato di voler trasformare la città nel paradiso degli  omosessuali. Ignorano i signori in verde che in qualche modo già lo è visto che è più facile vivere un sereno rapporto di coppia in una grande città piuttosto che in un paese di provincia.
Mi si potrebbe dire che al momento ci sono problemi più impellenti come la crisi economica. Rispondo che arroccarsi sulla collina chiudendo tutto a doppia mandata non serve a niente. La collina stessa sarà travolta. Io credo che una società più aperta, sia una società migliore capace di fronteggiare i problemi con più forza e con pragmatismo, invece in Italia si preferisce la via del coniglio che colto dal terrore nel momento del  pericolo o ha la prontezza di fuggire o si paralizza in attesa di perire. 
Dovremmo prendere esempio dalla Norvegia che in uno dei momenti più tragici della propria storia ha risposto con più libertà, maggiori diritti e fermezza contro coloro che fomentano l'odio.
Sarebbe un esempio da seguire.

martedì 13 marzo 2012

It gets better: Stefano goes politic.


Altro riciclo dal vecchio blog. Negli ultimi tempi avevo inaugurato una piccola nuova rubrica dal titolo Stefano goes politic, non per parlare di politica tout court ma perché su alcuni temi voglio dire la mia.
È da un po’ che volevo segnalare questa iniziativa del Trevor Project, Stati Uniti.
Il Trevor project ha come missione prevenire il suicidio di adolescenti che scopertisi omosessuali non trovano nelle loro comunità accoglienza, compressione e spesso sono vittime di bullismo. C’è stata, purtroppo, una recrudescenza negli Stati Uniti dei suicidi di ragazzi tra i 15 e i 18 che abbandonati dalle famiglie, dalla scuola, vittime di soprusi perché la loro natura è quella di amare diversamente, hanno scelto la via d’uscita più drammatica: il suicidio. Riesco difficile a immaginare il livello di disperazione per essere spinti a fare un gesto simile.
All’interno del Trevor Project si è sviluppato il progetto: It gets better. (andrà meglio)
L’intento è quello di mostrare a chi si trova ad affrontare questi problemi che una via d’uscita c’è, che a volte bisogna tenere duro ma che crescendo è possibile essere felici, amare chi si vuole amare nonostante tutto.
Sono tante le persone che hanno aderito al progetto, basta un video su You Tube. Racconti la tua storia e fai sapere al mondo che ci sei anche tu.
Se pensate che questo progetto coinvolga solo la comunità omosessuale, dovrete ricredervi. Sono tanti gli eterosessuali che hanno aderito a questa campagna, chi perché solidale nei principi, chi perché tra i propri parenti ha chi ha subito odio sulla propria pelle. Non è necessario essere gay per essere vittime di bullismo, basta essere grassi, avere la pelle di un colore diverso, non uniformarsi ai comportamenti cosiddetti “normali”.
Spesso leggendo le storie sulla pagina Facebook del progetto mi trovo a pensare a quanto possano essere veramente cattive le persone, e troppo spesso non c’è bisogno che siano sconosciuti, all’interno delle famiglie di chi racconta c’è un certo assortimento di umanità che fa rabbrividire. Ignoranza e incapacità di compressione la fanno da padrona.
Certo non sempre le storie vanno a finire bene, non sempre crescendo andando a vivere altrove si trovano le condizioni migliori di vita. Tra le cose lette mi colpiva il pensiero di una ragazza che diceva che si era bello che molte star delle spettacolo e della musica, persino il Presidente degli Stati Unti abbiano deciso di partecipare al progetto; ma per lei le cose non cambiavano per molto. Le difficoltà restano, ti fa pensare che la strada è ancora lunga e le battaglie per un uguaglianza e una parità dei diritti è ancora lunga.
Il caso Italia merita un post a se. 

venerdì 9 marzo 2012

Robert Sawyer - Flash Forward


Riprendo la primissima cosa che ho scritto per il blog Corpi Freddi (il link è a fondo pagina), la ripropongo soprattutto per la riflessione che faccio alla fine del commento al libro di Sawyer, riflessione che vorrei collegare a una cosa che sto scrivendo e che spero di postare domani.



La scoperta dell’esistenza del libro di Robert Sawyer, è avvenuta grazie alla serie omonima andata in onda su Fox e nella quale è stata usata l’idea base che l’autore canadese ha sviluppato in maniera differente nel suo libro.
Sawyer illustra l’idea fondante dalla quale è partito per scrivere il suo romanzo nella prefazione al libro. Nella sua bibliografia ha, infatti, affrontato tre temi fondamentali: in The terminal experiment parla di uno scienziato che prova scientificamente l’esistenza dell’anima umana, in Calculating God prova a interrogarsi sull’esistenza di Dio, mentre con Flash Forward si domanda se l’uomo sia dotato di libero arbitrio.
Più che fantascienza, la narrativa di Sawyer potrebbe essere meglio definita come scienza speculativa, immagina uno sviluppo della scienza coerente con le conoscenze odierne, fa delle ipotesi plausibili sul suo sviluppo nei prossimi vent’anni.
La trama si può riassumere con poche parole: l’umanità si trova a guardare attraverso una finestra di poco meno di due minuti avanti nel tempo di ventuno anni, esattamente nel 2030.
I due protagonisti del romanzo, Lloyd Simcoe e Theo Procopides, si trovano ognuno ad un bivio diverso. Dopo il “cronolampo” si trovano a dover prendere decisioni importanti per la propria vita, decidere se fare o meno una certa scelta, decidere se vivere in base a quello che dovrebbe essere il 2030 mostrato dalla visione oppure andare avanti come se non fosse mai accaduto.
Nel libro ho trovato molto affascinanti alcuni sviluppi della storia umana che Sawyer prevede, la cosa più curiosa: il libro è stato scritto nel 1999 ed è ambientato nel 2009, su alcune cose ci ha preso, altre non sono molto lontane dalla realtà.
La prosa è molto fluida, i dialoghi sono serrati, ci sono momenti in cui ci spiega un po’ di fisica e momenti d’azione avvincenti che si avvicinano al thriller e che riescono a tenerti incollato alla pagina. Per me è stata una lettura molto piacevole e veloce come non mi sarei aspettato, il libro funziona alla perfeziona. Tra un capitolo è l’altro, Sawyer, ci fornisce brevi cenni sugli effetti del “cronolampo”, in alcuni casi fanno sorridere tanto sono paradossali certi comportamenti.


Prima di concludere questa breve recensione vorrei fare un appello: di solito il lettore, anche quello più accorto, nel sentire la parola fantascienza lascia che qualche idea preconcetta lo dissuada dalla lettura di questo genere di libri. Mi piacerebbe che chi ha voglia di accostarsi alla lettura di Flash Forward cerchi di superare questo pregiudizio. Al di là delle ambientazioni più o meno ancorate alla “nostra” realtà questo genere esplora prima di tutto l’essere umano, i suoi pregi e i suoi difetti, ha l’ambizione di superare idee di intolleranza, sottovalutazione dell’altro diverso da noi.
Non importa il tempo o il pianeta in cui si trova l’umanità, alla base della narrazione ci sarà sempre quel che siamo e forse quel che diventeremo. 

martedì 6 marzo 2012

La cancellazione di Terra Nova.




È così la serie tv sui dinosauri non è sopravissuta all’estinzione. La battuta era fin troppo facile, non ho saputo resistere.
In sostanza Fox ha deciso di non rinnovarla per una seconda stagione. Ha uccidere Terra Nova sostanzialmente sono stati gli ascolti medi che non sono stati entusiasmanti e le grosse spese di produzione, basti pensare che per produrre il pilot di un ora e mezza avevano speso quasi 20 milioni di dollari. Dovunque ne ho letto, tutti sono concordi nel ritenere la sceneggiatura debole, il cambio degli autori non ha aiutato ad avere le idee chiare su quale direzione far prendere alla trama. Sebbene abbia attirato un target più familiare non è riuscita a fare quel botto che garantisse più del pareggio di bilancio.
Era una decisione attesa, se ne parlava fin da gennaio. A questo punto i produttori sperano di trovare un altro network che voglia provare a resuscitarlo.
Fox sta rimettendo mano al proprio parco serie a cominciare dalla chiusura di House determinata dalla stanchezza di autori e produttori, tra gli altri lo stesso Hugh Laurie, che arrivati all’ottava stagione hanno deciso di chiudere con dignità senza allungare troppo il brodo.
Fox tra le mani si ritrova con Alcatraz e The Finder che non stanno facendo ascolti brillanti e Fringe che è stata sull’orlo della chiusura già l’anno scorso, quest’anno ancora non si sa ma viaggia sul filo. J.J. Abrams, produttore della serie, ha più volte detto che in caso di cancellazione da parte di Fox proveranno a cercare un'altra soluzione.
Le cose sicure di rinnovo sono Bones e Glee, quest’ultima però dovrà riuscire a sopravvivere al cambio di buona parte del cast che ci sarà la prossima stagione.

Per quanto mi riguarda un po’ mi dispiace perché la serie aveva delle belle potenzialità. La storia era abbastanza interessante e fosse stata sviluppata meglio avrebbe avuto un bel respiro. Dinosauri se ne sono visti pochi e forse si sono concentrati troppo sui rapporti famigliari dei protagonisti. Gli ultimi tre episodi sono stati quelli che mi sono piaciuti di più, si sono fatti più avvincenti con anche una bella dose ‘azione. Avrebbero dovuto farlo prima e forse sarebbe andato meglio. Chissà.

fonte: tvline.com

Aggiornamento del 7/3: pare che Fringe abbia guadagnato forti possibilità di essere rinnovato. la notizia è della notte da noi, pomeriggio sera negli States. Staremmo a vedere.

lunedì 5 marzo 2012

Nick Hornby: Tutta un'altra musica.


Ricomincio a riprendere cose un po' vecchie che avevo messo nel blog precedente. questa è del gennaio del 2010. 




Dovessi scrivere una recensione asettica di questo libro inizierei col dire che i temi cari a Nick Hornby ci sono tutti: la passione per la musica, i rapporti umani e in particolare quelli di coppia.
Continuerei parlando della trama, di Annie e Duncan, la coppia protagonista del libro, che dopo quindici anni di vita insieme si trova davanti al bivio: lasciarsi o evolvere.
Annie va verso una direzione inaspettata, Duncan rimane al palo.
Poi c’è Tucker Crowe, l’ossessione di Duncan. Tucker è un musicista che all’apice del successo molla tutto e scompare. Duncan non si da pace e consacra gran parte dei quindici anni della sua vita insieme a Annie, a  cercare di capire cosa ne sia stato di Tucker, della vita che potrebbe condurre adesso, dei motivi che l’hanno spinto a lasciare.
E la vicenda si srotola così intorno ai tre protagonisti.
La scrittura di Nick è, come sempre, molto lineare, scorre via pagina dopo pagina. La lingua è semplice, non ha bisogno di stupirti con numeri pirotecnici per tenerti incollato. Sempre molto brillante nei dialoghi, un po’ più lento nel resto soprattutto quando affronta momenti introspettivi.
Poi c’è la seconda parte della recensione, quella scritta soprattutto di pancia.
Duncan non mi è piaciuto, l’ho trovato irritante, insopportabile in alcune sue affermazioni. Potremmo definirlo solo un personaggio inventato e invece non è così, Hornby prende a piene mani dalla realtà: uomini così purtroppo esistono.
La sua ossessione per Tucker Crowe mi ha toccato, qualcosa al mio interno si è mosso perché in qualche modo mi ci sono riconosciuto. Anche io sono stato davanti alla casa di uno dei miei cantanti preferiti e un po’ mi sono vergognato.
Annie mi ha fatto tenerezza e in alcuni casi l’ho trovata patetica, però ne capisco il travaglio.
Per questi motivi Tutta un’altra musica mi è piaciuto molto, quando un libro è capace di suscitare un tale livello di empatia nel lettore, in me, allora credo di poter dire che ha realizzato la sua missione.