domenica 27 novembre 2011

da Just Push Play: Mars Volta.

questo post è il primo post che recupero dal vecchio blog. 27 giugno 2005, Frances the mute il secondo disco dei Mars Volta, ancora oggi un capolavoro da scoprire.



Mars Volta: Frances the mute.


Devo confessare che il nuovo disco dei Mars Volta mi ha spiazzato non poco. Non perché non mi aspettassi un ottimo disco ma perché non me lo aspettavo meglio del primo, ma questo è solo il mio parere.
Per riuscire ad avere una visione uniforme mi sono letto un po’ di recensioni in giro per la rete e ne ho trovato di lusinghiere ma anche alcune in cui veniva descitto un disco troppo lungo e che a volte sembrava compiacere se stesso, auto referenziale. Cazzate!!
Frances the mute è un viaggio tra i generi, tra i gusti. Non è solo un disco prog non è solo un disco con movimenti blues, jazz, salsa o eletronica. Ma è tutto questo. Frances the mute è la sintesi.
È un concept, raro di questi tempi. Ha una storia al suo interno. Non è un disco pop, non è un disco del 2005. Frances the mute è un disco che cavalca le età della musica prendendo là dove serve.
Le sensazioni sono molteplici, non facili da descrivere come non è facile descrivere un disco di quasi ottanta minuti che ha al suo interno un tessuto organico.
Dunque ben venga un disco dove la fusione dei generi è totale e dove chi ama la musica potrà trovare mille riferimenti, mille sapori.
E a soccorrere nella ricerca ci pensa in parte il booklet dove si dice: “Joning the band for selected moments are:” e a questo punto scorre una lista da cui risultano partecipazioni importanti: Larry Harlow (piano), Lenny Castro (percussioni), John Frusciante (Chitarre), Flea (tromba), Adrian Terrazas (sassofono/flauto).
Si inizia con Cygnus… Vismud Cygnus. La prima traccia ci presenta la storia del protagonista Cygnus Vismund che alla ricerca delle sue origini avrà modo di incontrare vari personaggi all’interno di tutto il disco.
E fin da subito il disco picchia e non ti lascia quasi respirare, anche se alla fine dei primi tredici minuti rimangono dei momenti di calma quasi a sottolineare il voltare pagina del diario da cui in origine è stata presa l’idea della storia. (diario trovato dallo scomparso tastierista del gruppo Jeremy Ward)
La seconda traccia The Widow inizia come un blues, triste, disperato ma poi sfocia nell’eletronica che serve da introduzione al pezzo che secondo me è il migliore del disco: L’via L’viaquez.
Terza traccia che ti sorprende perché alterna fasi di hard rock in spagnolo con splendidi riff di chitarra a momenti di salsa in inglese. Tredici minuti circa che si concludono con la voce di Cedric Bixler Zavala dilatata quasi avesse cantato con la testa dentro un secchio d’acqua.
Miranda that ghost just isn’t holy anymore che si caratterizza per la melodia, forse la più accattivante del disco, e per gli interventi dei fiati sia nella prima parte dove sembra di stare sul set di un film tarantiniano, sia nella seconda parte della canzone che dall’hard rock si sposta in territori free jazz con il suono della tromba di Flea (RHCP) che arriva quasi fosse portato dalle onde del mare.
Il viaggio si conclude con Cassandra Gemini che dura più di trenta minuti che non ti annoia neanche un momento, anzi ti coinvolge a tal punto che non ti accorgi che si conclude con la prima strofa del primo brano quasi a chiudere il cerchio.
Rimane fuori dal disco Frances the mute nonostante i testi siano contenuti all’interno del cd.
Un capolavoro che non ha bisogno di troppi commenti ma solo di un buon ascolto.

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