martedì 13 dicembre 2011

Chinese Democracy: seconda parte.


Avevo giurato e spergiurato che non avrei ma preso il nuovo disco di Axl Rose.
Tredici anni, mi dicevo, sono troppi per un disco. Non stiamo mica parlando di Peter Gabriel.
Axl, mi dicevo, non era neanche il mio preferito.
Ho seguito la carriera di Izzy, le cose che scriveva mi piacevano, poi mi è venuto a noia, senza contare che editava i suoi dischi solo in Giappone.
L’esordio solista di Duff è una delle più grandi cagate della storia della discografia americana, nonostante ospiti di un certo calibro, forse si salva solo una canzoncina. Il disco dei Neurotic Outisiders non è malaccio e ogni tanto sta bene sul lettore.
Il primo disco degli Snakepit di Slash ha una sola canzone decente, e guarda caso, quella scritta con Duff. Il secondo, invece, uscito qualche tempo dopo è un signor disco di rock ‘n’ roll, si chiama Ain’t life grand, mi sento di consigliarlo.
I Velvet Revolver non li ho seguiti perché stanco di essere preso per il sedere. Da quello che ho ascoltato in giro niente di trascendentale, gradevoli.
Per quanto riguarda Axl avevo ascoltato Madagascar dal vivo ad un Rock in Rio, su youtube. La voce tradiva il peso dell’età, nella seconda parte della canzone dove sono presenti le citazioni mi si stringeva il cuore a sentire il frammento di Civil War, Jus Push Stop.
Oh!my god si faceva ascoltare in una colonna sonora ma niente più.
Arriviamo alla fatidica uscita e evito come la morte di ascoltare, di interessarmi. Non sono dello stesso parere i miei amici Davide e Fabio che dall’alto del loro essere musicisti mi dicono che è un bel disco e io mi ripeto "No, non può essere".
Esce Rolling Stone e leggo la recensione: un bel disco nonostante le debite premesse. C’è qualcosa che non va, mi dico.
Ascolto Streets of dreams su Virgin Radio, questa canzone ha l’ardire di entrarmi in testa.
A questo punto lo scarico. (qua ci vorrebbe un inciso, ci scriverò su un post, post che ho censurato e riscritto e che metterò)
 Lo ascolto con attenzione, cerco i testi. Molte parti sono assolutamente gradevoli. Il disco suona maledettamente bene. Certo chi ha fatto il lavoro di mixaggio ha fatto un lavoro con i fiocchi viste le mille tracce dei mille musicisti che si sono alternati alla corte di Mr. Rose.
Sono d’accordo con quello che ho letto su Rolling Stone: se non esistessero quei precedenti saremmo davanti ad un gran bel disco. Un disco che parla da solo, tant’è che Axl non ha fatto promozione, un disco più che dignitoso. Un disco che figura tra le migliori cose uscite negli ultimi anni, almeno secondo me.
Questo aumenta ancora di più il rimpianto per quella magnifica creatura che sono stati i Guns n’ Roses, il rimpianto per aver bruciato il loro potenziale in meno di dieci anni. Hanno indubbiamente inciso sulla storia del rock, non erano grandi individualità, ma insieme sono stati capaci di scrivere qualcosa che resterà.

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