domenica 8 gennaio 2012

L'ora di geografia.




Qualche tempo fa preso un po’ da noia e anche dal voler catalogare tutto mi sono armato di carta e penna e ho controllato uno ad uno la provenienza degli scrittori presenti nella mia libreria. Il risultato è stato poco sorprendente perché da sempre ho avuto una predilezione per il mondo anglosassone. Intanto ecco i numeri:

Stati Uniti: 120
Italia: 103
Gran Bretagna: 43
Francia: 12
Germania: 5
Irlanda: 4
Canada: 2
Russia: 2
Finlandia, Svezia, Norvegia, Polonia, Spagna, Rep. Ceca, Giappone, Zambia e Santo Domingo: 1

La prima cosa da dire è che non sempre le letture italiane mi hanno entusiasmato, un certo modo di scrivere italiano non lo sopporto proprio, soprattutto quando vengono dedicate pagine e pagine ai drammi interiori dei protagonisti dei libri, io semplicemente mi rompo le palle. Naturalmente non è sempre così, anzi. Solo quest’anno ho sperimentato alcuni autori che mi hanno sorpreso piacevolmente e hanno scritto dei bei libri.
Non è una questione solo di puzza sotto il naso, ho sempre avuto un attrazione verso il mondo anglosassone. Mi piace sotto tanti punti di vista e mi piace da leggere.
Ai numeri sopra aggiungo una riflessione: Zambia e Santo Domingo potrebbero sembrare abbastanza esotici, solo che anche qui ci muoviamo nella stessa area: Junot Diaz è dominicano, naturalizzato americano, l’ho conosciuto perché ha vinto nel 2008 il Pulitzer per la narrativa. Lo Zambia è rappresentato da Wilbur Smith, in altri casi ho lasciato la naturalizzazione americana come per Asimov, che non è nato negli Stati Uniti, ma non si può non considerarlo cittadino del paese a stelle e strisce.
Qualcuno meno avvertito potrebbe dire che sono un semplice un prodotto della cultura di massa americana e che tutto quello che viene sfornato oltre oceano me lo bevo, è un obbiezione superficiale ma pertinente. È anche di facile contestazione.
Frequentando aNobii mi sono reso conto che tanti altri lettori preferiscono le cose che vengono da Germania, Francia o Russia, addirittura il Giappone,  per fare esempi abbastanza comuni. Sono posti che hanno prodotto letteratura di  fondamentale importanza ma che per quello che è il mio sentire, quelli che sono i miei gusti sento distanti.
Alla fine la scelta del prossimo libro da leggere la faccio sempre di pancia, quello che mi sento, quello che mi attira, non sto lì a pensarci troppo; fosse una cosa solo celebrale, la lettura perderebbe di gusto e smetterei di divertirmi. È un piacere, per fortuna ha smesso di essere un dovere tanto tempo fa.

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