mercoledì 21 dicembre 2011

Terry Pratchett choosing to die.



L’altro pomeriggio mi sono guardato il documentario della BBC presentato dallo scrittore britannico Terry Pratchett sul fine vita. Pensavo sarebbe stata una visione abbastanza toccante, visto l’argomento, ma senza troppi scossoni, avendo visto altri documentari sulla materia credevo di sapere cosa aspettarmi.
Invece questa volta sono rimasto abbastanza turbato, io che di solito non mi faccio turbare facilmente, ancora a qualche giorno di distanza,  mi ritrovo a pensarci.
Pratchett è uno scrittore di libri fantasy, la sua maggiore creazione, il mondo disco,  non è altro che una scusa per mettere alla berlina i diversi archetipi umani, metterne in evidenza i loro pregi e i loro difetti, il tutto facendoci fare delle grasse risate sotto i baffi. Mette in luce in maniera ironica e impietosa le storture del nostro mondo. Parliamo di uno scrittore con una visione lucida della realtà e la penna affilata.
A Pratchett, tre anni fa, hanno diagnosticato l’alzheimer. Ai suoi tanti lettori in giro per il mondo ha mandato a dire che finché la mente lo sorregge continuerà a scrivere.
Nel documentario, Pratchett appare Pratchett: vestito spesso con abiti scuri, la sua barba bianca, gli occhiali e il suo immancabile capello dalla larga falda.
Racconta la sua storia e racconta di essere giunto alla decisione di voler porre fine alla sua vita prima che la malattia deteriori del tutto la sua mente, quindi lo scrittore britannico intraprende questo viaggio di un ora per capire.
Intervisterà diverse persone con malattie debilitanti al livello motorio e al livello mentale, ha incontrato sia chi ha deciso di fare l’ultimo passo in piena coscienza, sia chi ha deciso che nonostante la sofferenza valga la pena vivere.
Va detto che l’unico posto in Europa dove è possibile il suicidio assistito è la Svizzera, dove esiste un organizzazione che provvede a tutte le necessita del caso. Non bisogna correre però, il rischio di pensare che sia tutto così semplice è immediato perché non lo è. Prima bisogna passare attraverso una trafila di colloqui con specialisti che diranno se è loro opinione che la vostra sia una decisione presa in assoluta libertà. (a questo punto sull’espressione “assoluta libertà” potremmo stare a parlarne per decenni, non è mia intenzione)
Pratchett non esprime mai giudizi di valore, ci si rende conto, guardando il documentario che ogni caso è particolare, che ogni persona attraverso il proprio bagaglio di valori prenderà una decisione diversa da quella di un’altra persona.
Questo documentario è diverso da altre volte perché “accompagniamo” uno degli intervistati fino all’ultimo momento. Tutto si svolge in maniera molto dignitosa, la persona in questione si addormenta, seduta su un divano con la moglie affianco. Il pensiero però non si allontana dal fatto che non stiamo guardando una finzione ma tutto è reale e quella persona fino a qualche minuto prima era seduta e chiacchierava con le persone presenti. Questo soprattutto mi ha turbato.
È definitivo.
Prima di chiudere voglio dire una cosa: non sono qui né per giudicare né per indicare una strada. Lungi da me. Mi sono limitato a raccontare qualcosa che ho visto e che mi ha lasciato qualcosa. Questi argomenti sono sempre molto controversi e sono convinto che ognuno in base al proprio credo, alle proprie idee e alla propria esperienza debba decidere per se.
Spesso ci si dimentica che non esiste un pensiero unico e mai potrà essistere.

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