giovedì 1 dicembre 2011

Massimo Rainer - Chiamami Buio.



Tra le altre cose ho la fortuna di collaborare saltuariamente con i Corpi Freddi, blog di letteratura di genere giallo – a fondo pagina c’è il link – e ne seguo i consigli con attenzione e curiosità sebbene io non sia un fanatico del genere.
Qualche anno fa tra i consigli in voga c’era Rosso Italiano di Massimo Rainer.
Mai sentito, ma il bello dei Corpi è che oltre a parlare di cose mainstream portano alla luce libri e autori che valgono la pena di essere conosciuti. Confesso un po’ di puzza sotto il naso perché non amo particolarmente gli autori italiani e è il troppo entusiasmo a volte può essere un limite, lo so bene perché io stesso ho degli innamoramenti folli.
Il rischio me lo sono preso la prima volta che andai a Più libri, Più liberi a Roma e proprio all’entrata, sulla sinistra c’era lo stand della Barbera Editore che aveva pubblicato il libro. Lo prendo allettato anche dallo sconto e me lo porto a casa.
L’inizio è promettente e quando dopo qualche pagina si arriva ad un punto in cui il protagonista ha un rapporto sessuale, diciamo inappropriato secondo certi standard, il libro mi conquistata.
Il resto di Rosso italiano è una discesa senza sosta in quella cloaca putrida che è certa umanità, il protagonista, il commissario Vallesi fa di tutto per non essere amato, violento, razzista, incurante del resto del mondo anche se alla fine non puoi non provare simpatia per lui. 
Rosso Italiano è un thriller particolare, pieno di tanto sangue, tanta violenza, politicamente scorretto. La scrittura veloce, avvincente non ti lascia il tempo di respirare. 

Ne sono rimasto estasiato.
Quando è arrivato Buio – per Todaro Editore – sapevo dai commenti di chi già l’aveva letto che Rainer era andato oltre, è stato ancora più cattivo. Mi sono fregato le mani, ho letto la prima riga del primo capitolo e sul mio viso è apparso un bel ghigno soddisfatto. L’ho bevuto in tre giorni è anche questa volta è stata una bella discesa negli inferi. Mi ha entusiasmato, mi ha fatto ridere molto, anche con Rosso era successo perché la violenza che ci mette dentro Rainer è parossistica, spinge talmente tanto sull’acceleratore che ti domandi quanto il tutto sia verosimile. Va detto che la realtà spesso è peggiore.
Buio, il protagonista, è una merda. Lo dico senza timore, in alcuni casi mi sono chiesto se possibile attribuirgli l’attributo di persona, lui stesso dice di se di essere un delinquente nonostante faccia il poliziotto.
Qui sta la differenza profonda con Rosso Italiano, sebbene in quel libro ci siano momenti di rara efferatezza soprattutto da parte della Dea, personaggio indimenticabile, alla fine del libro c’è una sorta di speranza che emerge. Parlando con altri lettori del libro mi sono reso conto che questa speranza manca totalmente da Chiamami Buio, quasi non c’è scampo. Solo una mezza pagina verso la fine del libro mostra un atomo di umanità che viene quasi subito inghiotito dall’orrore. Fa riflettere.
Il consiglio è leggete Rainer, anche se siete impressionabili e non sopportate certe esagerazioni, almeno una volta e anche se solo sulla pagina di un libro potrete vedere uno squarcio d’inferno, potrebbe essere più vicino di quanto possiate immaginare.

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