mercoledì 30 novembre 2011

Intorno alla critica.


Ieri ho fatto sega e non ho postato nulla. Avevo in mente di scrivere due righe sull'ultimo libro letto ma non ho fatto in tempo a finirlo. ho ripreso un altro pezzo vecchio, si parla sempre di musica, nel vecchio blog era così, ma di critica. Alcune delle cose che ho scritto allora sono valide ancora oggi.

Nell’aprire un blog non so quali sono le remore che un eventuale blogger si fa. So che quando un anno e mezzo fa ho aperto questo mio piccolo spazio ero combattuto perché nonostante sentissi la necessità di scrivere e di comunicare con il mondo sentivo anche di non esserne all’altezza. Non volevo essere un altro Holden Caulfield  che sputa sentenze su qualsiasi cosa con una certa alterigia. Non volevo neanche che fosse un posto dove vomitare perché avevo semplicemente pestato una merda.
Volevo che fosse la mia personale Stanza, dove poter parlare di musica, di questa passione che ho e che ha radici profonde, legate indissolubilmente al mio io più profondo.
In parte sono riuscito a fare quello volevo, anche se la strada è ancora lunga e non avendo la più pallida idea di dove voglio arrivare non so se e quando ci arriverò, saprò di esserci arrivato.
Questa piccola premessa perché mi sono sentito toccato nel vivo da alcuni commenti di una persona intelligente che leggo da qualche mese e che mi ha portato ad interrogarmi, a fermarmi e riflettere.
Leggendo mi sono imbattuto in alcuni commenti al vetriolo a proposito della critica, di chi la fa e di come viene fatta.
E mi sono sentito punto nel vivo. Mi sono preso il mio tempo per pensare e riesaminare i quasi due anni di blog e ho riletto le cose che ho scritto che poi non sono tante. Alcune sono delle vere e proprie idiozie, in alcune mi sono avvicinato a quello che volevo veramente dire, che poi se con le parole non ci sai fare, è arduo. È un’impresa perché ti confronti con l’opera dell’ingegno di qualcuno, e benché non manchi mai il rispetto che devi ad un artista, a volte puoi non averne capito gli intenti.
Il nocciolo del ragionamento, nel commento che ho letto, è che i critici vanno allontanati. Di solito trattasi di persone frustrate che non essendo riusciti nell’arte che amano, sia essa musica, scrivere etc, si improvvisano critici e parlano del lavoro degli altri, di chi ci è riuscito. Spesso, ma non sempre, sono guidati dalla frustrazione e dall’astio che rendono un punto di vista vicino all’insulto o alla semplice stroncatura senza aver immerso le proprie mani in quello di cui si sta parlando. È lo stesso discorso che ho fatto in chiusura dell’ultimo post su Marilyn Manson e sui ben pensanti che sono pronti a puntare il dito, ma non sanno di cosa parlano.
Diamine! Io non c’entro niente con tutto questo. Io parlo solo di questa passione viscerale che ho. Parlo dei miei gusti, che in quanto tali sono soggetti a fallibilità. Infondo è un modo come un altro per parlare di me. È inevitabile che dentro ogni cosa che scrivo ci metto un po’ di me. Certo sto ancora imparando e ho ancora molto da imparare. Quello che cerco di fare è dare un idea, dare un consiglio e poi ognuno la pensa come vuole.
Cerco di fornire un altro punto di vista, non sempre originale, non sempre all’altezza del compito, ma in fondo è sempre qualcosa di sincero, questo lo posso giurare.
Credo nel miglioramento. Credo nel superare, quando è possibile, i propri preconcetti.
Esprimere un giudizio è come esprimere una critica? Esprimere una critica ha sempre una connotazione negativa?
Si tratta di superare i propri pregiudizi e i propri limiti. Si tratta anche dei miei maledetti gusti e finché continuerò a scrivere applicando due regole per me sacre: avere qualcosa da dire e scrivere solo dopo aver ascoltato, vissuto l’esperienza di un disco o di un concerto allora potrò non sentirmi un critico.

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