venerdì 30 dicembre 2011

UScar 2011.




Come per tante cose anche per il gruppo nel quale partecipo maggiormente su aNobii a fine anno è tempo di fare qualche bilancio libresco. Diciamo che si tratta di classifica sui generis, la scusa è buona per scambiarci idee, per segnalare libri che ci hanno colpito e che ci sono sfuggiti vista la mole di libri pubblicati ogni anno nel nostro paese. Oggi metto i miei, appena avremmo concluso metterò anche i risultati. Va detto che non si parla di libri usciti solo nel 2011, sarebbe troppo limitata. Personalmente è difficile che prenda libri appena usciti visti i prezzi assurdi che in alcuni casi raggiungono e che solitamente non sono indicativi di qualità.
Le categorie se l’è inventate l’amica Chiara.

I cinque libri migliori dell'anno

Zadie Smith: Denti Bianchi
Quando si dice un libro attualissimo. Parla dell’immigrazione in Gran Bretagna, di cosa nasce dallo scontro di culture, le incomprensioni tra tradizioni diverse. Fa ridere e fa pensare.

Jeffery Deaver: L’uomo scomparso
La trama complicatissima mi ha tenuto incollato alla pagina, come tesse le trame quest’uomo pochi altri. Credo di poter dire che è il mio giallista preferito.

George V. Hiiggins: Gli amici di Eddie Coyle
Questo libro è stata un autentica sorpresa perché fatto sostanzialmente di dialoghi, ti immerge in un atmosfera d’altri tempi e sembra di stare seduto al tavolo di una bettolaccia con i peggiori delinquenti. Meraviglia.

Mario Calabresi: Cosa tiene accese le stelle
Tanta amarezza dopo la lettura di questo libro. Rappresenta, però, quella parte positiva dell’Italia che nonostante il marciume che sembra sovrastare il nostro paese, riesce a farcela.

Wu Ming 4: Stella del mattino
Alcuni dei grandi della storia della Gran Bretagna tra le due guerre, tutti i personaggi realmente esistiti che hanno convissuto insieme e che tentano di riprendersi la loro vita dopo l’orrore vissuto durante la prima guerra mondiale.

più, categorie speciali:

il peggiore libro dell'anno 
Ian M. Banks: Inversioni.
Questo libro è di una noia inesorabile. Non mi è piaciuto per niente: la prosa lentissima e i  personaggi privi di qualsiasi attrattiva mi sono costati una bella fatica.

la sorpresa 

Maurizio De Giovanni: Il senso del dolore.
Perché quando senti parlare tanto e tanto bene di un libro, tu da lettore consumato guardi tutto con sospetto. Invece è stata una bella lettura, leggerò sicuramente anche i successivi.

la delusione 

Bram Stoker: Dracula
Da amante di Anne Rice vivevo la mancata lettura di Dracula come un vuoto da colmare. Ecco poteva rimanere vuoto quello spazio tanto mi ha deluso questo libro, soprattutto nel finale.

il più romantico 

Audrey Niffenegger: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo.
La storia d’amore dei protagonista di questo libro credo che sia la cosa più romantica che ho letto quest’anno. Va detto che tutta la parte dei salti temporali e dei possibili paradossi, che l’autrice risolve a monte, mi ha affascinato molto. Non lo dico perché da uomo non apprezzi il lato romantico ma perché sono nerd dentro.

il libro che ci ha fatto ridere 

Massimo Rainer: Chiamami Buio.
Devo dire che mi ha fatto ridere nonostante la tanta violenza. Alcune delle battute del protagonista e le situazioni paradossali. (ho scritto una recensione che trovate qualche post indietro)

il libro che ci ha fatto piangere

Niente, sono anni che non mi commuovo per un libro. 


miglior personaggio maschile
The Doctor. ci dovrò scrivere un post per il blog per quanto questo mio anno è stato caratterizzato da questo personaggio. Nonostante la scoperta tardiva dei libri sono riuscito a leggerne tre che hanno, se possibile, aumentato il mio amore per lui. (più sotto c’è un post dedicato alla serie, ne scriverò ancora)

miglior personaggio femminile 
Le quattro donne di Notte buia, niente stelle.
perché King rappresenta quella che ancora oggi è una vera e propria piaga sociale, la violenza sulle donne. Lo fa con le protagoniste di questi suoi racconti, noi uomini non ne usciamo così bene.

miglior autore 

George R.R. Martin.
Ho letto tutti e nove i suoi libri quest’anno, inizierò il prossimo con A dance with Dragons. È una delle letture più avvincenti che mi siano capitate negli ultimi anni.

la copertina più bella 

Cosa tiene accese le stelle
Il bambino con la tuta da astronauta con il viso rivolto alle stelle. Un po’ mi ci sento, anche se ho perso quella capacità di sognare.


la colonna sonora 
Titoli d’apertura Doctor Who. Dopo che ho letto il prologo di Apollo 23 e prima del primo capitolo nella mia testa è partita questa musica.


il titolo più bello.
Dai diamanti non nasce niente.
De André mica si spiega.

Aggiungo alcune riflessioni.
Quest’anno ho letto Amabili resti di Alice Sebold che mi è piaciuto tanto, purtroppo l’uscita del film ha fatto si che i giornalisti ignoranti abbiano fatto uscire una quantità immane di spoilers, delle volte totalmente inventati. Il film di Jackson l’ho visto prima e non mi è piaciuto per niente. Sebbene apprezzi tanto il regista, stavolta mi ha annoiato molto.
Quest’anno ho incrementato la mia quota di libri letti in inglese, mi piacerebbe che un giorno superino quelli letti in italiano. I motivi sono molto pratici: prezzi più bassi, schifezze delle case editrici italiane da evitare che con scelte totalmente arbitrarie snaturano i libri.
Tra i libri che mi sono piaciuti di più quest’anno non ha trovato posto sopra Il prezzo della scelta di Richard North Patterson. Molto interessante e avvincente. (ho scritto anche per questo un post che trovate qui)
Mi hanno entusiasmato tantissimo i tre libri di Jeff Lindsay che ho letto finora e dai quali è stata tratta la serie di Showtime, Dexter. Non vedo l’ora di proseguire con i prossimi due, sono diversi rispetto alla serie e aprono scenari impensati. (se non conoscete il Corpi Freddi, cercatelo. Tra le altre cose c’è un mio post sui libri di Lindsay)
E' stato un anno abbastanza positivo per quanto riguarda le mie letture. il 2012 sarà meglio perché ho già deciso che direzione prenderò, so già che alcuni libri mi piaceranno molto.

mercoledì 21 dicembre 2011

Terry Pratchett choosing to die.



L’altro pomeriggio mi sono guardato il documentario della BBC presentato dallo scrittore britannico Terry Pratchett sul fine vita. Pensavo sarebbe stata una visione abbastanza toccante, visto l’argomento, ma senza troppi scossoni, avendo visto altri documentari sulla materia credevo di sapere cosa aspettarmi.
Invece questa volta sono rimasto abbastanza turbato, io che di solito non mi faccio turbare facilmente, ancora a qualche giorno di distanza,  mi ritrovo a pensarci.
Pratchett è uno scrittore di libri fantasy, la sua maggiore creazione, il mondo disco,  non è altro che una scusa per mettere alla berlina i diversi archetipi umani, metterne in evidenza i loro pregi e i loro difetti, il tutto facendoci fare delle grasse risate sotto i baffi. Mette in luce in maniera ironica e impietosa le storture del nostro mondo. Parliamo di uno scrittore con una visione lucida della realtà e la penna affilata.
A Pratchett, tre anni fa, hanno diagnosticato l’alzheimer. Ai suoi tanti lettori in giro per il mondo ha mandato a dire che finché la mente lo sorregge continuerà a scrivere.
Nel documentario, Pratchett appare Pratchett: vestito spesso con abiti scuri, la sua barba bianca, gli occhiali e il suo immancabile capello dalla larga falda.
Racconta la sua storia e racconta di essere giunto alla decisione di voler porre fine alla sua vita prima che la malattia deteriori del tutto la sua mente, quindi lo scrittore britannico intraprende questo viaggio di un ora per capire.
Intervisterà diverse persone con malattie debilitanti al livello motorio e al livello mentale, ha incontrato sia chi ha deciso di fare l’ultimo passo in piena coscienza, sia chi ha deciso che nonostante la sofferenza valga la pena vivere.
Va detto che l’unico posto in Europa dove è possibile il suicidio assistito è la Svizzera, dove esiste un organizzazione che provvede a tutte le necessita del caso. Non bisogna correre però, il rischio di pensare che sia tutto così semplice è immediato perché non lo è. Prima bisogna passare attraverso una trafila di colloqui con specialisti che diranno se è loro opinione che la vostra sia una decisione presa in assoluta libertà. (a questo punto sull’espressione “assoluta libertà” potremmo stare a parlarne per decenni, non è mia intenzione)
Pratchett non esprime mai giudizi di valore, ci si rende conto, guardando il documentario che ogni caso è particolare, che ogni persona attraverso il proprio bagaglio di valori prenderà una decisione diversa da quella di un’altra persona.
Questo documentario è diverso da altre volte perché “accompagniamo” uno degli intervistati fino all’ultimo momento. Tutto si svolge in maniera molto dignitosa, la persona in questione si addormenta, seduta su un divano con la moglie affianco. Il pensiero però non si allontana dal fatto che non stiamo guardando una finzione ma tutto è reale e quella persona fino a qualche minuto prima era seduta e chiacchierava con le persone presenti. Questo soprattutto mi ha turbato.
È definitivo.
Prima di chiudere voglio dire una cosa: non sono qui né per giudicare né per indicare una strada. Lungi da me. Mi sono limitato a raccontare qualcosa che ho visto e che mi ha lasciato qualcosa. Questi argomenti sono sempre molto controversi e sono convinto che ognuno in base al proprio credo, alle proprie idee e alla propria esperienza debba decidere per se.
Spesso ci si dimentica che non esiste un pensiero unico e mai potrà essistere.

venerdì 16 dicembre 2011

Richard North Patterson - Il prezzo della scelta.


Riciclo queste due righe che ho scritto su Il prezzo della scelta, letto quest'anno. Nonostante sia stato scritto qualche anno fa, resta un libro molto attuale visto che stanno per cominciare le primarie repubblicane e vedo che i temi sono gli stessi.



Quando si sente la parola politica spesso la prima reazione è l’indignazione e quando si prova a andare più a fondo dei problemi, oltre le chiacchiere da bar, spesso sopraggiunge la noia.
Il romanzo di Patterson, Il prezzo della scelta, provoca la prima reazione ma non la seconda. Patterson scrive dei thriller politici molto ben congeniati, dove i colpi di scena non mancano e la tensione è sempre altissima, non si limita a spiegazioni di comodo ma cerca di approfondire le questioni sul campo, lo fa con dialoghi serrati e mai banali.
Non so se le cose che scrive mi piacciono perché per molti versi sono in linea con le mie idee politiche e con il mio sentire o per come sono scritte. C’è che le apprezzo.
E questa volta era più difficile delle precedenti visto che si parla delle primarie repubblicane per la scelta del candidato alla Casa Bianca. Patterson ci immerge in un mondo conservatore fatto di integralisti cristiani convinti che la bibbia vada presa alla lettera e che Darwin sia un invenzione, di anti-abortisti, omofobi e razzisti. Ce ne sarebbe abbastanza per storcere il naso ma sarebbe anche molto superficiale. I repubblicani americani sono un universo abbastanza variegato, come del resto i democratici, dove c’è posto anche per persone pragmatiche che non si fanno guidare da sentimenti ideologici ma che provano ad affrontare i problemi, quelli più pressanti.
Questo ci racconta Patterson nel suo libro e lo fa con assoluta maestria, mostrandoci le trame più disparate che i protagonisti pongono in essere per arrivare alla vittoria finale e il prezzo che si paga facendo certe scelte. Lo fa con una lingua fluida, immediata, trascinante e anche quando gli argomenti diventano ostici lui riesce a renderli comprensibili.
Il libro è stato scritto nel 2007, ancora doveva venire l’elezione di Obama, i temi dell’aborto, delle staminali e del matrimonio tra omosessuali sono dominanti nella campagna elettorale ipotizzata da Patterson e condotta da quella destra cristiana che in alcuni momenti ha dominato e domina la scena politica americana mentre le persone più moderate si interrogano sul fatto che si parli poco di risoluzione del problema del debito pubblico, della lotta al terrorismo, di lavoro o di economia.
In questo universo si contrappongono senatori, predicatori e media in una contesa che lascia una scia di fango maleodorante e rischia di travolgere dietro di se tutto ciò che incontra e non sai se sopravvivendo ne uscirai comunque illeso.

giovedì 15 dicembre 2011

Pioneer One.




Torrent, torrent, torrent, torrent. Che liberazione! Poter scrivere torrent senza avere il pensiero di violare nessuna legge. In questo caso parlarne è essenziale per parlare di un progetto speciale che è Pioneer One.
Nato da un idea di Josh Bernhard e Bracey Smith, è una serie tv che nasce per essere distribuita direttamente nel web attraverso il circuito Vodo e reperibile sui vari siti Torrent.
L’idea è quella di non appoggiarsi a nessun network televisivo, totalmente autoprodotti,
aiutati dagli utenti della rete attraverso offerte o la vendita delle magliette. Con questo sistema sono riusciti a produrre sei episodi da 40 minuti circa e speriamo riescano a mettere su una seconda stagione.
La storia: durante una tranquilla serata nel cielo tra gli Stati Uniti e il Canada si vede un bagliore, come se fosse una stella cadente o un meteorite e un oggetto volante non identificato si schianta sulla superficie lasciando dietro di se una scia di radiazioni che colpisce parte della popolazione. Il primo pensiero è quello che si possa trattare di un atto terroristico, questa ipotesi viene abbandonata quando ritenendo più plausibile che si tratti di un satellite sovietico che ha perduto l’orbita e è precipitato al suolo. A scompaginare tutte le idee plausibili è il ritrovamento di un essere umano sul sito dello schianto. Una squadra della sicurezza nazionale statunitense sarà messa in campo per  affrontere tutti i risvolti della storia.
Ci tenevo molto a parlare di Pioneer One perché un progetto simile merita di essere segnalato e diffuso. Nasce da un idea di due ragazzi con una passione, con la voglia di mettersi in gioco e pensare in grande. Vanno oltre l’homemade coinvolgendo nel loro progetto le professionalità necessarie dalla squadra tecnica  agli attori, tutti professionisti.
Vale la pena di dare una possibilità a questa serie, guardatela perché merita, perché nonostante il budget limitato è un prodotto originale piuttosto ottimo.
Sebbene sia “fatta in casa” non manca di originalità e non sfigura di fronte alle serialità americane. Il primo esempio che mi viene in mente è Terranova: nonostante si possano spendere 20 milioni di dollari per un pilot di un ora e mezza, se non hai un idea forte dietro il pubblico lo sente e la serie va male.
Pioneet One è uno di quei prodotti che senza la rete non sarebbero potuti esistere, è una X  gigantesche nella colonna dei pregi, è un Idea e come tale sono sicuro che si diffonderà con forza dirompente.



Un ringraziamento a Zefram Cochrane di Italiansubs.net che mi ha permesso di conoscere Pioneer One, sul sito potrete trovare i sottotitoli sia in italiano che in inglese..

mercoledì 14 dicembre 2011

Coincidenze: Duff McKagan



Si dice che le coincidenze non esistono e per tutto c'è un motivo, non so quanto possa essere vero. Quello che so è che guardando Hard Talk su BBC world news mi sono imbattuto nell'ex bassista dei Guns, Duff McKagan, dopo aver dedicato due post al gruppo di Los Angeles.
L'occasione è la pubblicazione dell'autobiografia It's so easy and Other lies.
L'intervista l'ho trovata molto interessante.
Duff ha parlato del suo rapporto con l'alcool e la difficoltà di uscirne. A 30 si è ritrovato in un letto di ospedale con un dolore insopportabile causato dall'ingrossamento del pancreas, dolore che gli ha fatto desiderare di morire visto che la morfina non bastava più a fare effetto.
Da li riparte la sua vita: dal fatto di aver smesso di bere, si è fatto una famiglia, si è voluto rimette sui libri e aprire la sua società di consulenza finanziaria.
QUI il link al programma.
Devo ancora leggere la biografia di Slash e sicuramente non mi farò mancare questa.
Guardando il programma ho pensato al tipo di adorazione che potevo avere per loro quando ero ragazzino, senza rendermi conto che non fosse tutto rose e fiori. Certo a 15 anni sei fan e basta, ami incondizionatamente, crescendo metti tutto in prospettiva. Banale.

martedì 13 dicembre 2011

Chinese Democracy: seconda parte.


Avevo giurato e spergiurato che non avrei ma preso il nuovo disco di Axl Rose.
Tredici anni, mi dicevo, sono troppi per un disco. Non stiamo mica parlando di Peter Gabriel.
Axl, mi dicevo, non era neanche il mio preferito.
Ho seguito la carriera di Izzy, le cose che scriveva mi piacevano, poi mi è venuto a noia, senza contare che editava i suoi dischi solo in Giappone.
L’esordio solista di Duff è una delle più grandi cagate della storia della discografia americana, nonostante ospiti di un certo calibro, forse si salva solo una canzoncina. Il disco dei Neurotic Outisiders non è malaccio e ogni tanto sta bene sul lettore.
Il primo disco degli Snakepit di Slash ha una sola canzone decente, e guarda caso, quella scritta con Duff. Il secondo, invece, uscito qualche tempo dopo è un signor disco di rock ‘n’ roll, si chiama Ain’t life grand, mi sento di consigliarlo.
I Velvet Revolver non li ho seguiti perché stanco di essere preso per il sedere. Da quello che ho ascoltato in giro niente di trascendentale, gradevoli.
Per quanto riguarda Axl avevo ascoltato Madagascar dal vivo ad un Rock in Rio, su youtube. La voce tradiva il peso dell’età, nella seconda parte della canzone dove sono presenti le citazioni mi si stringeva il cuore a sentire il frammento di Civil War, Jus Push Stop.
Oh!my god si faceva ascoltare in una colonna sonora ma niente più.
Arriviamo alla fatidica uscita e evito come la morte di ascoltare, di interessarmi. Non sono dello stesso parere i miei amici Davide e Fabio che dall’alto del loro essere musicisti mi dicono che è un bel disco e io mi ripeto "No, non può essere".
Esce Rolling Stone e leggo la recensione: un bel disco nonostante le debite premesse. C’è qualcosa che non va, mi dico.
Ascolto Streets of dreams su Virgin Radio, questa canzone ha l’ardire di entrarmi in testa.
A questo punto lo scarico. (qua ci vorrebbe un inciso, ci scriverò su un post, post che ho censurato e riscritto e che metterò)
 Lo ascolto con attenzione, cerco i testi. Molte parti sono assolutamente gradevoli. Il disco suona maledettamente bene. Certo chi ha fatto il lavoro di mixaggio ha fatto un lavoro con i fiocchi viste le mille tracce dei mille musicisti che si sono alternati alla corte di Mr. Rose.
Sono d’accordo con quello che ho letto su Rolling Stone: se non esistessero quei precedenti saremmo davanti ad un gran bel disco. Un disco che parla da solo, tant’è che Axl non ha fatto promozione, un disco più che dignitoso. Un disco che figura tra le migliori cose uscite negli ultimi anni, almeno secondo me.
Questo aumenta ancora di più il rimpianto per quella magnifica creatura che sono stati i Guns n’ Roses, il rimpianto per aver bruciato il loro potenziale in meno di dieci anni. Hanno indubbiamente inciso sulla storia del rock, non erano grandi individualità, ma insieme sono stati capaci di scrivere qualcosa che resterà.

lunedì 12 dicembre 2011

Chinese Democracy: Prima parte.


Prima parte che ho scritto qualche tempo fa all'uscita di Chinese Democracy.



Chinese Democracy inizia con una bella chitarra. L’urlo che fa da intro giusto per ricordarci cosa stiamo ascoltando, ricorda Welcome to the jungle. I temi del testo non sono nuovi alla scrittura di Axl Rose, già ne avevamo avuto un assaggio con Civil War. Un pezzo abbastanza spinto e veloce.
Shackler's Revenge suona simile ad alcune cose dei NIN, non a caso il chitarrista Robert Finch ha partecipato ad alcune delle sessioni di registrazione del disco. Il testo non è niente di speciale ma nel mezzo del pezzo alcune cose del vecchio gruppo vengono fuori.
Better, non nego che sia una bella canzone e che mi ricordi gli anni fiorenti. Indubbiamente parla di Axl, parla degli anni passati. Entra in testa con facilità ed è una delle cose pregevoli di questo disco. Il riff di chitarra è coinvolgente, le linee vocali di Axl non sono male anche se si sente un po’ di stanchezza.
Streets of Dream è la prima ballata del disco e, mi vergogno a dirlo tanto è banale, suona come suonava Estranged. Le chitarre all’interno del pezzo si sentono come poche altre di questi tempi, una bella canzone che raggiunge lo scopo. Il piano, le orchestrazioni tutto al posto giusto. molto gustoso.
If the world cambia le coordinate, si muove tra ritmi elettronici e una chitarra molto minimal all’inizio. Ci sono buone dosi di distorsioni, la voce di Axl su tutto a guidare il pezzo. Quello che non capisco sono i ritmi un latini, un tentativo di cambiamento? Sicuramente un pezzo che ha qualcosa da dire. Ben equilibrato.
Di There was a time salverei gli incisi, il testo ancora una volta suona molto autobiografico. La parte centrale della canzone arrangiata con gli archi e la chitarra mi piace molto. Peccato i coretti ad inizio e fine del disco.
Alla settima traccia scopriamo che anche Axl legge, o almeno cita, Salinger. La canzone è la prima del disco che trovo apertamente noiosa.
Da qui in poi non ci sono cose interessanti, capita in tutti i dischi. Scraped passa abbastanza inosservata, a quanto mi pare di capire Riad’n’ bedouins dovrebbe essere una canzone sulla guerra, troppi urletti per i miei gusti.
Sorry mi piace, Axl canta con semplicità, senza troppi effetti sulla voce. Si alternano piacevolmente parti lente e parti un po’ più sostenute. Bella la chitarra solista nel mezzo. Verso da sottolineare: “Just shut up and sing”.
I.R.S. mi pare un riempitivo.
Arriva Madagascar, che non è assolutamente male. Nella voce di Axl c’è una sorta di nota straziante. Ci sono i corretti alla November Rain. Anche qui archi per dare maggiore drammaticità al pezzo. Poi c’è la seconda parte con le citazioni…. “What we've got here is failure to communicate”.
This is love è una bella canzone d’amore. Bello il verso dove dice: “Please God you must believe me I've searched the universe And found myself Within' her eyes”. Piano e chitarra solista fanno il loro sporco lavoro di strizzatura dell’occhio, lo fanno bene. Con questa canzone Axl dimostra di avere ancora il tocco.
Chiude il tutto Prostitute.
Ecco! Se dobbiamo trovare il difetto principale di questo disco è quello di essere prolisso in alcune sue parti. Dieci canzoni sarebbero state l’ideale, sarebbe stato un signor disco. Mando giù i miei preconcetti e promuovo il disco di Axl…..

Nella seconda parte, domani, un po’ di pippe mentali sparse su Axl, i Guns e Chinese democracy.

lunedì 5 dicembre 2011

Doctor Who confidential 5 e 6.


Questo è l'ultimo post che ho scritto per Just Push Play. Mi pare di poter dire due cose: la prima è che vorrei evitare l'andazzo che avevo con il blog prima del trasferimento e quindi provo ad aggiornare tutti i giorni o quasi il materiale di recupero non mi manca e cose nuove neanche.
La seconda cosa: mi piace pensare che come Doctor Who si rigenera ingannando la morte, Celebrando il sole possa essere la rigenerazione di Just Push Play, cambiano le apparenze ma il blog è lo stesso.

Dovrebbe essere solo un racconto del Confidential delle ultime due stagioni d Doctor Who andate in onda ma visto che mi sono riguardato tutte le puntate provo ad andare più là e raccontare un po’ di impressioni che mi sono fatto.
La prima è che Steven Moffat ha dato una forte impronta personale alle due stagioni che ha curato fino ad ora come scrittore capo.
La seconda è che è geniale e se sembra che esageri possiamo dire che l’uomo ha un’immaginazione oltre i limiti comunemente accettati, è capace di scrivere molte cose incredibili e renderle credibili. Avete mai pensato a cosa possa nascondersi sotto il vostro letto? Avete mai pensato cosa si possa
celare nel vostro armadio? Avete mai pensato che le statue degli angeli non siano semplici statue? Qualcuno vi ha mai parlato delle ombre? Sembrano cose banali pensandoci un po’ su, il genio sta nel renderle speciali. Certo se ti chiami Steven Moffat e scrivi per la tv ti è concesso lasciare  l’immaginazione a briglia sciolta, se sei un comune mortale ti senti chiamare Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere. Le avventure con il Dottore sono un po’ così, se volete. Entri nella cabina blu, the blu box, e la tua vita normale si congela. Infondo puoi attraversare il tempo e lo spazio, chi non sarebbe tentato?
La terza impressione è che le due stagioni di Moffat andrebbero viste senza interruzioni troppo brusche necessarie però in tv. Non so se gli sia stata fatta questa obbiezione ma rivedere tutte e tredici le puntate della quinta stagione e poi le tredici della sesta insieme mi ha aiutato ad avere una migliore idea di insieme e quanti particolari mi erano sfuggiti. Una delle critiche che gli vengono fatte più spesso è che le sue trame sono troppo complesse, in parte è vero, però alla fine mette in fila tutto o quasi. Il quasi è obbligatorio in attesa della settima stagione che dovrebbe andare in onda a settembre dell’anno prossimo. Avremmo uno spazio bello cospicuo da natale, quando andrà in onda lo speciale, e l’inizio della prossima stagione. Per i fan sarà un attesa lunga ma credo ne varrà la pena. Concordo con Moffat quando dice che c’è più gusto vedere il Dottore in autunno quando inizia a fare buio presto e una delle cose più gustose del sabato pomeriggio, se sei inglese, e stare in casa e vederti la tua puntata mentre fuori piove e fa freddo.
Questi giorni mi sono rivisto le due puntate nella libreria, quelle dove c’era ancora David Tennant, il primo incontro con River Song del Dottore. Lei conosce il futuro del Dottore, mentre per lui è la prima volta che si vedono e ancora non sa delle fantastiche avventure che vivrà con River.
Secondo me, mi pare un ipotesi plausibile, Moffat fin da quel momento aveva in mente il possibile sviluppo della storia tra River e il Dottore. Sapendo già, sono cose decise con mesi di anticipo, di dover prendere il posto di Russell T. Davis, ha posto le basi per le future storie dello strano uomo nella cabina blu. Non ha assolutamente deluso fino a questo momento. Questo non significa che non ci sia stato posto per altro, anzi. Vi consiglio anche se non siete fan ma se siete curiosi, di vedere la puntata scritta da Neil Gaiman, The Doctor’s Wife: una delle più belle e toccanti.
Nei post precedenti ho scritto che il mio Dottore, ognuno ha il suo, è David Tennant. Lo confermo ma devo confessare che le iniziali perplessità riguardo a Matt Smith sono scomparse puntata dopo puntata. È indubbiamente un dottore diverso da Ten, non avrebbe mai potuto farlo uguale, ma è comunque credibile. Nonostante la giovane età riesce comunque a dargli un intensità che ti colpisce.
Adesso non resta che aspettare il natale, la cosa più speciale e magica sarà proprio lo speciale del Dottore.

giovedì 1 dicembre 2011

Massimo Rainer - Chiamami Buio.



Tra le altre cose ho la fortuna di collaborare saltuariamente con i Corpi Freddi, blog di letteratura di genere giallo – a fondo pagina c’è il link – e ne seguo i consigli con attenzione e curiosità sebbene io non sia un fanatico del genere.
Qualche anno fa tra i consigli in voga c’era Rosso Italiano di Massimo Rainer.
Mai sentito, ma il bello dei Corpi è che oltre a parlare di cose mainstream portano alla luce libri e autori che valgono la pena di essere conosciuti. Confesso un po’ di puzza sotto il naso perché non amo particolarmente gli autori italiani e è il troppo entusiasmo a volte può essere un limite, lo so bene perché io stesso ho degli innamoramenti folli.
Il rischio me lo sono preso la prima volta che andai a Più libri, Più liberi a Roma e proprio all’entrata, sulla sinistra c’era lo stand della Barbera Editore che aveva pubblicato il libro. Lo prendo allettato anche dallo sconto e me lo porto a casa.
L’inizio è promettente e quando dopo qualche pagina si arriva ad un punto in cui il protagonista ha un rapporto sessuale, diciamo inappropriato secondo certi standard, il libro mi conquistata.
Il resto di Rosso italiano è una discesa senza sosta in quella cloaca putrida che è certa umanità, il protagonista, il commissario Vallesi fa di tutto per non essere amato, violento, razzista, incurante del resto del mondo anche se alla fine non puoi non provare simpatia per lui. 
Rosso Italiano è un thriller particolare, pieno di tanto sangue, tanta violenza, politicamente scorretto. La scrittura veloce, avvincente non ti lascia il tempo di respirare. 

Ne sono rimasto estasiato.
Quando è arrivato Buio – per Todaro Editore – sapevo dai commenti di chi già l’aveva letto che Rainer era andato oltre, è stato ancora più cattivo. Mi sono fregato le mani, ho letto la prima riga del primo capitolo e sul mio viso è apparso un bel ghigno soddisfatto. L’ho bevuto in tre giorni è anche questa volta è stata una bella discesa negli inferi. Mi ha entusiasmato, mi ha fatto ridere molto, anche con Rosso era successo perché la violenza che ci mette dentro Rainer è parossistica, spinge talmente tanto sull’acceleratore che ti domandi quanto il tutto sia verosimile. Va detto che la realtà spesso è peggiore.
Buio, il protagonista, è una merda. Lo dico senza timore, in alcuni casi mi sono chiesto se possibile attribuirgli l’attributo di persona, lui stesso dice di se di essere un delinquente nonostante faccia il poliziotto.
Qui sta la differenza profonda con Rosso Italiano, sebbene in quel libro ci siano momenti di rara efferatezza soprattutto da parte della Dea, personaggio indimenticabile, alla fine del libro c’è una sorta di speranza che emerge. Parlando con altri lettori del libro mi sono reso conto che questa speranza manca totalmente da Chiamami Buio, quasi non c’è scampo. Solo una mezza pagina verso la fine del libro mostra un atomo di umanità che viene quasi subito inghiotito dall’orrore. Fa riflettere.
Il consiglio è leggete Rainer, anche se siete impressionabili e non sopportate certe esagerazioni, almeno una volta e anche se solo sulla pagina di un libro potrete vedere uno squarcio d’inferno, potrebbe essere più vicino di quanto possiate immaginare.